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Favara, la miniera Ciavolotta ricettacolo di rifiuti nucleari?

Per anni è stato solo un terribile sospetto. Poi le prime verifiche; ed ecco che viene a galla, in Sicilia e non solo, una terribile verità. Una giornata di sole e di festa alla dismessa miniera della Ciavolotta.

E’ il 19 gennaio del 2007. C’è un incontro in programma alla presenza degli allora sindaci di Agrigento e Favara, Aldo Piazza e Lorenzo Airò, per discutere del recupero e della valorizzazione dei parchi minerari abbandonati tra gli anni ’50 e ’70. A far da contorno alla manifestazione ci sono tanti alunni delle scuole elementari che giocano liberamente nel piazzale che un tempo fu dei “carusi”.
Nessuno osava solamente immaginare quale insidie potessero nascondersi nel sottosuolo. Diversi chilometri di cunicoli si snodano ad una profondità di oltre 100 metri in direzione degli abitati di Favara, Naro e del Villaggio Mosè. Eppure già all’epoca, in diverse località della Sicilia, si registravano le proteste di alcuni cittadini che lamentavano “movimenti sospetti” nei pressi delle miniere dismesse: qualche coraggioso cronista ha, addirittura, provato ad indagare arrivando ad ipotizzare pericolosi legami tra politica, ecomafie e parchi minerari dismessi.
Ad avvalorare questa tesi, la vertiginosa crescita delle malattie oncologiche in Sicilia negli ultimi anni. In talune aree, guarda caso ubicate nei pressi degli impianti minerari, si parla, addirittura, di un aumento dell’incidenza pari al 150%. Numeri che fanno paura.

LA SICILIA DEI VELENI: IL “CASO PASQUASIA”
L’ultimo impianto minerario ancora attivo in Sicilia negli anni ’90 era quello di Pasquasia, a due passi da Enna, che dava lavoro a migliaia di operai e misteriosamente chiuso in fretta e furia dall’ente gestore, l’Italkali nel 1992, ufficialmente per gli elevati costi di gestione. Secondo altre fonti, invece, i motivi della chiusura dell’impianto sono ben altri. La miniera avrebbe cessato ogni attività estrattiva, fino alla chiusura molto fiorente, per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari. Scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non avrebbe dovuto sapere nulla ed ecco perché, alle iniziali durissime proteste, sarebbe seguito il silenzio che ancora oggi caratterizza la vicenda. Tra i primi a denunciare i fatti ricordiamo l’ex deputato de “La Rete” Giuseppe Scozzari, secondo il quale a Washington, negli USA, nell’ambito di una conferenza sul combustibile nucleare esausto, era stato diffuso un documento che annoverava la miniera siciliana tra quella “mezza dozzina di siti perfettamente funzionanti” dove, “in Europa Occidentale”, “si depositano scorie di basso e medio livello”. Da qui la convinzione che il sito minerario fosse entrato nelle mire di Cosa Nostra: da alcune analisi effettuate emerse che, nel circondario dell’ennese, vi era una presenza di Cesio37 ben superiore alla norma: quasi come se vi fosse stato un incidente nucleare. Dal 1992, stranamente, la Regione non controlla più i siti minerari: qualcuno è arrivato ad ipotizzare un “patto” tra Cosa Nostra e Politica che avrebbe garantito alla criminalità organizzata di poter riempire di ogni genere di rifiuto tossico i siti minerari abbandonati. Se così fosse, in questi 20 anni, il sottosuolo della Sicilia potrebbe essere stato trasformato in una gigantesca pattumiera e la salute dei siciliani “venduta” per il tornaconto di criminali senza scrupoli.

 


LA TESTIMONIANZA DI UGO MARIA GRIMALDI
Nel 1997, l’allora Assessore Regionale al Territorio e Ambiente Grimaldi, decise di approfondire la vicenda e chiese di ispezionare il sito minerario di Pasquasia. Ecco la sua testimonianza: “Non volevano che entrasse la televisione.. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all’interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d’aria o sfiatatoi enormi e profondi, dal diametro di più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all’interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente, come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro.
Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa. Ebbi a denunziare che l’intera Sicilia rischiava di essere trasformata in una pattumiera dell’Europa. Mi ricordo bene che allora venne a trovarmi da Roma il Generale Comandante del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, il quale mi confermò che anche lui era convinto che Pasquasia contenesse nel suo interno delle scorie radioattive”.


I VELENI DELL’AGRIGENTINO: COSA NASCONDE LA CIAVOLOTTA?

La Provincia di Agrigento, un tempo, era nota per la presenza di un notevole numero di siti minerari. La “Ciavolotta” a pochissimi chilometri da Favara e dal Villaggio Mosè è rimasta attiva fino ai primi anni ’70. Per diverso tempo, nessuno ha osato avvicinarsi a quest’area.
Anche in questo caso, come per Pasquasia, c’è sempre stato il sospetto che l’ex miniera fosse “controllata” in qualche modo dalla criminalità organizzata. Fino ad oggi tutti hanno preferito ignorare perfino l’esistenza dell’area. Poi, però, i dati sull’incidenza delle malattie oncologiche nella popolazione hanno spinto molti residenti di Agrigento, e soprattutto Favara, a parlare, a raccontare quello che “nessuno ha voluto finora denunciare”. Nella miniera di contrada Ciavolotta, specie nelle ore notturne, si assiste ad un continuo “via vai” di mezzi pesanti che scaricano, indisturbati, materiali di ogni genere. L’associazione Legambiente, a seguito delle numerose denunce, ha voluto effettuare un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi. I risultati emersi dalla perlustrazione del sito, sono agghiaccianti e necessitano di ulteriori e approfondite verifiche. Sono state scoperte diverse discariche di amianto, sfabbricidi, materie plastiche e altri rifiuti non identificabili perché incendiati. In alcuni punti del parco minerario non cresce più un filo d’erba. Cosa vi hanno seppellito ? I segni delle pale meccaniche sono evidenti. Alcuni condotti delle miniere risultano tampognati in malo modo, quasi come se qualcuno li avesse chiusi in fretta e furia, o per facilitare l’eventuale riapertura.
Cosa si cela nel sottosuolo ? I condotti sono angusti e si diramano a centinaia di metri sottoterra. Esplorarli senza adeguate attrezzature è praticamente impossibile. Abbiamo provato ad accedere all’unico pozzo ancora fruibile, finchè le tenebre ed un terribile odore di zolfo misto a qualche irriconoscibile sostanza ci hanno costretto ad indietreggiare. Sulla vicenda Legambiente annuncia un esposto alla Procura della Repubblica: la risposta alle centinaia di morti per cancro in provincia di Agrigento potrebbe trovarsi proprio nelle viscere della miniera Ciavolotta.