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Miracolo empedoclino

Chi non ricorda la produttiva e ricca Porto Empedocle degli anni ’60? Allora si parlò di un piccolo grande miracolo economico, una porzione di paradiso nella disastrata provincia di Agrigento.

Un sogno, purtroppo, destinato a durare non più di due decenni: la grande crisi economica dei primi anni ’70 destabilizzò i grandi gruppi industriali che lo Stato avevo portato a Porto Empedocle. Quando la produzione cessò completamente, da fiorente ed industriosa borgata di provincia, la cittadina marinara scivolò lentamente verso la miseria. Fino alla rinascita dei giorni nostri.

 

LE ORIGINI DELLO SVILUPPO.

Chiusa la tragica parentesi della seconda guerra mondiale, che nella cittadina marinara ha lasciato una impressionante scia di morte e distruzione, a Porto Empedocle occorreva ricostruire in fretta quanto nel conflitto era andato distrutto. Si iniziarono a programmare vari interventi, in particolare al porto e alla viabilità. Per sopperire alla gravissima crisi occupazione che affliggeva il meridione d’Italia, lo Stato pensò di programmare la costruzione di imponenti complessi industriali: a Porto Empedocle, nel 1953 “sbarcò” il colosso Montecatini. Il complesso Akragas fu costruito ai piedi della casa natale di Luigi Pirandello, quasi ai confini con la contrada del Kaos, a ridosso della linea ferroviaria. Lo stabilimento produceva concimi chimici che venivano successivamente lavorati altrove. Accanto alla Montecatini, sorsero altre grandi attività imprenditoriali. L'Italcementi costruì, nella parte alta del paese, una grande cementeria; la Vetem, multinazionale specializzata nella produzione di farmaci veterinari, creò una filiale attigua al complesso industriale Akragas; infine l'Enel, dopo la demolizione dell'ormai vetusta centrale a carbone, ubicata nei pressi del porto, inaugurò la centrale Cannelle, nel popolare quartiere a due passi dal centro cittadino.
In pochi anni la popolazione di Porto Empedocle crebbe a dismisura: dai 13mila residenti del dopoguerra, ai quasi 18mila del 1960. Ogni giorno, migliaia di lavoratori pendolari raggiungevano in treno, la “piccola Genova” del sud Italia; arrivavano, oltre che dalla vicina Agrigento, da tutti i paesi della Provincia, ed in particolare da Ribera, Siculiana, Aragona e Raffadali. Il porto empedoclino, in posizione strategica nel mediterraneo, movimentava ogni anno, tonnellate di merci, mentre una nutrita flotta di pescherecci, contribuiva allo sviluppo dell'industria ittica. Anni felici, che gli empedoclini ricordano con tanta nostalgia: di li a poco, purtroppo, il sogno era destinato a trasformarsi in interminabile incubo.


LA FINE DEL SOGNO INDUSTRIALE

Alla fine degli anni '60 la Montecatini, nel frattempo diventata Montedison, annuncia la chiusura dello Stabilimento Akragas di Porto Empedocle: per centinaia di lavoratori, tecnici specializzati e semplici operai, si profila lo spettro della Cassa Integrazione.
Al contempo, Vetem ed Italcementi, operano drastici tagli alla produzione, dimezzando il personale impiegato. Sono gli anni della grandi crisi, che raggiungerà il suo apice nel 1973: per Porto Empedocle è un colpo mortale. I sindacati organizzano imponenti manifestazioni di piazza nel tentativo di salvare il complesso industriale. Anche la natura si accanisce contro la cittadina: una terribile alluvione, nel 1971, distrugge buona parte del centro storico, causando danni incalcolabili al tessuto urbano. Nel 1976 le Ferrovie dello Stato decretano la chiusura della linea ferroviaria Porto Empedocle – Agrigento, e 2 anni più tardi, nel febbraio 1978, viene chiusa l'intera tratta Porto Empedocle – Ribera. Qualcuno dirà : “ci hanno tolto anche i treni per poter scappare via da questa terra disgraziata”.
L'emigrazione, in quegli anni, raggiunge dimensioni mai viste prima: migliaia di famiglie abbandonano Porto Empedocle, per cercare fortuna altrove, soprattutto in Germania ed in Belgio. Nel frattempo, la criminalità organizzata, profittando dell'assenza dello Stato, che sembra essersi completamente dimenticato dell'esistenza di Porto Empedocle, fa sprofondare il paese in un inquietante vortice di morte e miseria.


GLI ANNI ‘80, TRA STRAGI E PROMESSE MANCATE

Le guerra di mafia tra Cosa Nostra e Stidda, insanguinano le strade del paese. I quotidiani raccontano di continui attentati incendiari, omicidi, rapine ed aggressioni. La data del 21 settembre del 1986 passerà alla storia per la prima strage di Porto Empedocle: in pieno centro, sotto gli occhi increduli di centinaia di passanti, vengono assassinate 6 persone, tra cui due innocenti. Nel frattempo, la politica, cerca di trovare valide soluzioni per superare la grave crisi che, dalla fine degli anni 70, attanaglia la città. Si propone allora una riconversione “totale” dell'economia empedoclina, da chimico-industriale a turistica. Si procede alla realizzazione di alcuni complessi alberghieri, come il mastodontico Hotel Africa.
Anche questo tentativo di risollevare le sorti di Porto Empedocle si rivelò un fallimento: il porto non era assolutamente in grado di captare flussi turistici, perchè degradato e abbandonato dai grandi gruppi industriali di un tempo, mentre le infrastrutture alberghiere non erano all'altezza dei complessi turistici nel frattempo sorti a Sciacca, Taormina, e nella vicina Agrigento. Lo stesso Hotel Africa, non fu mai completato ed oggi rappresenta una delle più grandi “cattedrali nel deserto” della provincia.


INTRIGHI E VELENI

Mentre sembrano inarrestabili i flussi migratori, soprattutto di giovani, verso l'estero ed il nord Italia, a Porto Empedocle, la classe politica, continua ad interrogarsi sul futuro della città. Da un lato c'è chi guarda con nostalgia ai fasti di un tempo, in particolare all'industrializzazione massiccia. Dall'altro c'è chi si ostina a promuovere l'immagine esclusivamente turistica di una città che, purtroppo, di turistico ha davvero ben poco. Sono gli anni dei grandi scontri politici tra diverse fazioni: scontri che spesso si giocano nelle aule dei tribunali e che paralizzano l'attività amministrativa. Non sembrano esserci speranze, ne spiragli di soluzione all'orizzonte: gli anni '90 si concludono con un livello di disoccupazione da record.


UNA ECONOMIA “MISTA”: LA RINASCITA DEGLI ANNI 2000

Il terzo millennio si apre con timidi tentativi di rilanciare l'immagine della città sfruttando il nome di un illustre empedoclino, lo scrittore Andrea Camilleri che, già da qualche anno, si era guadagnato vasta notorietà grazie alla sua opera di romanziere. Al nome della città venne aggiunta la dicitura “Vigata”, nel tentativo, rivelatosi poi fallimentare, di attirare flussi turistici da tutto il mondo. Nel frattempo, un grosso gruppo industriale del nord Italia, inizia a studiare un ambizioso progetto da realizzare a Porto Empedocle.
Si comincia a parlare di rigassificatore: il commissario del tempo, Antonio La Mattina, individua nel progetto proposto dalla società Nuove Energie, una opportunità unica per rilanciare l'economia del paese. Nel mese di giugno del 2006 viene eletto sindaco un giovane empedoclino.
Il suo nome è Calogero Firetto. Obiettivi primari del neo primo cittadino,sono la riqualificazione urbana dell'abitato, ed il rilancio delle attività economiche. Accantonato il trentennale immobilismo, Firetto immaginò una Porto Empedocle dove favorire contemporaneamente sviluppo industriale e crescita culturale.
Il cimitero del complesso Akragas venne completamente bonificato: l'area ricavata, qualche mese dopo, sarà data in concessione al gruppo Moncada Energy, leader mondiale nel settore dell'eolico. Dopo oltre 40 anni, si sono riaperti i cancelli di quello che fu il complesso Akragas. Nel 2009, dopo tante vicessitudini, arrivano tutte le autorizzazioni per la costruzione dell'impianto di rigassificazione; gli imprenditori Moncada e Catanzaro, annunciano che effettueranno i lavori del dragaggio del porto a proprio spese; scongiurata la chiusura della centrale Cannelle, Enel, annuncia che la stessa sarà riconvertita; entro il 2012 saranno riattivati i collegamenti ferroviari con il capoluogo.
Insomma, dopo tanti anni di miseria ed anonimato, la città sembra adesso vivere un nuovo piccolo miracolo economico. Anche l'emigrazione ha subito una brusca battuta d'arresto. Parecchi giovani hanno deciso di rimanere in città e dare il proprio contributo alla “rinascita” empedoclina, come nel caso dell'Architetto Verruso (nella foto) impegnato in alcuni progetti di riqualificazione urbana, in particolar modo, nell'area portuale. Inoltre, l'ufficio anagrafe fa sapere che Porto Empedocle è uno dei pochi comuni siciliani, dove il tasso di natalità supera, da qualche tempo, quello di mortalità. Un dato che fa comprendere come la strada intrapresa, ovvero quella di rispettare la vocazione industriale del territorio, sia quella giusta.

Tratto da L'Altra Agrigento di ottobre 2009.
di Pietro Fattori