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Catania-Akragas vista dal tifoso Paolini

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Non saprei per quale ragione ma questa partita mi ha fatto pensare alle parole-chiave della trasmissione 90 ° minuto dello scorso anno. All'interno di una sfera, tante parole e l'ospite della puntata doveva sceglierne una. Le parole della partita di domenica potevano essere "Lo Monaco", "Rigoli", "Di Grazia", "Zanini", "94 ° minuto", "il 94° minuto di Zanini".

Una la scarto ed è il primo cognome. Fa tutto con una rudezza imprenditoriale che non mi (e non ci) appartiene. Tutti non fanno che dire che alla prossima partita, se va male, Rigoli sarà fatto fuori senza troppi complimenti e saluti. Noi, per fare fuori Legrottaglie, ci abbiamo pensato tre mesi. Preferisco i Nostri e me li tengo stretti, per tutta la vita. Il secondo lo ricordo invece sempre con molto affetto ed anche quelli con cui domenica sera ho visto la partita non gli hanno rivolto alcuna parola di disappunto. Solo una notazione, che domenica sera Pino Rigoli non ha messo il suo vestito nuovo ma è ritornato in campo come un professore di educazione fisica.

Se devo aggiungere ancora su Pino Rigoli, su quella panchina mi sembra un perfetto estraneo e con il popolo catanese deve ancora cominciare a dialogare, se mai lo farà. Da bravi ragazzi quali siamo gli auguriamo ancora tanta fortuna con il suo Catania, ma a quasi 20 punti dal Foggia e 18 dal Lecce l'appuntamento con la B va rinviato per il prossimo anno. E domenica c'è il Fondi, un altro cliente difficile. Di Grazia invece ci teneva ad incantarci e lo ha fatto. E' ancora più forte dell'anno scorso e questo significa che la presenza di Pino Rigoli a Catania gli ha fatto bene. Domenica ha giocato divinamente ed è stato di gran lunga il migliore in campo. La tecnica ma anche la forza fisica non gli fanno difetto.

A me sembra superiore al foggiano Sarno, ai colleghi Russotto e Piscitella e parlo di giocatori a cui sta già stretta questa serie C. Posso pure capire che anche qui, in Lega Pro, appena qualcuno ci incontra gli facciamo uno strano effetto e proprio contro di Noi fa la partita della vita, come avveniva in Eccellenza e in serie D, ma Di Grazia l'altra sera ci è apparso un giocatore veramente completo e di grande personalità. A Russotto toglie certamente il posto, ma deve migliorare in trasferta, dove la sua giovane età si fa sentire ed è meno lucido. Matteo Zanini è della bassa padana ma gioca da una vita al Sud, tra la Sicilia e la Calabria.

Da una vita non proprio, da quando ha 18 anni, ora ne ha 22, insomma è giovanissimo ma quando parla sembra di avere accumulato una ventennale esperienza di gioco su tutti i campi d'Italia. Da come tira, il Sud gli ha fatto benissimo e quindi possiamo escludere controindicazioni. Sicuro di sé, non guarda in faccia nessuno. Sia che si trovi a Lecce, al cospetto di decine di migliaia di spettatori, sia che si trovi a Catania, dove diluvia da due ore e tutto è contro di Noi, a Lui non gliene frega un bel nulla.

La fascia sinistra è sua e da lì si uccella alla grande. Tra quello di Lecce, tiro europeo, dal basso verso l'alto, teso e veloce all'incrocio dei pali, e quello di Catania, preferisco di gran lunga il tiro di Catania, beffardo ed insolente, artificiosamente lento, ma preciso sull'unico raggio di luce verso l'angolo basso della porta. Pisseri, il celebratissimo portiere del Catania, si è disteso anche di più, ma il pallone è rimasto imprendibile. Dopo che lo ha visto rotolare in rete, si è voltato verso mi suoi compagni per dire, "Ma Zanini lo dovevo marcare io ? Non lo sapete che tira sassate ?". Ma i suoi compagno neanche lo hanno ascoltato, fradici ed inzuppati come erano, ancor di più delusi e affranti, non vedevano l'ora di ritornare negli spogliatoi e dimenticare la partita infame. Dovevano far dimenticare la partita di Matera, ma ora dimenticheranno a fatica questa partita con Noi dell'Akragas. D'ora in poi, quando a Catania penseranno alla partita contro di Noi avranno le doglie allo stomaco.

Lo Monaco aveva ragione, con Noi non è un derby, ma è diventato un problema. Per loro molto serio, tanto serio. Il 90° minuto è stato celebrato da tanti autori. E' un minuto celeberrimo perché decreta la fine della partita di calcio e quindi, per molti, la fine della domenica sportiva, di una giornata in cui si gode della propria passione calcistica. In alcuni casi è anche il termine d'inizio di una settimana difficile, soprattutto dopo una sconfitta indigeribile.

Al minuto 94 non aveva pensato mai nessuno, ma da domenica sera questo minuto appartiene a Matteo Zanini, uno che fino a quando l'arbitro non fischia ci crede sempre. A Zanini vogliamo pur dire che se vuole segnare prima del 94° è libero di farlo anche perchè alcuni di noi gli "anta" li hanno fatti da un pezzo e tutto questo tempo, fino al 94°, ci fa male. Tuttavia, se lui vuole ci attrezziamo con le gocce, basta dirlo. Quest'anno, di gente come Zanini, ne abbiamo bisogno in grande numero. Quasi tutti, tranne quattro o cinque, sono molto giovani ma gli è stata data un'occasione per la loro carriera che non possono perdere. Altrimenti cambiano mestiere.

Quando al 58° è entrato Coppola e su ogni palla c'era sempre lui, allora ho pensato, eccone un altro, dai piedi buoni e che non si arrende mai. O imparano che ogni santa partita è l'ultima prima della retrocessione oppure faranno la stagione più amara della loro carriera e questa loro carriera avrà un arresto ancor più indigesto. Non so come andrà a finire, nè me lo voglio immaginare, diciamo pure che non ci voglio nemmeno pensare, ma questa sperimentazione di una Akragas Calcio fondata sui ragazzi degli anni 1994 e 1996 è troppo appassionante, sebbene molto rischiosa.

Tuttavia, o si faceva così o tutti a casa. Ed invece ci stiamo facendo il secondo anno consecutivo di LegaPro e ci permettiamo, di tanto in tanto, di fare pure la voce grossa, persino a Catania, dove non vogliono metabolizzare che la serie A è molto lontana e che il blasone serve solo ai ricordi. A Pane, il nostro ottimo estremo difensore, acchiappatore di tutte le palle alte che passano dalle sue parti, spetta il compito di guidare in campo, con tutta la sapienza e pazienza di cui è disponibile, questo giovane gruppo di giocatori. A Noi tifosi spetta invece di fare come i padri con i figli, un rimprovero solenne quando questi giovani prenderanno qualche stecca, ma poi spingerli di nuovo a fare meglio. Tutto può succedere, non può essere che sbrogliano e ci danno qualche soddisfazione ? Se ci alziamo dalle sedie domenicali e veniamo allo Stadio più numerosi, può essere che ci divertiamo tutti di più ! Forza Akragas, sempre e comunque !

Paolini
(foto ssakragas.it/Salvatore Pisciotto)

La dama Bianco-Azzurra negli occhi di una tifosa

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Nessuno avrebbe detto che quella di oggi sarebbe stata una partita tanto partecipata e sentita, perché di lunedì alle 14. Eppure, contro ogni aspettativa lo stadio era ugualmente ravvivato dalla frizzante presenza della tifoseria akragantina, con i suoi cori ed i personaggi più caratteristici pronti a suggerire con urla ‘delicate’ ad un novello arbitro donna cosa fare (contenendosi, a motivo di ciò, nelle espressioni più colorite ed avvertendo in questo una certa dolorosa privazione) o ad istruire sapientemente i piccoli tifosi presenti con il pathos ed il grintoso trasporto per ogni azione in campo. A tratti, ci si sente in uno spettacolo teatrale degno di bis.

Chi scrive era allegramente fra questi. Sebbene, infatti, per diversi anni sia stata in altre città d’Italia per motivi di studio e di lavoro, la città del cuore, la poetica Agrigento con le sue incomparabili bellezze storico-artistiche, ha sempre esercitato il suo richiamo, anche con quel suo desiderio costante di riscattarsi e con la sua buona fetta di abitanti determinati a restituirle un significato da troppi dimenticato, quello di una prestigiosa culla culturale in cui il benessere sociale dovrebbe essere una sorta di automatismo.

Cosa c’entra il calcio, mi chiederete. C’entra. Perché pure attraverso le vicende calcistiche dell’Akragas, fin da quando  vivevo in Toscana e poi a Roma, mi sono appassionata ed avvicinata sempre più proprio alla dimensione di quella rivincita sociale che la maltrattata Agrigento da tempo cerca. Ridurre tutto a null’altro che uno sport non potrebbe spiegare minimamente quel che vive un tifoso.

L’Akragas ha per me rappresentato e rappresenta insomma la metafora di una città che sa lottare per la conquista di un posto migliore.

Così, da quando sono ritornata ho potuto assistere attivamente all’attraente sinfonia del Gigante e so che, d’ora in poi, difficilmente saprò farne a meno.

Forse è molto più di una fede calcistica, è un poter dire: “Questa è anche la mia città”. Soddisfatta per una vittoria in cui a segnare sono state le scattanti gambe di Di Piazza (due gol) e Madonia, ma anche tutto il fervore di un allenatore quale Pino Rigoli, che non nasconde l’amore genuino per la sua squadra e per questa città e lo dimostra nella serietà ed umiltà con cui sa entrare in sintonia con ogni giocatore, con i tifosi e con tutto ciò che è Agrigento, a volte meglio di un agrigentino.

Ecco come questa tifosa vede la propria squadra, qualcosa che sa entusiasmare, qualcosa che non ha mai saputo abbandonare e in cui ha sempre creduto, esattamente come la propria città.

Lilly Amato

Paolini: "il ritorno del Gigante Pino Rigoli"

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Non te ne sei mai andato ! Troppo repentino ed errato fu quell'addio, incomprensibile per tutti, sbagliato per tanti. Ritornano solo i Grandi, gli indimenticabili e i vincitori. Ma ritornano anche gli amici, quelli veri, quelli che non dimenticano e Tu non ci hai mai dimenticati. Quando sei venuto con l'Agropoli gli occhi ti luccicavano e Noi ti aspettavamo per applaudirti. Siamo stati per una settimana in ansia in vista della tua uscita dagli spogliatoi e finalmente ci sei riapparso e con Te tutti i nostri ricordi e i volti di quella squadra miracolosa.

In questi ultimi giorni sei stato una voce repressa, l'agonia del non poter dire. Oggi sei solo un <finalmente> <te ne metto mille mi piace> <questa è casa tua> <era ora, bentornato a casa>.
Ma dopo solo mezz'ora i <mi piace> sono già quasi Quattrocento e stasera saranno Mille, ma l'importante è che sei finalmente tornato. In quella panchina che è sempre stata Tua e dove tutti non hanno mai visto nessun altro.
Non so cosa succederà dopo, dico della squadra e del campionato. Sappiamo che sarà difficile, anche con Te, ma almeno, per ora, stiamo per ricucire lo strappo, siamo consapevoli che possiamo di nuovo rallegrarci. Che possiamo riprovarci.
Agrigento con Te è più allegra. Ricorderai che volevano intitolarti una strada, Rue Rigoli, l'avevano chiamata i più sofisticati, ma gli altri non erano da meno. Lo ricordi il coro "Pino Rigoli shalalalalalala" non l'abbiamo fatto più a nessuno. Ed anche una strada, non l'abbiamo voluta dedicare a nessuno, neppure un vicolo cieco, neanche il più sgarrupato cortile del centro storico.
Ci mancavi e basta. Anche la promozione in Lega Pro era Tua e di quella squadra lo avevi sempre detto che era vincente. E Noi ce ne siamo stati sempre zitti mentre godevamo delle nostre trasferte sfrenate e vittoriose.
Ora che sei ritornato hai l'occasione per restare tutto il tempo che vorrai. Ascolta il popolo akragantino e apri le porte dell'Esseneto. Domani ci vediamo allo Stadio e saremo di nuovo tanti. E saremo di nuovo il Gigante !
Con affetto, Paolini.

Il ritorno di Paolini: "Akragas-Torrecuso e la partita fantasma"

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Su un autobus della linea Torrecuso-Benevento-Caserta-Napoli. Ecco come sono partiti quelli della Juniores. Il bagagliaio faceva fatica a contenere le loro sacche ma le mamme diedero una mano e ordinarono velocemente, come solo loro sanno fare, l'unico premio dei loro sforzi sportivi. Fecero il biglietto uno alla volta e l'autista stava per scoppiare a piangere. Era un ultras torrecusano e questo epilogo non lo aveva proprio immaginato. Erano le 6 del mattino e la giornata si preannunciava lunga e faticosa per i giovani torrecusani.

Mentre la Juniores e l'autobus arrancavano sui monti sanniti, nella sede della squadra si era aperto il tavolo della trattativa. CGIL, CISL e UIL e Dirigenza dall'altro lato del tavolo disputavano sugli acconti delle feste pasquali. Uova di cioccolato e colombe al pistacchio oppure giocano sul serio quelli delle superiori. Wade, con i Cobas, era irremovibile, li voleva pure per i figli dei suoi fratelli, sette in tutto. La Cisl e la Uil erano per il dialogo, quelli della CGIL, contaminati dalla Fiom di Landini, erano irremovibili. Uova e colombe entro due ore, diversamente tutta Italia avrebbe visto la disfatta della Asd Torrecuso. Dal canto suo, la Dirigenza era ferma solo sulle uova per i bambini e Pecora se ne stava zitto perché non era proprio il suo momento. Un braciere era già pronto.
Sull'autobus i ragazzi fantasticavano sulla nave crociera "e chi la guida Schettino, madonna mia, e chi lo dice a mia madre ?" Altri, più ottimisti, narravano del viaggio di nozze dei cugini più grandi. Fu l'epopea di hostess bielorusse, inservienti croate e rumene, piscina riscaldata, area massaggi, bar e discoteche. Della partita non gliene fregava più di tanto e neanche della Rai "E chi se ne fotte !" era l'espressione più sentita. Intanto l'autista era scoppiato a piangere. Si era messo addosso la sciarpa rossoblu nel tentativo di risvegliare l'animo sopito dei giovanni sanniti, ma non ci fu verso. Fuori da Caserta, i più grandi incominciarono ad avere sete. Alle otto del mattino incominciarono ad uscire le fiaschette di vodka al limone. Le festività di Pasqua erano incominciate. "E chi se ne fotte" L'autista avrebbe voluto schiantarsi alla prima curva.
Alla sede Rai di Raisport 1 erano incazzati di brutto. "Qua il canone non lo paga più nessuno. Se poi facciamo vedere il Torrecuso degli Juniores ci chiedono pure il rimborso" E avevano pure ragione.  Avrebbero voluto declinare per la partita dell'Accademia ma i tecnici avevano già montato le telecamere e non ne volevano sapere dell'Accademia. Dal quinto piani il Direttore tuonava" La prossima volta vi mando agli allenamenti di hochey a rotelle del Cuneo".

L'autista lasciò i ragazzi in una rada solitaria del Porto di Napoli. Si asciugava ancora le lacrime "Mi raccomando" disse. C'era uno strano bagliore e non si vedeva nulla. Neanche la nave crociera. In lontananza si distingueva solo la sagoma di un cargo con una stella e una mezzaluna "Madonna li turchi" disse il mediano della squadra. A questo punto prese la parola l'accompagnatore Ciro Cirillo "Ragazzi, la nostra nave è quella là in fondo. Sacchi in spalla e sbrighiamoci, sono due chilometri di banchina". Colti dalla estrema delusione, i ragazzi si misero a bestemmiare in sannito, casertano, mugnaiese, battipagliese, cavese, frattese e marcianese. Era una nazionale campana, ma per questa volta dovevano salire sul cargo turco, li avrebbe lasciati a Catania. Le mamme, preoccupate, incominciarono a whattsappare. "E' bella la nave, sì ?" " Mamma, in questo momento non posso rispondere stiamo facendo colazione". Ai settecento cedevano i portieri e tutta la panchina. Il centrocampo incoraggiava la squadra a proseguire per dimostrare la fierezza del Sannio. " E chi se ne fotte" dissero gli attaccanti prelevati dall'Agropoli.

Quando il Comandante turco finalmente li vide incominciò a gridare "Facimme ampresso o vi lassu cà" I motori erano già accesi da un pezzo e stava consumando diesel inutilmente, l'armatore l'avrebbe fatto pagare a lui e non ne aveva voglia. Lui era un turco napoletano e di quelli della Provincia non gliene fregava nulla, Lui era in serie A e della serie D, Girone I, non gliene fotteva niente. Allora i ragazzi, spaventati di rimanere sulla banchina, si misero a correre e salirono sul cargo, ma sulla scaletta salivano uno per volta, era di legno.

A Torrecuso la CGIL abbandonava il tavolo delle trattative e stava per scendere in piazza per gridare a tutti che la Società non assicurava neanche le uova di Pasqua per i figli dei giocatori. Quelli della Uil e della Cisl si sarebbero accontentati anche degli ovetti Kinder e dei panettoni dello scorso Natale, ma non bastavano per tutti. A Torrecuso c'è solo un supermercato e le rimanenze di Natale erano andate esaurite per il bel pareggio con il Comprensorio Montalto. Mentre la discussione si faceva ancora più cruenta, un Dirigente ebbe una felicissima idea "Vanno bene le crostatine che prepara mia madre ?"  A questo punto Wade prese le prime quattro sedie che vennero di mano e incominciò a ruotarle per la stanza e Capitan Galizia disse " Ha ragione da vendere a me le crostatine non piacciono e mia madre le fa meglio".

Sul cargo si sniffava ancora l'odore acre dell'olio che avevano importato dalla Turchia. I ragazzi avevano le facce spente come le olive. Altro che hostess slave, mozzi tristi e incarogniti, invidiosi dei volti puliti e adolescenziali degli juniores.

Allora il loro Capitano, il più autorevole di tutti, tale Raffaele Esposito, promettente mezz'ala proveniente dal Mergellina n'coppa Napule' arringò i suoi compagni "  'Uaglio cà nisciunu è fesso. A patria nun la duvemo sarvà noje, a patria di 3000 abitanti ca nisciunu conosce. Jamuccenne tutti a casa e Buona Pasqua a tutti. Chiediamo scusa a tutti i tifosi siciliani dell'Akragassi ma noi non ce la sentiamo di venire" I ragazzi non se lo fecero dire due volte, il cargo turco era troppo anche per loro. Scesero uno alla volta, porgendo la mano al Comandante della nave che comunque li aveva accolti. Rimasero sulla banchina in attesa che la nave partisse e nell'attesa incominciarono a mangiare i panini. La nave salpò mestamente a mezzogiorno, mentre si scolavano l'ultima bottiglia d'acqua. Da bordo qualcuno lanciò un pallone, era il Comandante che finalmente sorridente li salutava a larghe bracciate. Fecero due squadre equilibrate e si misero a giocare sull'ampia banchina del Porto, sperando che il pallone finisse ogni tanto in acqua per fare il bagno. Telefonò l'autista " Alle 18.00 vi vengo a prendere. Bravi".

Nel frattempo, nelle stanze dirigenziali si faceva il lancio della sedia. A vedersela brutta fu quello del supermercato che, appena arrivato con gli ovetti scaduti e le merendine dell'ospedale, si beccò un bracciolo intero in bocca. La scena era terrificante, del Torrecuso restava illeso solo Astarita "Ci vediamo in Tribunale" arringhiò Galizia e tutti lo seguirono, incerottati. "Neanche gli ovetti ?" chiese un terzino che si teneva la testa. Wade lo guardò nero ed imbronciato, ma soprattutto sanguinolento, e allora il terzino intuì che sarebbe stata una Pasqua tutta amara.

"Si vede tutto lo Stadio ?" "Si" risposero da Roma "E' bellissimo, c'è il Sole,fa un gran caldo e per Pasqua ad Agrigento ritorno con la mia famiglia. E' bellissima Agrigento".

* * *

Dedico questo scritto a tutti quei tifosi dell'Akragas Calcio che per vedere questa partita hanno patito una serie innumerevole di disagi e, in particolare :
hanno anticipato la loro partenza dalla lontana sede di lavoro;
hanno posticipato la partenza per rimanere ad Agrigento e raggiungeranno solo dopodomani i loro cari lontani;
hanno faticosamente chiesto un permesso al loro datore di lavoro;
hanno consumato un giorno di ferie;
hanno cercato qualcuno per acquistare il biglietto;
erano consapevoli di non poter vedere la partita per tanti motivi e se ne sono stati imbronciati per tutta la settimana.
lo dedico ai bravi giovani giocatori dell'Orlandina Calcio che da stasera hanno incassato ben 111 goals ma non hanno mai mancato un appuntamento al solito 7 a 0;
E per forza di cose come non dedicarlo alle migliaia di tifosi che hanno inondato il Tempio dell'Esseneto, pur sapendo che questa partita non si sarebbe giocata, ma che sono venuti per l'appuntamento con la Storia e per far vedere all'Italia che cosa siamo diventati !
Al Presidente del Torrecuso vorrei dire che almeno un paio di scuse ci stanno.
Buona Pasqua, tutti a Capo d'Orlando ! Forza Akragas, sempre e comunque !
Paolini .

Marcianise-Akragas (e le cronache di Maurizio Capraro) secondo il tifoso Paolini

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Sono partito alla volta di Marcianise nella tarda serata di sabato. La gente, elegante e desiderosa di shopping, si affrettava a comprare gli ultimi regali mentre io me ne stavo con il mio giubbotto Lancia Team rosso in macchina ad aspettare il mio compagno di viaggio.

Nel pomeriggio avevo fatto il pieno e controllato le gomme. Ho aggiunto un pò d'olio ( i Turbo soffrono, si sa) e il liquido per i lunotti. Sono pronto. L'aspettavo di fronte all'entrata della Curva Sud, mi sembrava doveroso, ma anche incoraggiante. da lì parti sparato in quinta, convinto del compito che ti attende, essere la Voce del Popolo Akragantino. Ma non io, Lui.

Lo vidi arrivare dal lunotto posteriore, aveva già le cuffie alle orecchie, la sciarpa biancazzurra al collo e le mentine in gola. Era Maurizio, il radiocronista freelance, Gigante allo stato puro, lo Stradario vivente del Mezzogiorno d'Italia.

In settimana mi aveva chiamato. RadioAlberoMaestro di Licata (AG) mi ha affidato l'incarico di trasmettere da Marcianise, vieni con me, mi disse. Non ci ho pensato due volte e siamo partiti, sgommando, alla volta della Campania.
Ci siamo fermati in numerosi Autogrill dell'Autostrada del Sole. Lo conoscevano tutti. Grandi pacche sulle spalle, complimenti all'Akragas Calcio per il suo primato, l'acquisto di Tiscione. In mille chilometri sapevano tutto dell'AkragasCalcio e di Noi, del popolo Akragantino e delle nostre speranze di approdare finalmente in Lega Pro.
Fanno tutti il tifo per Noi. Delle squadre campane non ne vogliono più sapere nulla. Ad ogni complimento per la sua Akragas, Maurizio gongolava, come se l'Akragas fosse Lui ed io, che ero con Lui, mi prendevo i complimenti di seconda mano. Una botta di vita !
L'auto andava fortissima e le curve neanche le vedevo. Ogni tanto telefonava o whattasappava qualcuno. Dove siete arrivati, chiedevano, non ti addormentare, si preoccupava qualche d'un altro.
E mentre io scalavo le marce per superare in velocità i mostruosi Tir che mi si proiettavano davanti, Maurizio, come un tenore nel suo stanzino nella anticamera del Teatro, provava le sue celebri frasi che lo hanno reso famoso e che io non oso ripetere, non essendone degno. Era un piacere ascoltarlo, ma nel frattempo mi premuravo di non fargli prendere fresco e di mantenere una temperatura ambiente adeguata. Mi ero pure portato una cassetta da pronto soccorso.
Non si sa mai, una febbre improvvisa, un mal di gola, un inciampo di stomaco. Ho pure il thermos con il thè e il caffè, i panini, due giubbotti a vento per eventuali fermate sulla Sila. Lui ha due cellulari satellitari, due paia di cuffie e un microfono professionale. Sembra che stiamo cercando il corpo di Gheddafi o uno dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. Ma il tempo è buono e si annuncia l'anticiclone di Natale, la novità di quest'anno, l'anticiclone a Natale. Meglio così si va avanti a tutta birra.
Maurizio entra nel sito della ProgrediturMarcianise ( "che avanzi il Marcianise"). Hanno convocato cinque giocatori del 1996, quattro del 1995 e quattro del 1994, più sette anziani e fanno venti. A Noi sembra Regreditur piuttosto che Progreditur, praticamente sono senza panchina, o meglio, in panchina siedono solo juniores. Alzate bandiera bianca e dateci subito questi tre punti che a Noi servono come il pane.
Alla vista di questa Scuola Materna "Progreditur" Circolo Didattico di Marcianise, a Maurizio brillano gli occhi. Sogna già le reti Meloni, su passaggio di Arena Nicola e Filippo Tiscione. Vede le sberla da 40 metri di Longoni, Trofo che ingoia la riluttante erbetta del centrocampo, Baiocco che guarda irriverente e minaccioso il direttore di gara, Dentice che sguscia sulla fascia di sinistra, Vindigni che spacca la palla di testa, Lo Monaco che rilancia la palla finalmente di piede oltre il centro del campo.
E' quasi giorno, superiamo Napoli e il suo traffico convulso. Maurizio conosce vita, morte, miracoli e cazzate varie di tutti i 1996 del Marcianise, i titoli di studio di quelli del 1994 e gli abbandoni scolastici di quelli del 1995.
Telefonano quelli di RadioAlberoMaestro. Vogliono sapere come stiamo e come è trascorsa la notte. Si informano per le trasferte di Gioia Tauro e Montalto Uffugo. Figurati, arrivo fino a Caserta, che effetto mi può fare la Calabria. Tre ore a tavoletta. Per le trasferte del 2015 mi prenoto pure io.
"Buon pomeriggio, tifosi akragantini, è Maurizio che vi parla dallo Stadio Progreditur di Marcianise sulle onde di RadioAlberoMaestro. Permettetemi di ringraziare i nostri sponsors e di citarli tutti, uno per uno, perchè ci hanno consentito di essere qui e di raccontare questa partita per Voi...
Meloniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Goal di Meloniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
Sempre Vostro, Paolini.
(foto agrigentosette.it)

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