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Errori e gravi inadempienze: ecco tutte le verità su Girgenti Acque

Sul confronto tra Comune di Agrigento e “Girgenti Acque” sulle bollette pazze dell'acqua recapitate ai cittadini, il consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Arnone, ha affermato che: “la privatizzazione della gestione del servizio idrico è stata ed è una scelta dei governi di Centrodestra, a Palermo ed a Roma”. Non è cosi.

La privatizzazione dell’acqua è “imposta” dalla Legge Galli che prevede una generale riorganizzazione dei servizi idrici. La legge Galli è del 1994, quando al governo c’era Carlo Azeglio Ciampi; il provvedimento per l’adeguamento dei prezzi data al 1996, firmato da Antonio Di Pietro nel primo governo Prodi. Il consigliere Arnone ha anche detto che “l’affidamento in provincia di Agrigento del servizio mediante l’appalto a “Girgenti Acque” è un’altra scelta del centrodestra, peraltro compiuta con le note forzature che hanno dato luogo ai ricorsi al TAR ed al CGA”. Bisogna ammettere che i governi locali di centro destra si sono trovati con le mani legate perché la legge ha imposto la consegna delle reti idriche cittadine, acquedotti, invasi, impianti di pompaggio, serbatoi idrici e chilometri di condotte. Le mani sull’acqua si traducono in 5.8 miliardi di euro in trent’anni.
E’ vero che ci sono dei ricorsi ma la verità è che a gestire questo affare sono le lobby internazionali e locali: ad Agrigento nella “Girgenti Acque” hanno partecipazioni il gruppo “Campione” con sede legale in via Imera 146 e la “Delta Ingegneria” dell’ing. Maurizio Carlino con sede legale in via Artemide 3. Ancora Arnone: “Girgenti Acque” adesso applica una tariffa che è la più cara d’Italia che è stata stabilita dalla maggioranza di centrodestra presieduta da Aldo Piazza il 29 novembre 2005”. Va detto che il regolamento idrico e le relative tabelle sono entrati in vigore il primo gennaio 2006. Ad approvarlo è stato il Consiglio comunale che ha fissato questi prezzi: da 0 a 70 mc. l’anno il costo è di 0.70 euro; da 70 a 100 mc. il costo è di 0.90 mentre oltre l’acqua a metro cubo costa 1.20. Le cifre sono esenti IVA e sono per gli usi domestici e non. Per le comunità il costo a metro cubo è di 0.90 mentre per le concessioni per uso temporaneo il costo è di 2.50 a mc. In quel Consiglio Comunale sedevano molti degli attuali amministratori che oggi gridano allo scandalo. Infine il consigliere Arnone fa riferimento al dissalatore di Porto Empedocle dicendo che “la scelta dell’impianto di depurazione di Porto Empedocle, che soffre delle note disfunzioni in caso di maltempo e che comporta ulteriori notevoli spese è stata sempre voluta dal Centrodestra”. E’ vero la scelta è stata voluta dal governo regionale di centrodestra presieduto da Cuffaro ma è stato anche un cavallo di battaglia del Ministro Alfano. Sul potabilizzatore va detto che le opere civili hanno avuto un costo complessivo di 5,250 milioni di euro gravanti sui fondi a disposizione del Commissario delegato per l’emergenza idrica. Soggetto attuatore è stato il Genio civile di Agrigento; l’associazione temporanea di imprese era capeggiata dall’agrigentina “Tecnofin group spa” con sede legale in via Imera 146. L’impianto di dissalazione vero e proprio, invece, è stato realizzato in “project financing” gestito dalla “New Ctida Hydro Sistet”, società che ha firmato il contratto con il Comune di Agrigento garantendo la fornitura triennale dell’acqua a prezzo di 1.18 euro al metro cubo. A tal fine, con fondi del commissario delegato per l’emergenza idrica e grazie ad una battaglia politica del sindaco Zambuto lo Stato concorre al pagamento della produzione idrica per 0.61 euro al mc. in ragione cioè dell’aumento del costo derivante dalla dissalazione. Grazie a questo impegno, in pratica, i cittadini non pagano nulla di più rispetto alle attuali tariffe e questo impegno è triennale e cioè fino alla durata del contratto. Se le cosiddette bollette pazze sono arrivate puntuali nelle case degli agrigentini la colpa non è del Comune che riusciva ad incassare oltre il 70% di quelle emesse ma, a nostro giudizio, vanno attribuite a chi ha la gestione che non ha proceduto alle necessarie verifiche prima dell’emissione. Comprendiamo le “logiche di confronto costruttivo” come affermato da Arnone ma siamo sicuri che i conti sono fatti secondo il regolamento e secondo le normative vigenti in maniera di depurazione? Ad esempio, agli abitanti di San Leone viene tolto il canone relativo a questo servizio? Invitiamo gli utenti a verificare voce per voce le bollette recapitate e prossimamente vi daremo notizia sulle sentenze che condannano le società che richiedono il pagamento del canone a forfait. Va ricordato che non è trascurabile la “leggerezza” con cui opera la società “Girgenti Acque” che, va ricordato, in precedenza ha rifatto le bollette a Sciacca avendo calcolato importi non dovuti mentre ad Agrigento questa è la seconda volta che “torna indietro”: bisogna protestare per rifare i calcoli palesemente errati?