L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Monday, Oct 21st

Ultimo aggiornamento:02:38:35 PM GMT

Tu sei qui: APPROFONDIMENTI DOSSIER Ecco chi ha messo le mani sulla città

Ecco chi ha messo le mani sulla città

E' stato inoltrato, lo scorso 20 novembre, presso la Procura della Repubblica di Agrigento, un corposo esposto-denuncia firmato dal  comitato di quartiere di Maddalusa.

Ha per oggetto i comportamenti della pubblica amministrazione in danno ai possessori di immobili ricadenti nella “zona A”; l’esposto è stato firmato da oltre mille abitanti domiciliati nelle contrade Maddalusa, Centonze, Poggio Muscello, San Calogero bianco, viale Emporium, san Leonardo, Cugno Vela e parco Oliva tutte ricadenti in quella porzione di territorio dove vige l’ inedificabilità assoluta imposta dal decreto Gui-Mancini; quest’ultimo esposto è corredato di atti ed elaborati tecnici probanti, nei quali, sono rappresentati gli abusi commessi da funzionari in servizio presso vari enti.

E’ il secondo dopo quello consegnato in Procura dal sindacalista agrigentino Franco Samaritano; con l’ultima denuncia si vuole fare emergere una verità rimasta occultata per oltre quaranta anni per volontà di una lobby affaristico-politico-giudiziaria agrigentina. Uno dei firmatari è Michele Mallia.

E’ un proprietario di un immobile “abusivo” e, attraverso le leggi, i passaggi normativi e una scrupolosa documentazione, cerca di evidenziare gli errori commessi, da parte degli organi periferici dello Stato, nei confronti di semplici cittadini. Secondo l’esponente del comitato di quartiere di Maddalusa “la zona archeologica non coincide affatto con tutta la “zona A” ma si trova puntualmente delimitata all’interno di essa.

Da ciò ne deriva, che gli espropri già eseguiti, dovevano interessare soltanto questa zona e non già le aree fuori di essa”. Che significa che non si doveva procedere agli espropri? “L’unica Valle dei Templi, afferma Michele Mallia, è quella delimitata in maniera puntuale del decreto ministeriale del 12 giugno 1957 e gli unici vincoli archeologici, panoramici e paesaggistici, i cosiddetti vincoli d’insieme, che gravano sul territorio comunale, a tutt’oggi vigenti, sono quelli sanciti dal citato decreto. Detti vincoli, come emerge dagli atti parlamentari, sono stati violati soprattutto da illustri personalità a capo di varie Istituzioni agrigentine del tempo.

Basta leggere gli interventi rappresentati dai parlamentari presso la Camera dei Deputati nel 1966 per rendersi conto; basta leggere attentamente l’inchiesta Martuscelli o gli atti dell’inchiesta Mignosi”. Significa quindi che il clima cittadino di quegli anni ha elaborato il “marchingegno” costituito dal decreto Gui-Mancini? “ E’ proprio così perché il citato decreto ha stralciato quella porzione di territorio della Valle dei Templi ove insistono la maggior parte di abitazioni di questi “furbetti” e quindi permise a molti di loro di uscire indenni dall’accusa del reato penale per abusivismo edilizio accertato e denunciato dalle commissioni Mignosi e Martuscelli.

La zona in questione riguardava la via Giovanni XXIII, la via san Vito, la piazza Diodoro Siculo, il viale della Vittoria, la via Duse, la via Empedocle, la via Esseneto e la via Crispi”. Ma sono le vie più importanti della città….”C’è di più. Il decreto Gui-Mancini è un atto incostituzionale e quindi illegittimo perché emanato extra ordinem il 16 maggio 1968, tre giorni prima delle elezioni politiche del 19 maggio 1968 a Camere sciolte e in aperto contrasto con l’articolo 27, comma 2 della Costituzione.

Ad Agrigento, la Costituzione della Repubblica Italiana, è stata oltraggiata, si dirà come è perché nelle sedi opportune. Noi del comitato stiamo anche valutando l’opportunità di chiedere udienza al Presidente della Repubblica nella qualità di supremo garante della stessa Carta costituzionale. Lo Stato deve trovare il coraggio di rimettere in discussione quello che hanno stabilito le varie inchieste, Di Paola, Barbagallo, Di Cara, Mignosi e Martuscelli le quali hanno accertato e individuato i responsabili del sacco edilizio e del dissesto urbanistico di Agrigento i quali, con sentenza del febbraio 1974 “pilotata politicamente” furono assolti.

Se possibile chiederemo anche la revisione di detto processo. La Procura della Repubblica, inoltre ha il sacrosanto dovere di stanare i mandanti e gli autori del colossale mistero-imbroglio costituito dal decreto Gui-Mancini: i nomi sono citati nell’esposto denuncia in questione e alcuni dei quali ancora oggi sono in auge, abitano e hanno proprietà dentro la valle dei Templi.

Se ciò non dovesse accadere, con molta certezza adiremo alla Commissione Europea dei Diritti Umani di Strasburgo e con l’enorme carteggio di cui siamo in possesso schiacceremo qualsiasi tentativo di difesa di questo atto falso che ha guastato per oltre quaranta anni la serenità di centinaia di famiglie e tenuto a capestro lo sviluppo socio-economico di questa comunità arrecando un inestimabile danno erariale allo Stato italiano”.

Siete disposti a tutto pur di far emergere una verità storica.. “Il decreto ministeriale Gui-Mancini, continua Mallia, si prefiggeva l’obiettivo di stralciare una porzione di Valle dei templi definita dal decreto ministeriale 12 giugno 1957 nella quale fu accertata, durante le varie ispezioni d’inchiesta condotte negli ani 60 dai vari Mignosi, Di Cara, Di Paola, Barbagallo e Martuscelli, la violazione dei vincoli archeologici, panoramici e paesaggistici, con la realizzazione di costruzioni, eseguite illegalmente da illustri personaggi. Detto stralcio aveva lo scopo di provocare la caduta del reato penale per abusivismo edilizio in quell’area.

L’obiettivo in questione, con l’articolo 157 comma 1 , lettere b e c del decreto legislativo numero 42 del 2004, il cosiddetto codice dei beni culturali e del paesaggio, non è stato raggiunto perché questa porzione di territorio ancora oggi è la Valle dei templi. Ne discende che l’escamotage prefissato dal decreto Gui – Mancini non ha funzionato. Pertanto le costruzioni realizzate in quell’area, a tutt’oggi, sono illegali e abusive”.