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L'ombra della mafia sulle elezioni regionali siciliane. Il procuratore De Francisci: "trattative"

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La mafia piomba sul voto in Sicilia. La Procura di Palermo sta indagando sul ruolo di Cosa nostra nella campagna elettorale in corso e sugli eventuali accordi tra boss e politici.

Siamo alle solite. La mafia ha il potere di smuovere ancora oggi qualcosa come 300mila voti, una enormità se consideriamo la gente che non andrà a votare perchè sdegnata dalla politica del mangiamangia.

A dare la spinta alle indagini, quando mancano 24 giorni all'apertura delle urne per l'elezione del presidente della Regione e dei 90 deputati dell'Assemblea, sono stati alcuni colloqui tra mafiosi intercettati dagli investigatori.

Un fulmine a ciel sereno che arriva mentre quasi 1.700 candidati sono in campagna elettorale, in un clima segnato dall'anti-politica e dagli scandali per l'uso spregiudicato dei fondi pubblici su cui indagano diverse Procure, compresa quella di Palermo che ha acquisito documenti contabili consegnati dalla Presidenza dell'Assemblea regionale siciliana.

E' già successo con Cuffaro, si è continuato con Lombardo rinviato a giudizio insieme al fratello nell'aprile scorso per concorso esterno in associazione mafiosa.  La mafia direttamente o indirettamente ha avuto a che fare con la politica siciliana. Sono troppo potenti e lo sanno. Spesso fanno tremare i polsi ai politichetti siciliani, che per timore e per convenienza "calano la testa" e diventano remissivi nei loro confronti. E' così che hanno distrutto la nostra Sicilia, la nostra terra.

Tornando alle elezioni poi c'é il dibattito spinoso sulle candidature nelle liste dei partiti di alcuni indagati, di rinviati a giudizio per vari reati e addirittura di qualche condannato in via definitiva anche se riabilitato. A parlare dell'indagine antimafia è stato l'avvocato generale dello Stato, Ignazio de Francisci, fino a tre giorni fa procuratore aggiunto a Palermo, durante il Festival della legalità, organizzato dal sito d'informazione 'LiveSicilia'. "Senza rivelare alcun segreto", l'ex pm ha fatto riferimento in particolare al colloquio tra due mafiosi. Emerge che Cosa nostra darà i voti "a chi prende impegni ben precisi". Perché neppure i boss ormai "si fidano più" dei politici.

"Vogliono impegni - sottolinea De Francisi - Chi chiede voti a loro si deve impegnare a fare qualcosa per loro". E "i discorsi", si evince dalle intercettazioni, "si devono fare chiari". "I voti non si danno più per simpatia, antipatia, mai per ideologia - spiega l'avvocato generale - si danno solo in cambio di impegni precisi". Per l'ex pm quelle ascoltate dagli investigatori "sono parole" che "però illustrano un quadro preoccupante". Fare accordi per i politici "significa andare a braccetto anche dal punto di vista del codice penale con Cosa nostra", ricorda ai politici dalla memoria corta.

"Dagli ascolti sappiamo che ancora più che nel passato - ribadisce - oggi Cosa nostra darà i propri voti solo a chi si impegna a ricambiare con concreti favori, il che costituisce reato: lo sappiano i nostri amministratori". E rivolgendosi alla classe politica, De Francisci non usa mezzi termini: "C'é una lunga tradizione di politica e mafia che vanno a braccetto, siccome siamo in campagna elettorale è giusto ricordare che chiedere voti alla mafia è reato: ogni tanto qualcuno lo dimentica allora noi lo ripetiamo".