L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Thursday, Sep 19th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: APPROFONDIMENTI SPECIALI Bellini:"Il 90% degli agrigentini sapeva che il mare di San Leone era inquinato"

Bellini:"Il 90% degli agrigentini sapeva che il mare di San Leone era inquinato"

E-mail Stampa PDF

Pubblichiamo una nota stampa del segretario del circolo cittadino "Berlinguer", Epifanio Bellini, sulla vicenda dei pennelli a mare di San Leone.


"In attesa della eventuale sentenza che la magistratura potrà emettere sulle presunte illegittimità riguardante il sistema dei pennelli a mare, la Consulenza Tecnica d'ufficio del Prof. Sciacca, resa nota da alcuni articoli di stampa, ha avuto il merito di confermare al 90% degli Agrigentini il 90% delle cose che giá sapevano.

Tra il 90% di agrigentini che sapevano si contano quelli che l'hanno sempre detto e sostenuto sia pubblicamente che privatamente e quelli che in malafede l'hanno negato anche di fronte all'evidenza. Le sotto percentuali le lasciamo all'intelligenza di chi legge, ricordando che fino a pochi mesi fa in tanti ancora sostenevano apertamente che i pennelli costituissero un sistema depurativo legale ed efficiente. 

Piuttosto, se é banale sottolineare il 90% delle cose rilevate dalla perizia, e ribadiamo di dominio pubblico, ovvero l’inquinamento del mare di San Leone, ben più interessante é riflettere su quel 10% di novità che ci viene svelato e che in pochissimi avevano detto. Emerge infatti, non l'imperizia e il pressappochismo delle amministrazioni che avrebbero dovuto affrontare il problema, ma una precisa responsabilità politica che potremmo tradurre con "il non poteva non sapere" tanto utilizzato in quest'ultimo periodo con riferimento alla mancata richiesta del rinnovo delle autorizzazioni allo scarico.

Se la responsabilità sia solo politica e non penale lo deciderà la Magistratura ma ciò che sembra emergere é una voluta e perseverante opera di negazione o rimozione della verità, avallando opere prive delle necessarie autorizzazioni la cui semplice richiesta avrebbe aperto scabrose situazioni omissive e contrarie all'interesse pubblico. Tutto ciò apre un'inquietante interrogativo a cui oggi nessuno vuole dare risposta e che si riassume nella ricerca del movente per il crimine perfetto che in questi anni si é compiuto sotto il nostro naso.

Se le responsabilità dell'amministrazione fossero confermate, l'evidenza delle forzature compiute sarebbero talmente lapalissiane che sorgerebbe spontanea la domanda del motivo per cui si é deciso di correre un rischio così grande. Perché ci si é incaponiti a non volere affrontare il problema, anzi a nasconderlo, correndo il rischio di pesanti incriminazioni?

Se infatti abbiamo il delitto (il mare inquinato), abbiamo l'arma del delitto (i pennelli a mare unitamente all'assenza della depurazione a monte) e in definitiva il colpevole (i responsabili per Legge della salute pubblica), ciò che manca o che ancora non si dice sono il movente e gli eventuali mandanti, che avevano elementi talmente convincenti da far propendere chi di competenza per l'assunzione del rischio di una condanna.

A nostro parere le motivazioni vanno cercate poco distanti dal luogo del delitto ritenendo che tutto passi dal vero nodo cruciale che blocca il sistema della depurazione di Agrigento: il depuratore del Villaggio Peruzzo.

L'ostinazione e la perseveranza che si é posto nel non volere completare un'opera ormai definitivamente sancita come legittima (e non da ora) ci appare il vero movente per avere continuato ad utilizzare i pennelli a mare come foglia di fico a copertura di una depurazione inesistente.

Perché non é mai stato chiesto il rinnovo dell'autorizzazione allo scarico? forse perché si sapeva che non sarebbe stata concessa in quanto il sistema non aveva un sistema depurativo in linea con la legislazione vigente? E quale era il motivo di non dotare la fascia costiera del sistema di depurazione? Forse perché l'unica risposta valida era il completamento del depuratore del Villaggio Peruzzo?

Quindi la domanda corretta che ne consegue é: chi non ne voleva il completamento e perché, tenendo di fatto in ostaggio una città per tutti questi anni?

Riteniamo che la risposta vada data dalla politica mettendo in atto quelle azioni concrete finalizzate alla soluzione definitiva e trasparente del problema, ma se ancora decidesse d'infilare la testa sotto la sabbia saremo ben lieti che queste domande se le ponesse la Magistratura".