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A Menfi si combatte la privatizzazione dell'acqua

Se in provincia di Agrigento la politica non è stata in grado di condurre una seria lotta contro la privatizzazione dell’acqua, a Menfi piccolo centro di tredicimila abitanti, l’arciprete don Saverio Catanzaro ha lanciato la “sfida” alle multinazionali. Ha “armato” un esercito di oltre duemila cittadini con pistole ad acqua, forse benedetta, impedendo l’insediamento del commissario straordinario nominato dalla Regione; al fianco dell’arciprete pure una ventina di sindaci della zona del Belìce che si sono rifiutati di consegnare gli impianti idrici alla società “Girgenti acque” che, nell’agrigentino, si è aggiudicata l’appalto del servizio. E’ disposto a tutto don Saverio.”L’acqua è un bene pubblico e non privato e non permetteremo a nessuno di appropriarsi ciò che è di tutti. La decisione di privatizzare è presa contro la volontà dei cittadini e rappresenta la morte della libertà, della democrazia e dell’autodeterminazione per la giustizia”.
L’acqua è un bene pubblico e l’interesse su tale risorsa naturale non poteva che far muovere la grande finanza specie nella provincia più assetata d’Italia dove l’economia è compromessa da mali strutturali: impianti obsoleti, invasi abbandonati con le infrastrutture ancora da completare, condutture fatiscenti e quasi tutte da rifare. L’acqua è un affare di dimensioni paurose. Sono in palio 5.8 miliardi di euro da amministrare in trenta anni.
Don Saverio con la sua “pistola” colorata è pronto a puntarla contro la classe politica insensibile alle legittime richieste dei cittadini “abbiamo detto di no – continua il prete “pistolero”-  ancora prima che si firmasse il contratto. A Menfi, la rete idrica e fognaria è stata realizzata nel 1899 grazie al sindaco Santi Bivona. Lui era un medico ed ha intuito che l’acqua dei pozzi provocava delle epidemie.
Ha convinto l’Amministrazione comunale di quel tempo a contrarre un mutuo che, negli anni sessanta, è stato estinto. Menfi è stato uno dei primi paesi della provincia di Agrigento a realizzare autonomamente una rete cittadina per l’approvvigionamento idrico e per l’irrigazione. Attualmente il Comune, e dunque i cittadini, paga un mutuo per tutti i pozzi necessari per prelevare l’acqua da erogare alla comunità: “questi pozzi sono nostri! Le multinazionali vogliono avere tutto questo in “regalo” e gestire l’acqua che è di tutti. L’acqua è un bene primario, è un bene per l’esistenza, per la vita e sulla vita nessuno deve mettere le mani. Noi sappiamo che qualunque società privata mira al profitto: sei i ceti meno abbienti non potranno pagare il canone idrico saranno penalizzati. Faccio l’esempio di quelli che non possono pagare la bolletta della luce e nel nostro paese c’è ne sono tanti: dopo la perdurante morosità la società è costretta alla sospensione del servizio”. Con l’acqua come la mettiamo? “Questo noi non lo possiamo permettere. Non ci fermeremo, non è una buffonata la protesta in atto. Tutti sono stati coinvolti: i bambini, gli anziani, la classe politica locale, le associazioni, il comitato cittadino “Menfi viva” che spontaneamente è stato costituito. Siamo decisi e la “pistola” ha un significato: non cederemo a nessuno. E’ una pistola ad acqua naturalmente che indica una volontà e cioè l’acqua è nostra e la vogliamo gestire noi”.
Cento comuni della Sicilia, di cui ventisette nella sola provincia di Agrigento, hanno espresso, in diversi modi, il dissenso agli Ambiti Territoriali Ottimali. Vorrebbero dissociarsi  o quanto meno essere liberi di decidere di farne parte; in Sicilia ne sono stati creati nove; la regione è stata divisa, come una gigantesca torta, in tante porzioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta “Caltacqua” che fa capo alla multinazionale spagnola Aqualia. A Palermo e provincia ha vinto il cartello “Acque potabili siciliane” di cui è capofila la società “Acque potabili spa” controllata dal gruppo Smat di Torino; ad Enna l’appalto è stato aggiudicato da “Acqua Enna spa “ che comprende le società Enìa, GGR, Sicilia Ambiente e Smeco. A Siracusa vige una gestione mista della Sogeas. Ad Agrigento come detto la “Girgenti Acque” mentre negli altri ATO le gare sono sospese.
Tratto dalla rivista l'Altra Agrigento di novembre 2009