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Riceviamo e pubblichiamo, l'architetto Vella: "Legge Casa, proroga a chi?"

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Per come già scritto in una mia riflessione di due anni fa circa, mi è già successo di mettere giù un commento personale  su questo ritenuto importantissimo argomento: Il c.d. Piano Casa – è stata, a suo tempo, una questione posta con parole dolci e che accarezzava l’animo buono degli uomini – perché è stato ritenuto giusto, consentire, a chi ne avesse avuto “realmente bisogno” di dotarsi di una casa, “la propria” con standards più adeguati e spazi vitali consoni al numero degli abitanti di quella dimora.

Ovviamente, come in tutte le fiabe (così è stato prospettato ai più l’evento riformatore), c’è un però; l’aumento del così detto 20% della cubatura preesistente – non è una novità – (vedi l’art. 4 della Legge Regionale n°37/85) che non lo ha mai considerato come peccato edilizio mortale. Ma è altrettanto vero che da sempre il legislatore ha tenuto conto di ciò che avviene in casa e le conseguenze fuori di esse; che intendo?

Semplice… è necessario tener conto del sovraffollamento; La città deve crescere in modo armonioso e contenere un suo equilibrio generale per garantire un abitat adeguato “dentro e fuori casa”: aumentare la cubatura in una abitazione rileva la necessità di insediare un numero di persone maggiore del previsto; ma questo vale anche per gli spazi esterni – aumento degli spazi attrezzati a verde; più parcheggi; insomma più Servizi – evitare quindi il congestionamento esterno, che già hanno subito le nostre città, per effetto dell’abusivismo e dei successivi Condoni – e cosa si è fatto in passato e cosa si vuol fare in futuro – al “danno” far seguire la “beffa” – la riduzione degli ONERI CONCESSORI… si continua a sottovalutare la qualità della vita a discapito sempre delle casse delle città che invece devono garantire pure l’inverosimile.

Questa era ed è rimasta l’inascoltata riflessione di due anni fa, e allora ebbi a scrivere, altresì, che si sarebbe potuto continuare all’infinito… Ma la nostra Deputazione regionale oltre queste semplici considerazioni conosce le Leggi esistenti? E’ edotta del fatto che esistono i Decreti Ministeriali del 1° e del 2 aprile 1968? Sa che effetto abbia ridurre l’entrata per i Comuni degli Oneri Concessori? Ha idea dei danni – ancora irrisolti – dai Condoni Edilizi? Ha l’idea di quanti Piani di Recupero Edilizio non siano stati adottati, prima, e resi esecutivi successivamente? Ha la più pallida idea della dimensione economica del contenzioso dei Comuni con i propri cittadini che si fanno male per il ritardo, non sempre colpevole, della mancata manutenzione stradale?

I risultati che si colgono quali sono invece? Che per “eliminare” la Commissione Edilizia Comunale (ultimo baluardo di democrazia, ritenuto invece strumento utilizzato (forse tal volta anche a ragione) per aumentare ritardi e da sacrificare all’insegna della semplificazione) hanno dovuto approvare ben due, dico due, Leggi Regionali. E poi anziché fare esperienza di due anni fallimentari della Legge casa, fallimento del quale non parla ovviamente nessuno, con un laconico codicillo, il comma 130 (che per trovarlo ci vuole la lente d’ingrandimento) dell’art. 11 della Legge Finanziaria di quest’anno hanno prorogato di altri 24 mesi l’agonia di una Legge inapplicabile nei principi che l’hanno ispirata.

Una cosa è certa però, che gli umori non cambiano e come per Cassandra finirò per ricordare, ma senza essere creduto, solo negatività e sventure. Il sottoscritto spera altresì di non fare la fine di Cassandra e del fratello gemello Eleno (meno famoso), che stanchi dal gioco, nell’attesa s'addormentarono all'interno del tempio di Apollo mentre i loro genitori li dimenticarono lì, storditi dal vino.

Chiudo qui… nella speranza che un giorno siano convocati, almeno per ascoltarli, un po’ di Tecnici Comunali (mal rappresentati dagli Ordini professionali e forse è proprio per questo che siamo una delle categorie di professionisti più maltrattati) prima di varare definitivamente delle Leggi che spesso risultano inapplicabili e ancora peggio poi disattese.

Architetto Giuseppe Vella