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Abusivismo: una proposta di legge dimenticata

La questione dell’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi è tornata prepotentemente alla ribalta con la notifica di nuovi decreti di espropriazione ai possessori di immobili ricadenti nella zona “A”.

Tali atti hanno comportato una presa di posizione della classe politica agrigentina e la presentazione di una denuncia, da parte del sindacalista Franco Samaritano che, in un corposo dossier evidenzia, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, i comportamenti della Pubblica amministrazione in danno agli abusivi; Samaritano ipotizza “presunti imbrogli sulle procedure espropriative” che sarebbero scadute da tempo.

Prima del sindacalista agrigentino, la classe politica locale, si è confrontata in due sedute di Consiglio comunale per stimolare la deputazione regionale e nazionale a trovare una soluzione legislativa al problema; è stato approvato un documento che passerà al vaglio dell’Assemblea regionale siciliana ma francamente si sa poco o nulla delle reali intenzioni della nostra deputazione.

Intanto la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Agrigento, d’intesa col competente Assessorato regionale, va avanti nelle procedure; alla deputazione agrigentina, che ha disertato finora ogni confronto con gli abusivi, ricordiamo che in Parlamento è stato presentato un progetto di legge, in data 9 maggio 1996 indicante il numero 597, con oggetto “norme per il risanamento e la gestione del parco archeologico della Valle dei templi di Agrigento”.

Si tratta di una proposta di legge di appena sei articoli firmata dall’ex deputato agrigentino Giuseppe Scozzari insieme a Piscitello, Danieli, Soda, Giacalone, Maselli, Olivo, Giardinello, Lumia ed altri; si può recuperare? Basta fare una ricerca tra gli atti parlamentari dell’epoca per riproporla e non bisogna cambiare nulla! Il presupposto della proposta di legge messa in archivio è il restauro della Valle ma soprattutto dare delle garanzie agli abusivi.

Attorno ai nostri beni monumentali deve crearsi non solo la protezione dei vincoli delle norme giuridiche, cosa che non è stata fatta nel passato, ma anche la convinta protezione del consenso sociale; la repressione dell’abusivismo edilizio, per via della sua conclamata rilevanza numerica e della conseguente gravità sociale del fenomeno medesimo, nel vigente assetto normativo comporterebbe l’insorgere di forti tensioni sociali che in un ambiente economicamente e culturalmente depresso potrebbero anche proporre situazioni di pericolo, non solo per la serena convivenza civile, ma anche per i monumenti della Valle, che verrebbero vissuti nell’immaginario collettivo di una parte della popolazione come contraddittori rispetto al diritto alla casa e al diritto alla crescita sociale. La proposta di legge che si può ripresentare va in questa direzione.

Direzione indicata dall’ex Presidente della Repubblica, Ciampi, nella sua visita ad Agrigento che, nel ribadire fermamente la necessità del rispetto della legalità e del ripristino dell’integrità monumentale violata, ha rimarcato l’esigenza che si fornisse un alloggio a chi in questa opera dovrà perderlo; direzione lucidamente prospettata pure dall’ ex Ministro per i beni culturali ed ambientali, Paolucci, quando ha indicato la necessità di stabilire modi, tempi e costi dell’opera di restauro della Valle dei Templi dalle lesioni inferte dall’abusivismo edilizio; va chiarito che la edificazione abusiva all’interno della Valle è senz’altro frutto della violazione delle norme di legge da parte dei costruttori ma, è anche frutto di un’atteggiamento degli organi dello Stato che rende lo Stato medesimo “responsabile” di queste violazioni; le pubbliche istituzioni e i costruttori abusivi hanno cooperato nel creare questa situazione che è frutto di decenni di “mutuo sostegno”, di connivenze, favoritismi che hanno visto attivarsi, a pari merito, uomini dei pubblici poteri e cittadini abusivi. Pensate per un attimo a quello che è successo nel 1982.

Quell’anno il cemento abusivo raggiungeva il suo punto più alto; venivano realizzati ben 95 abusi nell’area di massimo rispetto.
In quel medesimo anno veniva pubblicato un testo, realizzato per iniziativa del Comune, nel quale testualmente veniva scritto “l’abusivismo edilizio ad Agrigento è la risposta fisiologica determinata da un vincolo iniquo e assurdo che ha fatto della Valle dei Templi non più un prezioso tesoro della città degli agrigentini, bensì la piovra che ne ha distrutto l’economia”.

Per un ventennio i pretori ad Agrigento si sono prodotti in una giurisprudenza fortemente “innovativa e comprensiva”; chi violava la Valle, se denunciato, veniva condannato a poche centinaia di mila lire di ammenda e a qualche giorno di arresto con ovviamente la sospensione della pena.

Non solo ma Comune e pretori erano sempre solleciti a consentire la ripresa ed il completamento dei lavori degli immobili abusivi con la motivazione che “era necessario garantire la salvaguardia del manufatto incompleto in attesa della definizione dei procedimenti giurisdizionali”; nessuna demolizione è stata mai eseguita in quegli anni; la legge è stata considerata da chi doveva farla rispettare una finzione.

Innanzi agli occhi di comandanti dei vigili urbani, di prefetti, di questori e forze dell’ordine si sono costruiti case e palazzi anche dove non era possibile piantare un albero. Si sono realizzati lottizzazioni su lottizzazioni e anche gli enti erogatori di servizi si sono prodigati ad allacciare tranquillamente luce, telefono non “accorgendosi” che in questo modo si contribuiva a devastare una delle aree archeologiche più suggestive al mondo violando ogni possibile normativa. Dunque uno Stato che ha tollerato.

Appare quindi eticamente corretto che lo Stato offra il suo contributo per il superamento di questa situazione.

 

Tratto da L'Altra Agrigento di ottobre 2009.  A cura di Enzo Nocera.