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Favara, goccia che fa traboccare il vaso

Sapevamo già che in merito al recente e purtroppo luttuoso fatto che ha messo in prima pagina il comune di Favara, molti si sarebbero schierati a difesa del sindaco di questa città; un po’ per solidarietà (politico/elettorale), un po’ per mettere le mani avanti nella malaugurata eventualità di prossime indagini giudiziarie anche a loro carico.

E’ del tutto evidente che la responsabilità di quanto accaduto a Favara non può essere addossata tutta all’attuale Sindaco e/o Giunta e/o Prefetto del capoluogo e/o Procuratore della Repubblica e/o Genio Civile e/o Comandante della Polizia locale ecc. ecc. ecc.
Ma come è vero che la goccia che fa traboccare un liquido dal suo recipiente è sempre l’ultima, il fatto di Favara sta facendo traboccare il vaso agrigentino della pessima gestione della cosa pubblica e dell’inadeguato controllo della legalità.
L’accumulo di decenni di inattività, di inadempienze, di omissioni non escludono, semmai aggravano, le responsabilità dei soggetti prima elencati. Le cose del passato non appartengono agli uomini di ieri; passato e presente si sommano e appartengono agli uomini di oggi.
Coloro che assumono incarichi pubblici di gestione del territorio o di controllo del rispetto della legalità di tale gestione, assumono sulle loro spalle il carico delle cose del presente e di quelle non fatte ma che avrebbero dovuto essere fatte.
E’ per produrre risultati che vengono scelti e stipendiati, non per non vedere.
Nessuna attenuante è consentita quando sono in gioco l’incolumità e la salute pubblica, il recupero del patrimonio culturale e artistico  dei centri storici, il prestigio di una città.
Non è affatto vero che lo Stato è assente; Agrigento non è diversa dalle altre province. Vi sono tutte le strutture territoriali delle varie Amministrazioni centrali dello Stato e delle varie forze di polizia. A volte, fatta eccezione per l’amministrazione giudiziaria, persino con sovrabbondanza di personale in
rapporto alla popolazione residente. Lo Stato c’è ma è distratto, persino dormiente. Non produce.
E allora, se la provincia di Agrigento occupa costantemente gli ultimi posti degli studi di settore e delle classifiche nazionali, una ragione c’è. Questa va ricercata nella qualità degli uomini che da decenni hanno occupato e occupano i posti chiave dell’amministrazione della cosa pubblica agrigentina.
Nessuno sconto è praticabile. Chi deve muovere il proprio deretano dalla poltrona è bene che lo faccia
subito.

 

Da "RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO" Le lettere dei nostri lettori

di Rodolfo Terrasi