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Cura leucemia, importante scoperta del ricercatore agrigentino Ignazio Caruana

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Roma, (askanews) – Un bambino di quattro anni malato di leucemia è tornato a casa, per ora guarito, in attesa delle analisi future; eppure non aveva risposto alla chemioterapia né al ben più invasivo trapianto di midollo.

 

E’ una terapia di prospettive rivoluzionarie quella sviluppata dall’equipe del professor Franco Locatelli, al Bambino Gesù di Roma; una terapia genica che lavora sulle cellule dello stesso paziente, tramite un virus creato in laboratorio. Ce la racconta il biotecnologo Ignazio Caruana.“Abbiamo pensato di utilizzare il sistema immunitario del paziente per combattere il tumore.Le nostre cellule sono capaci di uccidere ma per qualche motivo non lo fanno; abbiamo deciso di insegnare alle cellule del paziente a riconoscere il tumore ed eliminarlo. Come? Attraverso una manipolazione genica, inserendo all’interno della cellula, in questo caso i Linfociti T, una informazione per cui ogni qual volta la cellula incontra una cellula tumorale, la deve uccidere, senza ascoltare qualsiasi cosa le venga detto dal tumore”, spiega Caruana.Per ora una terapia sulle leucemie linfoblastiche acute, e già un secondo paziente è stato infuso.

Qui il video con l'intervista https://www.dailymotion.com/video/x6e5l14

Ma c’è molto di più.“Ma questo farmaco dovrebbe funzionare anche verso altre forme di tumore, per esempio alcune forme di linfoma che esprimono la molecola che abbiamo detto alla cellula di riconoscere: si chiama CD19. “L’Aifa ci ha autorizzato a utilizzare un secondo farmaco che è specifico per i bambini affetti da neuroblastoma”.Il neuroblastoma infantile è un tumore solido; per questo la terapia apre prospettive rivoluzionarie e la ricerca punta anche a forme di tumore cerebrale.Queste tecniche inizialmente sviluppate negli Stati Uniti, nel sistema privato oltreoceano sono costosissime. Al Bambino Gesù si cerca una soluzione sicura e sostenibile per il sistema sanitario nazionale. Spiega Caruana:“Abbiamo completamente rivoluzionato il farmaco, utilizzando una piattaforma più confeniente dal punto di vista economico ma che mi dia un’efficacia maggiore; riduco i costi e ottengo un risultato che è lo stesso e forse un pochino più alto. Secondo me non possono esserci pazienti di classe A e classe B. Eticamente non riesco a concepirlo”.

Tratto da askanews.it