Non ci si può comprare una casa, ma per andare dal dentista, acquistare una macchina o ristrutturare il bagno, il social lending si sta rivelando particolarmente utile in tempi di credit crunch. Il principio è semplice: invece di andare in banca, si può chiedere un prestito a un cittadino privato. Il tutto fatto su Internet attraverso società autorizzate dalla Banca d'Italia.
Risultato? Sarà perché ottenere un finanziamento allo sportello è sempre più difficile, fatto sta che le aziende di "prestiti sociali" stanno registrando un successo crescente. «A maggio abbiamo fatto il record assoluto con 1,2 milioni di euro richiesti», esordisce Mariano Carozzi, che ha fondato e amministra Prestiamoci, una delle due società italiane del settore, e che da inizio 2010 ha erogato oltre un milione di euro di prestiti. Anche qui la selezione è stringente: «Accettiamo una richiesta su dieci». Insomma chiedere un finanziamento non equivale a ottenerlo. Tuttavia, rispetto alle banche, queste imprese offrono qualche possibilità in più all'esercito di precari e piccoli imprenditori che allo sportello ormai non si avvicinano neppure.
Il settore sta vivendo una fase esplosiva un po' dappertutto. L'americana Lending Club, protagonista assoluta del comparto, dal 2007 ad oggi ha erogato prestiti per oltre 700 milioni di dollari. Imprese del genere sono fiorite in tutto il mondo, dalla Germania alla Cina. Da noi, oltre a Prestiamoci, c'è Smartika, erede della Zopa Italia cancellata dal registro delle società finanziarie tre anni fa da Bankitalia per irregolarità procedurali. Risolto il problema, a marzo l'azienda è tornata sul mercato e in tre mesi ha erogato prestiti per 700 mila euro. Proprio come per Prestiamoci, i soldi dei prestatori finiscono sui conti correnti di una banca depositaria, così il prestatore resta titolare del denaro.
Ma come funziona concretamente il social lending? Ed è davvero così vantaggioso rispetto alle banche? Va detto innanzitutto che il servizio è rivolto solo alle persone fisiche e a chi ha una partita Iva (le società sono escluse). Gli importi sono limitati: con Smartika non si possono ottenere più di 15 mila euro, con Prestiamoci l'asticella si alza a 25 mila. Una volta inseriti i dati personali e reddituali nel sito Internet della società, richiedente e prestatore specificano l'importo e la durata del prestito. A questo punto l'azienda classifica il richiedente in base alla classe di merito creditizio, insomma, gli attribuisce un "rating". Ogni sito ha il suo metodo specifico, ma c'è un denominatore comune: i dati dichiarati vengono confrontati con quelli forniti da imprese specializzate nelle valutazioni creditizie. Come dire: chi mente viene scoperto. Fatti i controlli, la società emette il suo verdetto e, se positivo, incrocia le offerte con le richieste.
Per classificare i richiedenti Smartika ha ideato quattro classi di merito, mentre Prestiamoci ne ha delineate tre direttamente collegate ai tassi di interesse. In entrambi i casi sono inclusi anche i lavoratori atipici, cioè persone assunte con contratto a progetto o a tempo determinato. Gente che in banca farebbe fatica persino ad ottenere un prestito per comprare un motorino. Due anni fa, quando chiese il finanziamento, Aurelia non aveva stipendio né posto di lavoro. «La mia attività come presidente di una cooperativa era terminata e dovevo ripartire da zero. Per me è stato magico trovare Prestiamoci: mi hanno concesso un prestito da 1.900 euro a un tasso d'interesse del 7,5 per cento». Con quei soldi Aurelia ha creato la Revel Bags, una linea di borse. Ma chi ha avuto il coraggio di concedere un prestito a una 29enne senza lavoro? «Ha giocato a mio favore la casa di proprietà e il fatto di aver sostenuto in passato un mutuo piuttosto alto senza mai registrare intoppi», spiega l'imprenditrice. Di casi simili ce ne sono parecchi. Enrica, 39enne romana, nonostante il contratto a progetto ha ottenuto un prestito da 2.500 euro per ristrutturare casa: «Per le finanziarie a cui mi sono rivolta, le mie garanzie erano insufficienti. Invece a Smartika è bastato sapere che sono cointestataria della casa in cui vivo e ho sempre pagato le bollette. A 24 ore dall'invio della richiesta avevo già ricevuto l'ok».
Oltre ai tempi di risposta, un vantaggio rispetto alle banche è rappresentato dai tassi di interesse. «Chi chiede un prestito tramite Smartika», assicura il direttore marketing, Carlo Vitali, «lo ottiene a un tasso medio lordo dell'8,6 per cento, molto meno rispetto all'12,4 per cento applicato oggi dagli istituti di credito». Nel caso di Prestiamoci, invece, il tasso lordo può arrivare fino al 12,5 per cento, ma Carozzi lo spiega così: «A confronto con Smartika, direi che loro sono più convenienti per i richiedenti, mentre noi lo siamo per i prestatori». Vero. Il taeg medio (cioè il costo complessivo del finanziamento) applicato da Smartika è dell'8,65 per cento, contro il 9,24 per cento di Prestiamoci. Di contro, il tasso richiesto da Prestiamoci al finanziatore è lo 0,8 per cento su ogni rata mensile, contro l'1 per cento preso da Smartika per l'intera somma. Per entrambi i siti il margine medio di guadagno è tra il 2,5 e il 3 per cento. «Un'altra differenza rispetto a loro», aggiunge il fondatore di Prestiamoci, «è che noi partecipiamo direttamente al finanziamento: mettiamo dall'1 al 10 per cento della somma. E' un rischio che ci assumiamo, ma cerchiamo così d'infondere fiducia nel prestatore».
Di certo il social lending sta diventando un'opzione interessante anche per chi ha soldi da investire. Piuttosto che comprare bund tedeschi che offrono rendimenti quasi nulli o puntare tutto sui Bot italiani, molti scelgono di finanziare progetti concreti. Andrea, 42enne marchigiano, è un ex bancario ora papà a tempo pieno. Ad aprile ha investito 10mila euro con Prestiamoci: «Oltre a diversificare», spiega, «ho evitato di mettere soldi in un fondo che magari finanzia società produttrici di armi, dando invece credito a qualche giovane che doveva comprarsi la macchina e a un imprenditore che voleva creare la sua start up». Per molte persone che decidono di fidarsi del social lending, questo è un punto fondamentale. La cifra messa sul piatto (25 mila euro al massimo con Prestiamoci, 50 mila con Smartika) viene ripartita in tanti piccoli prestiti, così da diminuire il rischio di mancato rimborso, e il finanziatore sa a chi sono finiti i suoi soldi. «Certo», aggiunge Andrea, «la possibilità di non essere ripagati esiste, ma visto quanto sta avvenendo ultimamente con i titoli di Stato non so cosa è più rischioso».
tratto da L'espresso



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