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Nulla di cui pentirmi, mafia e amore: la storia di Benedetta Bono

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Il tempo spesso cancella le ferite ed il passato e, spesso, fa cedere nell’oblio fatti e persone che hanno profondamente segnato la storia della lotta alla mafia, storie di coraggio, di paura e di solitudine, storie sbiadite dal tempo e dimenticate da molti, storie che sembrano essere scritte sulla sabbia e per questo troppo presto cancellate.

Una storia scritta sulla sabbia è quella di Benedetta Bono. Donna coraggio, la prima donna che ha permesso con le sue rivelazioni di istruire un processo, il  primo ad Agrigento, contro cosa nostra agrigentina. Per anni aveva vissuto nell’ombra, nonostante il suo ruolo: Benedetta Bono era, infatti, l’amante del boss riberese Carmelo Colletti.

Sono gli anni di piombo, gli anni in cui la mafia dei “viddani corleonesi” vuole prendere il predominio su quella dei palermitani, anni di alleanze, di tradimenti, di morti e di sangue. La lotta al cambio di potere non ha i suoi confini  esclusivamente a Palermo. Il vecchio assetto ha eletto il suo capo provincia , Carmelo Capizzi di Ribera.

Il boss ha un debole, un’amante, Benedetta Bono, detta Nittina, una storia che nasce nel 1977, quando la donna da Montelepre si trasferisce a Ribera, ha appena 32 anni, quattro figlie e un matrimonio giunto al capolinea. Qualcuno sussurò a Benedetta che quell’uomo era un mafioso, che era meglio stargli alla larga, ma gli dava sicurezza e , poi, ne era profondamente innamorata.

Una donna che spesso è al suo fianco anche quando si reca a Palermo per affari con i grandi capi. Benedetta conosce uomini, affari, molti segreti che custodirà,  per anni starà vicino al suo uomo .  La lotta interna che scatena una mattanza smisurata che per anni insanguinerà la Sicilia coinvolge nello sporco gioco della lotta al potere lo stesso Colletti.

La vita di Benedetta Bono cambiò radicalmente una calda mattina di fine luglio,il 30 luglio del 1983. Il suo uomo, Carmelo Colletti, 62 anni, tradito dal suo killer di fiducia, viene ammazzato sotto una pioggia di proiettili all’interno della sua concessionaria Fiat a Ribera. I due amanti si erano visti la sera prima, il suo uomo sarebbe dovuto partire l’indomani per Montecatini, come ogni anno. Avevano fatto l’amore, anche se la donna leggeva negli occhi dell’uomo qualcosa di strano, forse paura, forse presentimento..

Benedetta non sa nulla e mentre gli investigatori sono attorno al cadavere crivellato di colpi in una pozza di sangue, il maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, “il  mastino”, bussa alla sua porta, a Marinella di Selinunte e la invita a seguirlo in caserma. La Bono viene interrogata nascondendogli la tragica fine del   suo uomo, gli e lo rileveranno dopo alcune ore di interrogatorio.

Benedetta scoppia in lacrime, ma con grande coraggio e dignità, convinta della sua scelta continua a parlare e a confessare i segreti di cui era venuta a conoscenza stando al fianco del boss. Aveva conosciuto i “vip” della mafia siciliana, Nitto Santapaola, Bennardo Brusca, Stefano Bontade e altri uomini, conosceva segreti, trame e tradimenti.

Le sue rivelazioni consentirono di tracciare l’organigramma di cosa nostra agrigentina e non solo. Una donna sola, senza il suo uomo a proteggerla, da sola con la legge al suo fianco, giudici, magistrati la interrogarono e lei, consapevole della sua scelta decise di parlare, senza mai tentennamenti, senza mai tirarsi indietro, con paura ma con grande dignità. Depose al processo di Agrigento e al max processo di Palermo, grazie alle sue rivelazioni molti uomini d’onore furono condannati. I giornali la misero sulle prime  pagine, con grandi titoli ed articoli a nove colonne, una donna contro la mafia.

Di questa donna il tempo ne ha dimenticato la storia. Conclusi i processi, tutti si dimenticarono di Nittina. Rimase nel suo  silenzio, nella sua solitudine, tra mille stenti. Dopo la morte di Colletti a stento riusciva a vivere, fu costretta a prostituirsi per riuscire ad andare avanti e poter tirare su i quattro figli. Oltre ai boss e a uomini di mafia e malaffare conobbe anche uomini che gli segnarono la vita, uomini come Giovanni Falcone, il giudice Fabio Salamone  e soprattutto Paolo Borsellino che definisce un gentiluomo ai  giornalisti Enrico Deaglio e Franco Castaldo ai quali confidò un sogno, quello di affidare ad un libro la  sua storia, aveva scelto anche il titolo “Nulla di cui pentirmi”.

Benedetta Bono ha dato un contributo fondamentale alla lotta alla mafia, è stata sulle prime pagine dei quotidiani, poi,il  silenzio, di Nittina non si ricorda più nessuno,dimenticata, affidata all’indifferenza e al suo destino. Oggi vive facendo la spola tra Campobello di Mazara, in provincia di Trapani e Montelepre,in piccolo centro in provincia di Palermo, vive in  silenzio, senza memoria. Ogni siciliano dovrebbe ricordarsi di lei, della donna coraggio che decise di svelare i segreti che custodiva, di svelare nomi e circostanze. Da quel 30 luglio del 1983 la sua vita cambiò per sempre, una vita di stenti e di sofferenze, ma con una grande ricchezza l’onestà e la dignità che l’hanno resa una donna ricca nell’animo e nella coscienza e con “nulla di cui pentirsi”.

tratto da senzamemoria.it
di Mario Musotto