In difesa dei cristiani, lavori a Ginevra con l'eurodeputato Iacolino

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L'eurodeputato Iacolino mette in agenda la difesa dei cristiani come priorità nei lavori del Consiglio Diritti Umani dell'ONU che si sta tenendo a Ginevra dal 28 febbraio scorso e fino al 25 marzo. "L'inviolabilità dei diritti umani è l'essenza più intima di ogni società che si nutre di valori democratici" dice Iacolino. "La tutela dei cristiani é un valore irrinunciabile delle società democratiche pesantemente violate da inaudite violenze perpetrate in alcuni paesi dell'Africa e dell'Asia. Il Consiglio dei Diritti Umani dovrà inserire come prioritario il tema della libertà religiosa e di quella cristiana in particolare, sulla quale sin qui vi é stato un silenzio inquietante" ha affermato  Iacolino durante il dibattito in Aula sulla 16° riunione del Consiglio dei Diritti umani dell’ONU che si sta tenendo a Ginevra.

L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, interrogata dall'On. Iacolino sui recenti episodi di cristianofobia, ha confermato "l'importanza della libertà di culto, qualunque esso sia, e della ferma denuncia di casi di persecuzione religiosa" nel corso del medesimo dibattito tenutosi in Aula a Strasburgo.

"Confido che il dialogo interreligioso possa essere concretamente valorizzato a Ginevra, anche come strumento di pacificazione delle tensioni che lacerano oggi il Nord Africa e le altri regioni che si affacciano sul Mediterraneo" ha concluso l'On. Iacolino.

L'allarme fu lanciato dal Vaticano e proprio dall’Onu a seguito dei crescenti attentati contro i cristiani in diverse zone del mondo.

La strategia del terrore, che si nutre del fanatismo islamico e antioccidentale, sta spingendo molti cristiani in Iraq a scegliere la strada dell’emigrazione com’è già successo nei Territori palestinesi, in Egitto e in Siria. Un fenomeno iniziato dopo la prima guerra del Golfo, proseguito negli anni novanta e cresciuto enormemente dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. Cristiani nel mirino dei fondamentalisti persino nei giorni del maremoto che ha sconvolto il Sud-Est asiatico.

Nelle zone più colpite della Thailandia e nella provincia indonesiana  di Aceh alcuni missionari sono stati accusati di voler convertire al cristianesimo, approfittando della tragedia, popolazioni allo stremo, in particolare i bambini musulmani resi orfani dall’onda anomala. Un sito internet in lingua araba, vicino ad al-Qaeda, ha incolpato i missionari “di offrire con una mano cibo e medicinali e con l’altra il crocefisso”. I cristiani, dunque, sono ancora una volta bersaglio in diverse zone del pianeta. Il termine " cristianofobia" è stato coniato in analogia a islamofobia e che sta a indicare una paura irrazionale (fobia) dei cristiani, che può portare ad atti di violenza e di intolleranza nei loro confronti.

Il neologismo è comparso in un documento dell’Onu, che denuncia  “con profonda preoccupazione il generale aumento di casi di intolleranza e violenza, diretti contro membri di molte comunità religiose  in varie parti del mondo, compresi casi motivati di islamofobia, antisemitismo e cristianofobia”.

Lo stesso concetto è stato ripreso lo scorso novembre in una nuova risoluzione delle Nazioni Unite. L’allarme dell’Onu è stato rilanciato ai primi di dicembre dal “ministro degli esteri” della Santa Sede, l’arcivescovo Giovanni Lajolo. “La guerra al terrorismo, benché necessaria”,  ha affermato, “ha avuto tra i suoi effetti collaterali la crescita della cristianofobia in vaste zone del mondo dove, erroneamente, la civiltà occidentale o alcune strategie politiche dei paesi occidentali vengono considerate come determinate dal cristianesimo, o per lo meno non disgiunte da esso”.