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La dama Bianco-Azzurra negli occhi di una tifosa

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Nessuno avrebbe detto che quella di oggi sarebbe stata una partita tanto partecipata e sentita, perché di lunedì alle 14. Eppure, contro ogni aspettativa lo stadio era ugualmente ravvivato dalla frizzante presenza della tifoseria akragantina, con i suoi cori ed i personaggi più caratteristici pronti a suggerire con urla ‘delicate’ ad un novello arbitro donna cosa fare (contenendosi, a motivo di ciò, nelle espressioni più colorite ed avvertendo in questo una certa dolorosa privazione) o ad istruire sapientemente i piccoli tifosi presenti con il pathos ed il grintoso trasporto per ogni azione in campo. A tratti, ci si sente in uno spettacolo teatrale degno di bis.

Chi scrive era allegramente fra questi. Sebbene, infatti, per diversi anni sia stata in altre città d’Italia per motivi di studio e di lavoro, la città del cuore, la poetica Agrigento con le sue incomparabili bellezze storico-artistiche, ha sempre esercitato il suo richiamo, anche con quel suo desiderio costante di riscattarsi e con la sua buona fetta di abitanti determinati a restituirle un significato da troppi dimenticato, quello di una prestigiosa culla culturale in cui il benessere sociale dovrebbe essere una sorta di automatismo.

Cosa c’entra il calcio, mi chiederete. C’entra. Perché pure attraverso le vicende calcistiche dell’Akragas, fin da quando  vivevo in Toscana e poi a Roma, mi sono appassionata ed avvicinata sempre più proprio alla dimensione di quella rivincita sociale che la maltrattata Agrigento da tempo cerca. Ridurre tutto a null’altro che uno sport non potrebbe spiegare minimamente quel che vive un tifoso.

L’Akragas ha per me rappresentato e rappresenta insomma la metafora di una città che sa lottare per la conquista di un posto migliore.

Così, da quando sono ritornata ho potuto assistere attivamente all’attraente sinfonia del Gigante e so che, d’ora in poi, difficilmente saprò farne a meno.

Forse è molto più di una fede calcistica, è un poter dire: “Questa è anche la mia città”. Soddisfatta per una vittoria in cui a segnare sono state le scattanti gambe di Di Piazza (due gol) e Madonia, ma anche tutto il fervore di un allenatore quale Pino Rigoli, che non nasconde l’amore genuino per la sua squadra e per questa città e lo dimostra nella serietà ed umiltà con cui sa entrare in sintonia con ogni giocatore, con i tifosi e con tutto ciò che è Agrigento, a volte meglio di un agrigentino.

Ecco come questa tifosa vede la propria squadra, qualcosa che sa entusiasmare, qualcosa che non ha mai saputo abbandonare e in cui ha sempre creduto, esattamente come la propria città.

Lilly Amato