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Frana del 19 luglio 1966. Ecco uno stralcio della relazione Mignosi

"Ma sul regolamento edilizio di Agrigento pende costantemente la spada di Damocle dell’impugnativa e dell’annullamento. Forse, fino a quando esso verrà interpretato nel senso più favorevole alla speculazione delle imprese di costruzione, la spada non si abbatterà sul suo capo. I motivi di illegittimità, che viziano l’approvazione del regolamento edilizio di Agrigento, costituiscono infatti una possibile arma di continuo ricatto nei confronti dell’amministrazione, che, nelle controversie eventuali con i privati costruttori, potrebbe essere costretta a transigere comunque, pur di evitare il rischio di spingere i propri rapporti contenziosi con i proprietari e i costruttori fino ai limiti delle eccezioni di illegittimità di tutta la normativa regolamentare edilizia, di cui potrebbe essere privata da un momento all’altro per effetto di un possibile formale riconoscimento delle irregolarità seguite nel processo di formazione del regolamento edilizio. Riguardo poi alle conseguenze della inefficacia del piano di fabbricazione e della tipizzazione edilizia prevista dall’articolo 85, nonché alla inefficacia della determinazione della zona di espansione di Villaseta, nonché riguardo all’incertezza delle delimitazioni cartografiche delle varie zone edilizie, potrebbero citarsi numerosi esempi dei gravi effetti prodotti da un siffatto stato di cose. Qualora potesse dimostrarsi la sussistenza di elementi di volontarietà e di predeterminazione nella formazione di tali organi – che e quasi programmatiche premesse di una necessitata attività amministrativa antigiuridica, e qualora in tale attività potessero ravvisarsi violazioni di legge penale, sarebbe conseguente la configurazione di un ampio disegno meticolosamente predisposto fino al limite della possibile integrazione del reato di associazione per delinquere”.