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Il comune di Agrigento vince il ricorso contro le prescrizione del PRG, ma la città è e rimarrà in croce

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I gravi problemi economici e sociali di Agrigento sono anche la conseguenza del  fallimento finanziario che il sindaco di Agrigento continua a nascondere.

Da conoscitore  di  antiche e nuove questioni urbanistiche  di questa città sento il dovere di intervenire entrando nel merito del decreto presidenziale  del 14 giugno 2012, firmato da Raffaele Lombardo, sulla presa d’atto dell’accoglimento parziale da parte del CGA  del ricorso promosso e vinto dal comune di Agrigento contro le prescrizioni  al Piano Regolatore Generale,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia n.47 del 2 novembre 2012.

Pur riconoscendo corretta  la decisione del giudice  amministrativo, è doveroso  precisare che l’accoglimento del ricorso non riguarda il merito delle prescrizioni, bensì il mancato rispetto delle scadenze  dei  termini espressi da parte del CRU (consiglio regionale urbanistica),  presso l’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente, il cui parere è stato reso notevolmente in ritardo, di conseguenza  si è annullato il parere sancito sulla base di una norma sanzionatoria  prevista dalle leggi urbanistiche.

Le leggi in materia in verità sono poco efficaci perchè non rimuovono le vere cause che ritardano l’approvazione degli strumenti urbanistici, ma colpisce solo i ritardi  dell’organo di controllo  regionale, di conseguenza riemergono le illegittime schifezze urbanistiche votate dai consigli comunali,  ed invece i Comuni  tranquillamente continuano a bloccare per parecchi anni l’approvazione degli  strumenti urbanistici (il comune di Agrigento è arrivato  ad accumulare nel suo calendario circa 20 anni di ritardo e nessuna sanzione è stata applicata ai sindaci e ai consigli comunali inadempienti).

L’unica norma sanzionatoria  contro i  Comuni inadempienti è rappresentata dalla nomina dei Commissari ad acta,  i quali spesso tolgono le castagne dal fuoco a sindaci, assessori e consiglieri alle prese con interessi politici ed affaristici.Anche se il Comune  di Agrigento ha legittimamente ricorso contro le cinque prescrizioni rese dal CRU, non c’e dubbio che nel merito il ricorso è stato pretestuoso dato che il sindaco non è intervenuto a tutelare il bene comune, bensi altri a tutelato altri interessi, infatti, dietro le presunte scelte urbanistiche votate dal consiglio comunale  di Agrigento con delibere n. 54 del 29 aprile 2004 e n. 108 del 20 luglio 2005, si celano interessi speculativi e fondiari meritevoli di approfondimento nelle sedi proprie.

E si può sospettare anche che il Sindaco dal 2009 non abbia portato nulla in consiglio comunale non prendendo atto dell’esecutività delle  prescrizioni  del PRG, in attesa che si concludesse prima il ricorso  al Tar e al CGA e poi  l’iter burocratico del decreto presidenziale.Da tutto ciò nasce il sospetto che tutto sia stato  politicamente concordato  già dal tempo in cui   “regnava”  l’amministrazione Zambuto/Arnone che, visto il buon  fine del ricorso, addirittura riconosce all’ex Presidente della Regione Raffaele Lombardo la cittadinanza onoraria di Agrigento, salvo poi osteggiarlo per altre storie.

Ma questi anni di ritardo accumulati a causa di questa  scelta hanno causato danni all’economia della città ? Credo si ! e chi pagherà i danni ? Ovviamente tutti i  cittadini di Agrigento e mai gli  amministratori responsabili dato che non esistono apposite leggi che li sanzionano pesantemente.

Ora le norme  urbanistiche  ripescate grazie alla sentenza del CGA e  rese d’ora in poi esecutive,  possono  trovare  facile applicazione senza alcun tipo di controllo di legittimità, sia   quelle obbligatorie, che  quelle relative alle valutazioni di compatibilità ambientale o ancora per i pareri che deve rendere la competente Soprintendenza.

In questo modo si potrà costruire dove e come si vuole anche, sul un letto di un fiume, o su una zona vincolata o ancora su un terreno franoso, compiendo un grave passo indietro sotto il profilo ambientale che aggraverà la già disastrosa condizione idrogeologica del  delicato e notoriamente franoso  territorio agrigentino.

Gli amministratori  agrigentini non riescono mai a trarre esperienza dai danni  che si verificano spesso  nelle zone di Villaggio Mosè, Cannatello e  S.Leone dove, piovendo un po’ più del solito, accadono spesso disastri e alluvioni.Inoltre il sindaco dovrà spiegare con quali fondi  saranno realizzate  le relative opere di urbanizzazione, considerato che mancano ancora strade, reti idriche, reti fognarie, depuratorie reti d’illuminazione elettrica in molti nuovi  quartieri  urbani sorti  attraverso il precedente PRG.

E ancora ci dovrebbe dire  come  concilia eventuali nuove costruzioni con il fatto che esistono centinaia e centinaia di nuovi alloggi invenduti in una città diventata ancora più povera di prima e senza alcuna crescita demografica della popolazione, quindi non trova alcuna giustificazione  cementificare terre vergini rubate alla produzione agricola.

La verità è che si vuole continuare a devastare il nostro territorio senza macchiarsi direttamente di reati penali o amministrativi sfruttando, diciamo criminosamente,  le contraddizioni delle leggi urbanistiche,  non volendo  comprendere che la rinascita della nostra città dipende tutto dalla crescita ecosostenibile, incominciando dalla decostruzione/riqualificazione  delle degradate periferie urbane e dal  risanamento del suo centro storico, senz’altro la vera fonte per la crescita del settore turistico, che può essere la principale fonte dello sviluppo economico.

La  negativa storia urbanistica di Agrigento non è servita da insegnamento ne per i i precedenti ne per gli attuali amministratori;   cosa dovrà accadere ancora a questa sfortunata città? non è bastato quanto descritto nella relazione ministeriale  Martuscelli  stilata a seguito della frana del 1966 e le sue ripercussioni derivate dalle costruzioni illegali di edifici con la diretta complicità dei pubblici poteri locali, le cui aree rese edificabili erano state già segnalate a partire dal 1945 come zone notoriamente franose? Cosa necessita ancora per  far comprendere che la causa dei mali di cui soffre la città, oltre quelli politici,economici e finanziari, sta nei ritardi, nella qualità tecnica della stesura, nella  gestione  e nella non-gestione degli strumenti urbanistici ?

Quanto detto in questo mio intervento non credo abbia bisogno di conferme da parte di politici (in particolare quelle più deteriori della matrice democristiana o dei suoi surrogati di clientela affaristica) che hanno da sempre governato questa città, si vede ad occhio nudo lo stato delle carni straziate dei suoi abitanti  i quali, purtroppo, imperterriti continuano a votare  i suoi insaziabili carnefici.

Calogero Miccichè coordinatore provinciale di Sel.