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Arnone querela esponenti agrigentini del PD

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"Querelati gli esponenti del PD agrigentino che hanno rifiutato di rilasciarmi la tessera". A parlare è l'avvocato Giuseppe Arnone che attraverso una nota stampa fa sapere di avere querelato alcuni componenti del Partito Democratico di Agrigento.


"Hanno affermato falsamente e in modo diffamatorio
" scrive l'ambientalista "che ad Arnone la tessera non poteva essere data in quanto rinviato a giudizio per gravi reati contro la persona. E, sempre in modo diffamatorio, hanno affermato che la tessera ad Arnone non poteva essere data in quanto il rilascio sarebbe andato contro l’art. 23 dello Statuto del PD siciliano.

Sabato prossimo verrà consegnata ai giornalisti la querela per diffamazione aggravata contro Pistone, Bellini, Galvano, Cordova, Contino, Gorenic, Sferrazza Papa, ovvero i sette esponenti del PD agrigentino che hanno sottoscritto il documento diffamatorio ove, per danneggiare Arnone, si sostiene falsamente che la tessera del Partito Democratico non gli può essere rilasciata – mancato rilascio che esclude la candidatura di Arnone alle Regionali nella lista del PD – in quanto Arnone sarebbe stato “rinviato a giudizio” per gravi reati contro la persona. La notizia diffamatoria è stata anche diffusa oggi da un importante quotidiano regionale, con grande danno anche per il profilo professionale di Giuseppe Arnone, legale impegnato contro la mafia.

“Nella mia generosità offro agli eventuali incolpevoli, perché tratti in inganno, la possibilità di scusarsi e di raccontare chi, come e perché li ha tratti in inganno. La gravissima falsità diffusa ai miei danni, secondo cui sarei stato rinviato a giudizio per gravi reati – circostanza questa che, se vera, escluderebbe anche la possibilità di essere candidato – viene diffusa da quei parlamentari letteralmente terrorizzati dalla mia eventuale candidatura nella lista del Partito Democratico. E’ utile che gli agrigentini sappiano che questo pseudo gruppo dirigente, ormai, vive nel terrore che il libero voto degli agrigentini lo spazzi via per sempre.

E sono molto dispiaciuto che anche i cosiddetti oppositori al reuccio Capodicasa, ovvero Adragna e Panepinto, facciano ormai parte di questo circuito dell’infamia. Non sfugge a nessuno, infatti, che né Adragna, né Panepinto hanno pronunziato una parola per denunziare il malaffare costituito persino dalla mancata apertura del tesseramento ad Agrigento città.

Non solo non sono mai stato rinviato a giudizio per reati gravi di qualsivoglia tipo e genere, ma – per quanto riguarda il cosiddetto affaire Di Marco – come meglio avrò modo di approfondire nei prossimi giorni, ho appena accettato l’incarico di difensore della signora Di Marco rispetto a fatti gravissimi dei quali è stata vittima. E dico ciò solo per fornire un ulteriore, recentissimo e tranciante elemento in merito all’assoluta inconsistenza e pretestuosità delle accuse che mi vengono mosse, al centro del mio ultimo libro.

La totale malafede degli esponenti del Partito Democratico è ulteriormente aggravata dalla circostanza che a diffondere così gravi notizie, false, siano stati anche due colleghi avvocati, quali Lorenzo Cordova e Angela Galvano.

Per completare il quadro, va anche aggiunto che la diffamazione sopra indicata – ovvero quella dell’inesistente rinvio a giudizio, non è l’unica perpetrata nel documento sottoscritto dai sette diffamatori. Ad esempio, pure grave è avere asserito che io non avrei avuto titolo, pur essendo consigliere comunale del PD, a utilizzare il simbolo del Partito.”

Ed ancora Arnone scrive: "Di seguito il testo dell’art. 23 dello Statuto del PD Sicilia.

(Rispetto del Codice Etico e del Manifesto dei Valori)
Non possono aderire al Partito Democratico Siciliano e non possono essere candidati a cariche interne del partito o istituzionali coloro che abbiano subito condanne penali di I° grado per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione o siano stati rinviati a giudizio per delitti connessi alla mafia, alla droga e a reati gravi contro la persona".