L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Thursday, Sep 19th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: RUBRICHE LETTERE IN REDAZIONE Dal ‘think tank’ al ‘do tank’, concretizzare un impegno

Dal ‘think tank’ al ‘do tank’, concretizzare un impegno

E-mail Stampa PDF

Riceviamo e pubblichiamo una lettera in redazione del dotto Angelo Schillaci che volentieri pubblichiamo.
Viviamo un momento particolare.

La logica è quella positiva della condivisione: una condivisione forzata che, per certi versi, deve essere digerita e supportata dal popolo sovrano.

Ecco, la contraddizione risulta più palese quando si usa questo aggettivo, sovrano, per il popolo italiano che, purtroppo, non regna per niente.

Soprattutto oggi.

E’ molto attuale discutere di ‘coesione’, esistono addirittura ‘politiche di coesione’ territoriale e sociale, ma questo termine pare perdere il suo vero valore quando non esiste un rapporto con la ‘decisione’.

Decidere deriva dal latino de-caedere, che significa “tagliar via”: decidere comporta sempre escludere qualcosa ed optare per qualcos'altro, per questo non viene mai usato quando si parla di coesione, perché fatalmente si eliminerebbe tutto il negativo da condividere.

Tra l’altro, condividere senza decidere è quanto ha fatto finora la politica italiana nei confronti del Governo e quanto ha chiesto di fare il Governo ai cittadini, espropriati della sovranità immolata sull’altare del risanamento, dell’agognata stabilità.

Per sentirsi forza di governo, non basta esserlo: occorre verificare nel quotidiano quanto si sta facendo per meritarlo.

Non è retorica.

Credo sinceramente che quanti oggi hanno responsabilità di governo, dal nazionale ai vari governi locali, siano fortemente animati da una volontà di far bene, di distinguersi per aver meglio contribuito a proporre soluzioni positive, che producano reali miglioramenti alla situazione attuale per i cittadini e per le future generazioni.

Ma il messaggio che passa, filtrato da una comunicazione spesso correttamente equidistante dalle varie forze politiche come pure dal popolo, è quello di una chiamata alla ‘coesione’ per i singoli, non di un impegno alla ‘condivisione’ per tutti.

Letteralmente e politicamente c’è una bella differenza.

Mi dispiace, ma è spesso avvertita così.

L’utilizzo di tutti gli strumenti ‘social’ che il web mette a disposizione dovrebbe avvicinare le posizioni, riscrivere rapporti di ‘condivisione’ appunto: ma spesso tweet, post e quant’altro non fanno che trasformarsi in semplici ‘megafoni del pensiero e delle opere’ dell’un politico o dell’altro, senza neanche provare a ricercare quel nuovo sistema di democrazia partecipata che potrebbe risultare vincente.

Anche qui, condividere senza contribuire a decidere.

E’ trasversale questa cosa, non certo imputabile a qualcuno in particolare.

Anche la rete quindi, paradossalmente, da libero ed autarchico strumento di espressione e partecipazione moderno ed essenziale, può sovente diventare un diffuso modello generalista di applicazione del principio di esclusione.

Con le migliori intenzioni, beninteso.

Il salto di qualità, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, dovrebbe attuarsi sin da subito.

Riavvicinarsi ai cittadini, sentirsi ed esserne realmente rappresentanti legittimati, non vuol dire solo parlarne lo stesso linguaggio, usarne gli stessi strumenti, rapportarsi gentilmente o informarli costantemente: tutto ciò, oggi, non basta e non paga più.

Il popolo è spesso più avanti di chi lo rappresenta, quindi ha bisogno di risposte per andare avanti e continuare a credere che valga la pena non mollare, condividere per risollevarsi, fare sacrifici oggi per farne meno domani.

Ma soprattutto vuole tornare a decidere.

Una vera innovazione sarà data, nei tempi e nei modi più opportuni, da quelle ‘riforme’ che prevederanno non solo e non più sacrifici condivisi, ma finalmente decisioni condivise, dalle più grandi alle meno importanti, nella concretezza di un’azione civicamente responsabile della politica che tenda ad esserci meno per esserci meglio.

Attenzione: non un delegare al popolo, semmai dare più forza al contrario.

Ottenere deleghe efficaci dai cittadini, che partecipano direttamente alle decisioni e responsabilizzano maggiormente i rappresentanti, a tutti i livelli.

Eccomi quindi tornare al senso del titolo di questa breve riflessione: certamente deve essere inteso ed accolto positivamente il proliferare di diversi e variamente ‘colorati’ ‘think tank’ che, stimolando interessanti dibattiti interni ed esterni, propongono soluzioni di varia ispirazione dottrinale ma tutte con esiti e ricadute attese di grande spessore; si palesa però, a mio modesto avviso oggi con maggior vigore, la immanente necessità di un ‘do tank’, di una concretezza applicativa che superi la logica dei gruppi di pensatori fine a se stessa, ma che realizzi, che faccia, che renda ‘visibili’ le mirabolanti opere del pensiero.

Ritengo che chi vorrà intestarsi questa fondamentale ‘riforma’, prima delle altre pur decisive, potrà senz’altro chiedere anche la necessaria ‘coesione’ nel fare concretamente la propria parte a tutti.

-  Condivido un ‘pensiero’ perché partecipo alla sua realizzazione pratica -

Questo, credo oggi, potrebbe essere il nuovo modello di rapporto a cui ispirarsi.

Dovremmo augurarcelo.

Dr. Angelo Schillaci