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Panorama attacca Crocetta: "le relazioni pericolose del presidente"

"Le relazioni pericolose dell'antimafioso Crocetta", recita il titolo dell'inchiesta di Panorama.

La sintesi di un'inchiesta lunga quattro pagine che il settimanale dedica al neo presidente della Regione. Un servizio che, partendo da testimonianze video reperibili anche sul web e rapporti di polizia già oggetto di attacchi all'esponente del Pd in campagna elettorale, approfondisce i contatti fra il governatore gelese e uomini di Cosa nostra.

Il punto di partenza è l'informativa dell'ex vicequestore Antonio Malafarina, oggi deputato della lista Crocetta, che nel marzo 2003 scriveva così: "Va rilevato che la campagna elettorale di Rosario Crocetta (alle Comunali dell'anno prima, ndr) sarebbe stata in parte condotta da Celona Emanuele, oggi collaborante di Cosa nostra, appartenente alla cosca mafiosa degli Emmanuello, più volte notato in compagnia del Crocetta, che frequentava la libreria del Celona, il quale avrebbe reso dichiarazioni in merito a questo supporto elettorale".

Sui rapporti fra Celona e Crocetta Panorama riporta anche la testimonianza di Saverio Di Blasi, oggi presidente di Italia Nostra a Gela e nel 1998 responsabile dei Verdi. Di Blasi racconta che quell'anno candidò l'attuale presidente della Regione al consiglio comunale gelese e narra di "un'amicizia strettissima" fra lui e il mafioso. "Celona  -  dice Di Blasi  -  organizzava con Crocetta incontri in un garage del Bronx, quartiere della criminalità gelese. Distribuiva materiale elettorale e saliva con lui sul palco durante i comizi. Celona l'ho incontrato spesso a casa di Rosario e Rosario ci dava spesso appuntamento nella libreria di Celona".

In un video pubblicato dal sito Sudpress Di Blasi dice che Crocetta e Celona erano "amanti". Lo stesso esponente ambientalista ricorda che, dopo essersi lamentato con Crocetta della pericolosità di Celona, venne minacciato dallo stesso malvivente (poi pentito) "con una pistola infilata nella cintura".

Il servizio del settimanale edito da Mondadori riporta anche altri episodi: un pranzo organizzato da Crocetta a Scoglitti nel 2002 in cui il futuro sindaco avrebbe promesso a Salvatore Di Giacomo, esponente di una famiglia mafiosa, l'interessamento per fare avere un posto di lavoro per il figlio. Rifiutandosi però di fargli fare l'assessore nella sua giunta. Una vicenda che l'ex dirigente del Comune di Gela, Roberto Sciascia, raccontò ai carabinieri, nell'ambito di un'indagine condotta dal pm Nicolò Marino, oggi assessore regionale di Crocetta. Un altro collaborante, Rosario Trubia, che secondo i magistrati avrebbe retto il clan Emmanuello dal '95 al '98, chiama in causa l'attuale governatore: agli atti di un interrogatorio del 2007 c'è la dichiarazione di un sostegno che "delinquenti e figli di delinquenti" avrebbero dato a Rosario Crocetta. Tanto che la Stidda, dopo l'elezione, si sarebbe lamentata per l'improvviso rigore del candidato: "Ora lui per non farsi scoprire che era colluso che fa? Attacca sempre la mafia".

E Panorama ripesca anche la storia di una vecchia amicizia: quella fra Crocetta e Alessandro Barberi, collega al Petrolchimico. Il primo fa da testimone di nozze al secondo nel 1973. Poi Barberi, negli anni '80, si avvicinerà a Cosa Nostra, fino a diventare capomandamento di Gela. E consuocero del boss Giuseppe Piddu Madonia. Ma questo, l'attuale governatore, forse non poteva saperlo 40 anni fa. E del suo compagno di gioventù, oggi, ricorda solo l'appartenenza alla Fgci e l'amore per il poeta francese Rimbaud.

LA RISPOSTA DI CROCETTA: "Congiura oscena per infangarmi"
Il governatore replica alle accuse di Panorama: "Trovo osceno che giornali di destra stiano ordendo una congiura contro di me per infangarmi e infangare la mia esperienza da sindaco di Gela. Io ho fatto per sei anni il sindaco e per tre anni l'eurodeputato e non sono mai stato raggiunto da un avviso di garanzia: trovatelo un altro amministratore così".

"Non sono mai stato l'amante di Celona. Quasi quasi mi spiace, visto che era pure un bel ragazzo. A parte gli scherzi, mi risulta che lui non sia omosessuale. Di più, è felicemente sposato e sua moglie attende un bambino".

Quando su alcuni siti internet cominciò a girare l'intervista nella quale l'ex esponente dei Verdi Saverio Di Blasi lo accusa di essere stato l'amante e di avere ricevuto aiuto in campagna elettorale da parte di un boss mafioso, Rosario Crocetta la prese quasi a ridere. Adesso, che quelle accuse sono rilanciate da Panorama (che ci aggiunge pure un altro paio di vicende che riguardano presunti rapporti tra il neo governatore e le cosche), il presidente della Regione cambia tono. Mette da parte ironiche galanterie e punta il dito: "Trovo osceno che giornali di destra stiano ordendo una congiura contro di me per infangarmi e infangare la mia esperienza da sindaco di Gela. Io ho fatto per sei anni il sindaco e per tre anni l'eurodeputato e non sono mai stato raggiunto da un avviso di garanzia: trovatelo un altro amministratore così".

L'articolo di Panorama con le rivelazioni sulle sue presunte frequentazioni scomode finisce però per inseguirlo per tutta la giornata. Quando, nel primo pomeriggio, arriva all'hotel Jolly dove si presenta il suo movimento, il governatore ha al fianco anche Antonio Malafarina, oggi deputato regionale eletto nel listino, ma all'epoca vice questore in servizio a Gela che redasse il rapporto sui contatti tra Crocetta ed Emanuele Celona. In piedi, nella hall dell'albergo, Malafarina spiega: "Il mio rapporto, del marzo 2003, è in realtà una richiesta di intercettazione ambientale contro i signori Di Giacomo (stiddari di Gela ndr) che avevano minacciato Crocetta. In quel contesto è stato estrapolato un pezzo che veniva riferito a rafforzamento della situazione. Indagavamo sulle infiltrazioni mafiose nel Comune. Per questo abbiamo indagato anche il sindaco, solo che il sindaco se ne è uscito pulito, gli altri no. Dal verbale di Celona viene fuori una certezza: i voti della mafia non sono andati a Crocetta".

Mentre l'ex vice questore parla, Crocetta si prepara a tuffarsi tra la folla che lo attende in una delle sale dell'hotel Jolly. Il governatore accende l'ennesima Marlboro della giornata, riceve da una sostenitrice la bandiera arcobaleno e la lega allo zainetto che porta sempre con sé. Poi, accetta di rispondere alle domande.

Presidente, c'è un uomo, un militante ambientalista, che in un video, mettendoci la sua faccia, la accusa di avere intrattenuto rapporti personali e politici con un mafioso del clan Emmanuello che adesso è pentito.

"Ma quale ambientalista. Saverio Di Blasi è uno che ha picchiato la moglie e i dirigenti del Comune, è un parente dei Rinzivillo. Uno che sistematicamente inventa storie. Oggi è in mano ai mafiosi: Di Blasi è al soldo di Cosa nostra. Chiedetevi perché questa cosa esce fuori dopo la mia elezione. Chiamate la procura di Caltanissetta, chiamate anche questo pentito. Chiedete a lui se non mi credete. Sono tutte invenzioni ".

Insomma quali sono stati e quali sono i suoi rapporti con Emanuele Celona, ex boss mafioso pentitosi nel 2002?

"Celona l'ho incontrato all'inizio del 2002, aveva una libreria in piazza a Gela. Gli chiesi la luce, tenevo un comizio lì e avevo bisogno dell'energia elettrica. Mi disse: guardi che qui a lei la mafia la vuole fare fuori. Celona aveva già intrapreso i primi rapporti con la polizia prima di conoscere me. Quando mi disse quelle cose gli risposi: vatti a consegnare alla Dda di Caltanissetta. A fine maggio Celona venne arrestato ".

Veramente, Saverio Di Blasi sostiene che lei conosceva e frequentava Celona già nel 1998, quando l'uomo era ancora un esponente di Cosa nostra. Non solo. Di Blasi dice che lei fornì le chiavi di una sede del movimento che avevate costituito proprio a Celona.

"Ribadisco: nel '98 non conoscevo Celona. Non ho mai avuto le chiavi di una sede. Con Di Blasi ci siamo trovati occasionalmente alleati in una lista. Del resto, Cosa nostra appoggiava la giunta Gallo, e io ero contro quella giunta".

E come mai non ha pensato di denunciare per diffamazione Di Blasi? Non crede che il presidente della Regione non possa permettere che un'accusa del genere circoli su internet?

"Si, penso di denunciarlo. Ma devo trovare il momento opportuno. E soprattutto devo trovare il tribunale giusto e non quello che magari mi vuole fottere perché è in mano ai mafiosi ".

C'è poi quella informativa del vice questore Malafarina nel quale si parla di come il mafioso Celona avesse fatto campagna elettorale per lei.

"Ha già detto lui di come io fossi estraneo a ogni collusione. Malafarina, peraltro, quando stilò quel rapporto non sapeva che io avevo già mandato Celona a collaborare con la giustizia".

Nel frattempo Emanuele Celona smentisce le ricostruzioni: "Io e Crocetta amanti? Sono tutte minchiate. Mi dà fastidio che si debbano inventare queste assurdità. E' come dire che l'asino vola. Mia moglie quando ha sentito questa storia si è sentita male, a marzo nascerà la bambina e io devo tutelarla".

Sono ormai dieci anni che Emanuele Celona collabora con la giustizia e tutto si aspettava tranne che, improvvisamente, veder ritirare fuori la storia dei suoi rapporti con Rosario Crocetta. Dalla località segreta del nord dove vive con la moglie che aspetta un bimbo che nascerà a marzo, l'ex mafioso del clan gelese degli Emmanuello si sfoga con un amico: "Io e Crocetta amanti? Minchiate, sono tutte minchiate".

E gli confida di voler sporgere querela nei confronti di Saverio Di Blasi, l'impiegato comunale che racconta del presunto rapporto personale tra Crocetta e Celona sin dal 1998 durante la campagna elettorale in cui Crocetta fu candidato dei Verdi. "Io quello che sono stato sono stato, non lo nego  -  confida all'amico  -  ma quello che non sono no. E mi dà fastidio che si debbano inventare queste assurdità. E' come dire che l'asino vola. Mia moglie quando ha sentito questa storia si è sentita male, a marzo nascerà la bambina e io devo tutelarla. Querelerò chiunque dica queste cose".

È soggetto al programma di protezione e dunque non può rilasciare interviste, ma la sua verità Emanuele Celona, libraio affiliato alla cosca gelese degli Emmanuello (della quale sarebbe diventato reggente alla fine degli anni Novanta) che contendeva ai Rinzivillo a suon di omicidi, attentati ed estorsioni il controllo sul territorio, l'ha raccontata ai pm della procura nissena nel 2003, quando proprio Rosario Crocetta dice di averlo convinto a passare dall'altra parte della barricata e a collaborare con la giustizia, anche se già il fratello di Celona, Luigi, si era pentito e proprio per questo la cosca aveva decretato la condanna a morte di Emanuele Celona.

Ai pm di Caltanissetta che gli chiesero di ricostruire i suoi rapporti con Crocetta, anche per chiarire e dissipare i dubbi scaturiti anche dall'informativa con la quale l'allora dirigente del commissariato di Gela Antonio Malafarina, a marzo 2003, aveva segnalato la frequentazione tra i due in occasione della campagna elettorale del 2002, Celona affidò già allora la sua verità: "Ho conosciuto Rosario Crocetta nella mia libreria della quale era frequentatore. Ogni tanto veniva a comprare dei libri e da lì abbiamo cominciato a parlare. Ma non ho mai fatto campagna elettorale per lui né gli ho portato voti. La mafia in quelle elezioni non ha votato per lui, aveva un altro candidato".

Una verità ben diversa da quella raccontata da Saverio Di Blasi, l'impiegato di Gela al quale nel '98 Crocetta, appena fuoriuscito da Rifondazione Comunista, propose la costituzione di una lista civica vicina ai Verdi per il rinnovo del Consiglio comunale. Di Blasi dice di ricordarsi bene di Emanuele Celona che descrive come "uomo di fiducia e amante di Crocetta " che saliva sempre sul palco delle manifestazioni elettorali insieme a lui. Di Blasi racconta di aver detto a Crocetta di stare alla larga da quello che a Gela era riconosciuto come un mafioso ma Crocetta avrebbe risposto che era persona perbene e di fiducia. Non convinto, Di Blasi avrebbe cambiato la serratura della sede della lista per impedire a Celona di frequentare, iniziativa che avrebbe provocato la reazione violenta del mafioso che lo avrebbe affrontato mostrandogli una pistola e dicendogli: "Non vi piace la mia faccia?".

Un racconto, quello di Di Blasi, che Celona ha letto nella località dove vive sottoposto a programma di protezione per la sua collaborazione offerta ai pm di Caltanissetta tra i quali anche Nicolò Marino, neoassessore della giunta regionale. A Gela, alla fine degli anni Novanta il mafioso-libraio era ben conosciuto. Che Celona fosse un esponente di spicco degli Emmanuello non era certo un segreto. Scarcerato a gennaio del '98, due condanne per associazione mafiosa, nella cosca della quale faceva parte dal '90 era diventato addirittura reggente nel '99.

E i giudici che lo hanno condannato, nella sentenza del processo "Munda Mundis" (quello sulla gestione dei rifiuti controllata da ditte mafiose), così lo descrivono: "Celona ha anche avuto contatti con imprenditori e politici nonché commissionato omicidi. Si è dedicato alla gestione dei latitanti, al traffico di sostanze stupefacenti e alle estorsioni". Da collaboratore di giustizia dice di aver sempre detto la verità e ora essere tirato in ballo come "amico" di vecchia data di Crocetta gli dà fastidio. Anche perché, confida a chi gli sta vicino, "io Rosario Crocetta come uomo lo stimo, è uno che si è fatto da solo, senza chiedere niente a nessuno e credo che non abbia bisogno di nessuno. Sono sicuro che porterà un cambiamento in Sicilia".

tratto da repubblica.it