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In memoria di Impastato

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Antipatico. Stava davvero antipatico. A destra e a sinistra. Alla Mafia per il suo modo irriverente di irriderla, “Tano Seduto” chiamava il potentissimo Gaetano Badalamenti. Al Sindaco democristiano cui non perdonava nulla. Al segretario del Partito comunista, irrigidito nei suoi schemi, cui recitava una poesia di Majakovskij: “Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada”. Stava antipatico Peppino Impastato, talmente antipatico che un giorno di 21 anni fa, fu fatto tacere con l’ausilio di un panetto di tritolo. La notte buia dello stato italiano, quella del 9 maggio 1978. Sta ancora antipatico Peppino.

 

Ad un Sindaco leghista di uno sperduto paese del bergamasco: Ponteranica. Tanto antipatico che Cristiano Aldegani, neo primo cittadino, ha fatto rimuovere d’urgenza la targa con cui la precedente giunta di Centro Sinistra aveva dedicato a suo nome la Biblioteca comunale. Antipatico in questo caso non perché antimafioso, comunista, ma semplicemente perché siciliano, “Terrone”. C’è un filo conduttore in questa vicenda, e non è la grettezza, la mancanza di memoria storica, la brutalità e la finta virilità leghista, no è la stupidità…semplicemente la stupidità. La stupidità di un atto inutile, violento, ma inutile. Perché togliendo quella targa il Sindaco non ha ottenuto altro che imprimere, ancora di più, nella memoria collettiva il nome di Peppino Impastato, quella Biblioteca a chiunque sia dedicata in futuro, sarà sempre la biblioteca “Impastato”.

Non volendo Cristiano Aldegani si è comportato come quei mafiosi che credevano di cancellare il ricordo di Pippo Fava, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, tramite un atto di forza. Ottennero solo di far diventare le loro storie personali memoria collettiva e riferimento etico universale. La memoria non si cancella cancellando una targa. Questo fatto, che s’incasella in un periodo tristissimo del nostro paese testimonia l’incapacità di chi privo di titolo si erge nei suoi sogni a conquistatore. Di chi ventriloquo del nulla si elegge portavoce solo dei propri interessi personali. Peppino Impastato era antipatico perché diceva la verità senza l’ausilio di quel “berretto a sonagli” che garantisce solo ai pazzi in Sicilia il diritto di dire la realtà delle cose.

Servirebbero tanti altri “antipatici” in Italia, ma intanto ci teniamo questo siciliano barbuto che ha una targa in meno a commemorarlo ma che è impresso come un tatuaggio nei pensieri di tutti gli italiani onesti.

 

Gaetano Alessi