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Chiusura del corpo militare della Croce Rossa, proteste a Roma il 26 novembre

Erano in Iraq nel novembre 2003, quando ci fu la strage di Nassiriya. Hanno curato i feriti e raccolto i resti dei nostri caduti nel compound. E spesso si trattava solo di brandelli di carne. Erano in Abruzzo e in Umbria per il terremoto, in Emilia e in Liguria per le alluvioni.

Sono in Afghanistan e sulle navi della Marina nel Canale di Sicilia, dove gestiscono anche il servizio di «biocontenimento» contro il pericolo di malattie infettive come l’Ebola. Ma tra poco non ci saranno più. La loro fine è stata decisa da un decreto del 2012 (n.178) emanato dal governo Monti, che ha disposto la riorganizzazione dell’Associazione italiana della Croce rossa.

In pratica si tratta di una privatizzazione annunciata. La conseguenza indiretta, dolorosa e drammatica per tutti gli italiani è che la Croce rossa militare verrà smilitarizzata, cioè soppressa. E i suoi quasi mille operatori «fissi» se ne andranno a spasso, mentre si perderà la possibilità di utilizzare i diciannovemila volontari che indossano la divisa su chiamata.

Tra loro ci sono oltre 2500 medici e infermieri, e poi farmacisti, logisti, psicologi, tecnici. Un patrimonio che andrà perduto a gennaio, quando la legge produrrà<EM>i suoi effetti, già fatti slittare dall’esecutivo presieduto da Enrico Letta all’inizio del 2015. Quello di Matteo Renzi potrebbe risolvere il problema con un semplice emendamento, ma finora non ha fatto nulla e non ha nemmeno risposto agli appelli.

A rischio ci sono, per essere esatti, 803 posti «fissi» e 173 persone che vengono ciclicamente richiamate con contratti a tempo determinato per operare nei servizi di emergenza e non sono mai state stabilizzate. Eppure non costerebbero molto, i loro stipendi medi si aggirano sui 1200 euro. E la loro utilità è dimostrata dai fatti. C’è poi la questione della loro ricollocazione sul mercato del lavoro: molti hanno intorno ai 50 anni e il «sistema» non prevede che vengano assorbiti in settori civili.

Per questo i loro familiari il 26 novembre faranno un sit-in in piazza del Parlamento, chiedendo l’approvazione dell’emendamento tanto atteso.

Proprio ieri, in occasione dei 150 anni della Cri, è stata presentata alla stampa la mostra sul Corpo militare della Croce rossa dal 1866 a oggi, che si protrarrà fino al 23. L’iniziativa ha il patrocinio della Camera dei Deputati, quegli stessi che potrebbero «salvare» il Corpo e consentire che l’esposizione nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia non sia un tragico canto del cigno.

tratto da iltempo.it