Parcheggio bus di piazzale Rosselli, Arnone risponde all'ing. Rizzo: "pronto al confronto in tv"

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Risponde per le rime il consigliere comunale di Agrigento del PD, Giuseppe Arnone, alle dichiarazioni dell'ingegnere Rizzo, progettista del parcheggio dei bus di piazzale Rosselli. "Nessuna intenzione da parte mia di denigrare un professionista" dichiara l'esponente del PD, "con il suo progetto di piazzale Rosselli, l’ing. Rizzo provvede da sé (ad autodenigrarsi)".
"Contribuisce poi al buon umore della cittadinanza la teoria di Rizzo del “complotto”, che avrebbe per protagonisti principali “Striscia la notizia” di Canale 5, il vicesindaco Muglia e soprattutto autisti bus e utenti scontenti. Nonché ovviamente, il bassotto di Simona Petyx.
Tutte le scelte progettuali, a partire dal dimensionamento degli stalli, delle penisole salvagente, della previsione di manovre in retromarcia e della evidente pericolosità e inidoneità dell’opera, necessitano di urgenti e definitivi correttivi.

Ovviamente accetto la sfida dell’ing. Rizzo per un dibattito sul mio e sul suo ruolo ad Agrigento, ovvero sui temi che lui più gradisce, che siano comunque di pubblico interesse. Suggerirei il depuratore del Villaggio Peruzzo, i pennelli a mare, il piano del Centro Storico, il palazzo Edilfin, il parcheggio di piazzale Rosselli, ecc. ecc.. E sin d’ora propongo l’autorevole trasmissione “Opinioni” o l’altrettanto importante trasmissione “Tema” quali sedi ove organizzare il confronto. Altrettanto indicate mi appaiono le trasmissioni del direttore di TVA, Arturo Cantella o quelle di TR98 di Nicolò Giangreco.

Entrando immediatamente nel merito di piazzale Rosselli, si rileva, preliminarmente, che l’ingegnere progettista e direttore dei lavori è l’unico responsabile di alcune scelte che, in tutta evidenza, creano enormi problemi di fruizione dell’autostazione.
E’ proprio in capo a detto progettista – che sta pure dirigendo i lavori progettati e da ogni parte contestati –  che competevano e competono tutte le variabili progettuali che rendono evidentemente inidonea alla corretta fruizione l’importante infrastruttura.

Non vi è altro responsabile, se non il progettista di elementi progettuali quali la larghezza degli stalli, l’angolatura degli stessi rispetto al senso di marcia, gli spazi di manovra, il dimensionamento delle penisole salvagente e dei marciapiedi, il senso di marcia, la previsione delle pericolose manovre in retromarcia e la ulteriore diffusa pericolosità per l’utenza pedonale, che si ritrova costantemente in potenziale conflitto con gli automezzi in manovra.

Non vi è alcun intento di denigrare l’operato professionale dell’ing. Rizzo. Vi è semplicemente una constatazione, a cura degli addetti ai lavori, dei tecnici e dei semplici fruitori dell’autostazione, circa la complessiva inutilità e pericolosità delle opere fin qui realizzate. Possiamo dire, senza alcun timore di smentita, che con detta esecuzione l’ing. Rizzo provvede da sé ad autodenigrarsi. E bene fanno gli operatori dell’informazione e in ultimo la trasmissione nazionale “Striscia la notizia” a far rilevare le enormi carenze esecutive dell’opera.
Non può parlarsi di “congiura” contro l’ing. Rizzo quando diversi automezzi hanno subito dei significativi danni proprio per l’impossibilità di compiere agevoli manovre per inserirsi negli stalli. Stalli, per inciso, il cui complesso larghezza – lunghezza – angolatura (elementi questi tutti di natura tecnico – progettuale) si rivela assolutamente inidoneo a consentire agevole manovra dai pur esperti conduttori dei mezzi pubblici più lunghi.

Ma vi è di più. La gestione complessiva dell’appalto, l’abnorme, ingiustificabile e scandalosa dilatazione dei tempi contrattuali, ha fatto sì che la città di Agrigento fosse privata, per anni, dell’autostazione. E non per poi avere una meravigliosa e moderna autostazione, ma per avere un’infrastruttura ben peggiore della precedente, più caotica, molto più pericolosa.
Fortunatamente, oggi, gli agrigentini hanno rialzato la testa e condannano senza riserve questo perverso modo di gestire i pubblici appalti in danno della collettività, condannano senza appello queste oggettive e inaccettabili carenze progettuali ed esecutive. Carenze rilevabili non solo dai tecnici, ma anche da tutti i semplici fruitori di piazzale Rosselli.
Benissimo fa il vicesindaco di Agrigento, prof. Massimo Muglia a cui indirizziamo il nostro incondizionato sostegno, ad annunciare tutte le possibili azioni di rivalsa volte al recupero delle centinaia di migliaia di euro mal spese, ma anche a tutela dell’immagine della città.

Per quanto riguarda le tardive e insufficienti autodifese dell’ing. Rizzo, nonché la sua lamentela circa l’asserito “mancato contraddittorio”, ci si permette di far notare al noto professionista che le sue colte parole o le sue relazioni non soltanto non rendono accessibile e funzionale l’autostazione, ma a tratti suscitano sgomento. Proprio nella medesima giornata in cui i mezzi di informazione pubblicavano la lunga autodifesa di Rizzo, giunge notizia che un altro autobus, l’ennesimo, urtava contro i dissuasori metallici, danneggiandosi. Danni dovuti non certo all’imperizia dei nostri autisti, ma alla oggettiva insufficienza degli spazi di manovra.
Ciò che ancora una volta si tende a rimarcare è la eccessiva pericolosità per gli utenti nella fruizione dell’autostazione. Ed è proprio nella nota dell’ing. Rizzo che vengono rilevati ulteriori elementi di preoccupazione: se agli utenti, proprio a causa del rilevante numero di manovre in retromarcia dei vari bus, è inibito l’attraversamento del piazzale, ci si rende conto dell’insufficienza dimensionale delle penisole salvagente e del marciapiede? L’ing. Rizzo (o chi per lui) ha visitato l’autostazione in corrispondenza delle ore di punta dei giorni feriali o la domenica quando gli universitari partono per Palermo e Catania? I marciapiedi, dunque (e non solo gli stalli), sono, in tutta evidenza, mal dimensionati per l’utenza. I pedoni, gli utenti o gli accompagnatori, infatti, non possono far altro che attraversare il piazzale, a proprio rischio e pericolo. E ciò vista l’elevatissima incidenza delle manovre in retromarcia, a cui sono obbligati, nella ripartenza, tutti i bus che accedono a stalli così mal disposti e dimensionati.

Ma vi è ancora di più. Ci sono state segnalate (e non poteva essere altrimenti) le brusche manovre di frenatura, seppur a bassa velocità, a cui sono sottoposti i mezzi pubblici che pervengono nel piazzale in corrispondenza delle (frequentissime) manovre in retromarcia degli altri bus in partenza. Ciò da luogo, inevitabilmente, a perdite di equilibrio degli utenti dei mezzi, proprio nei momenti in cui gli stessi si accingono a scendere dai bus. E tale ineliminabile “conflitto” tra i mezzi in entrata e i mezzi in uscita (in retromarcia), che pure può dar luogo a gravi sinistri stradali, è pure esclusivo frutto dell’indifendibile progettista.
Tutte le considerazioni sopra esposte avrebbero necessitato, in fase di progettazione e di esecuzione dell’opera, di maggiori attenzioni da parte del progettista. A nulla possono valere, di fronte all’evidenza dei fatti, le tardive, stentate e contraddittorie autodifese dell’ing. Rizzo. I fatti parlano da sé. E Agrigento, nel 2010, non è più disposta a tollerarli.

Nel ribadire tutto la grande preoccupazione per il futuro di quest’opera, si invita il progettista e l’amministrazione comunale a porre urgentemente rimedio, con tutti i mezzi che legge consente (e impone), al fine di tutelare la collettività dall’enorme danno nascente da un’autostazione oggettivamente inidonea alla funzione a cui la stessa è deputata per la molteplicità di ragioni sopra esposte, tutte di natura tecnica e progettuale.
Si ribadisce il sostegno incondizionato al vice sindaco Muglia che, a nome dell’amministrazione comunale, ha preannunciato incisive azioni giudiziarie volte al risarcimento dei danni nascenti da opere mal progettate e mal costruite.

E infine, per quanto riguarda l’accostamento tra le opere di piazzale Rosselli e quelle del grande depuratore illegale del villaggio Peruzzo, non possiamo far a meno di constatare allarmanti analogie: dal dispendio di enormi risorse pubbliche, alla privazione di un’importante infrastruttura alla città, al ruolo di progettista e direttore dei lavori, profumatamente pagato dai cittadini ma rivestito nel modo peggiore per la collettività. Addirittura, nel depuratore, commettendo singolari errori (secondo la versione fornita dal progettista) nell’indicare il livello di depurazione o, banalmente, nel misurare la distanza dagli edifici esistenti" conclude Arnone.