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Mafia, Alfano ricorda l'imprenditore Iannì e il maresciallo Di Bona

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“Carmelo Iannì era un albergatore palermitano che venne ucciso per avere dato alla polizia la possibilità di infiltrarsi nel suo albergo per indagare su un gruppo di chimici marsigliesi, poi arrestati, venuti in Sicilia per insegnare ai boss il metodo di raffinazione dell’eroina. Stare dalla parte giusta, negli anni ‘80, significava morire".

A scriverlo è Sonia Alfano, Presidente della Commissione Antimafia Europea, ricorda l’albergatore palermitano Carmelo Iannì, ucciso dalla mafia 32 anni fa.

"Carmelo Iannì lo sapeva, ma andò fino in fondo con grande coraggio. Venne giustiziato il 28 agosto del 1980, su ordine del boss Gerlando Alberti, che ne ordinò l’esecuzione dal carcere. Sono passati 32 anni e, purtroppo, Carmelo Iannì continua ad essere considerato vittima di serie B, nonostante l’altissimo tributo pagato allo Stato.

Quello della famiglia Iannì è il destino di tante vittime innocenti della mafia, abbandonate dallo Stato perchè poco conosciute o poco celebri. Per loro continuerò a battermi, perchè meritano tutto il rispetto che non hanno avuto in questi lunghi anni”.

Ed ancora la Alfano ricorda il trentatreesimo anniversario della scomparsa di Calogero Di Bona, maresciallo ordinario del Corpo degli Agenti di Custodia:

“Nel 1979 Palermo fu protagonista di una terribile serie di eventi drammatici, durante la quale furono assassinati magistrati, poliziotti e giornalisti. Una delle vittime di quella sanguinosa stagione è Calogero Di Bona, maresciallo ordinario del Corpo degli Agenti di Custodia, scomparso da Palermo il 28 agosto di quell’anno. Di lui il magistrato Rocco Chinnici, incaricato di indagare sul caso, disse che era stato assassinato perché era un fedele servitore dello Stato.

La famiglia di Di Bona perse ogni speranza di poter ottenere verità e giustizia quando lo stesso Chinnici fu assassinato da Cosa Nostra, il 29 luglio del 1983. Certo è che le parole di un giudice scrupoloso e onesto quale era l’allora Capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, rimangono scolpite nella memoria di tutti i cittadini onesti che ancora oggi ricordano Di Bona e il tragico evento che lo ha strappato ai suoi cari alla vigilia dei suoi 35 anni di età”.