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Don Franco, l'uomo di Dio che non si inchina al potente

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Nella città dei sette (SETTE) Vescovi Santi si è scatenata una polemica che ha dell’incredibile. Questo desterebbe normalmente più rilievo se fosse avvenuto in una città che non fosse stata anche la città di Pirandello, dove chi osa dire la verità o frapporsi all’ordine costituito è un pazzo da esiliare e denigrare e chi, invece, ossequioso come sempre s’inchina al potente e si comporta secondo “le regole” è un bravo cittadino.

Ma quali regole? Quelle della mafia? Quelle dei diritti continuamente violati? Di quali regole parlano lor signori che si dicono cattolici?
Il cattolico non va sbandierando la propria fede per farsi propaganda, ma è il suo modo di vivere che parla 1000 volte per lui. Il cattolico non dice, fa.
Fa ogni giorno compiendo il proprio dovere, fa quando dice no a compromessi ingiusti per trarre un qualsiasi beneficio, che sia esso economico o di prestigio sociale.
Il vero cattolico si adopera perché, tragedie come quella di Favara, o Giampilieri non avvengano e non si vede solo quando si reca ai funerali.

 

La scelta di Don Franco ha spiazzato tutti perché viene ad interrompere quest’ordine costituito e queste “regole” non scritte dove tutti recitano il ruolo delle parti. Comprese le gerarchie ecclesiastiche.
E’ un problema la scelta di Don Franco. E’ un problema perché pone tutti davanti ad uno specchio. Obbliga tutti a guardarci e a vedere come siamo diventati indegnamente succubi di un modo di vivere che poco appartiene all’Uomo ed ancor di più ad un Cattolico che si professi tale.
E’ vero che le responsabilità non appartengono ad uno solo, ma è anche vero che, per difendersi, non si può attaccare chi, a difesa –finalmente- della collettività prende una posizione che per noi è scomoda più moralmente che politicamente. Perchè, se è vero che il mondo politico si stringe attorno a se stesso per sottolineare che la responsabilità non può esser addossata ad uno solo e anche vero che, quando siamo soli in una stanza, con i nostri pensieri e a cospetto della nostra coscienza essa non accetta nessuna scusa, perché SA che “qualcosa in più” si sarebbe potuto fare.
E allora, l’invito è di evitare che, anziché pensare a cosa si può fare per scongiurare che da un momento all’altro possa succedere un’altra tragedia simile ci si fossilizzi a cercare di discolparsi o ad inveire contro chi, con il suo silenzio ci mette di fronte alle nostre responsabilità.
Un amico mi ha scritto una bella frase ieri, voglio condividerla con tutti: "Solo il silenzio è grande, tutto il resto è debolezza".
Mettiamoci allora tutti a lavoro e rispondiamo con il nostro essere bravi cittadini, bravi amministratori e bravi politici.

di Ausilia Eccelso