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ASI, il commissario sospende tre dirigenti per gravi illeciti: ecco i nomi

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"In data odierna questa Gestione Commissariale ha provveduto a sospendere dal servizio i tre dirigenti del Consorzio Asi di Agrigento, Antonino Casesa (ex direttore generale), Salvatore Callari (dirigente responsabile dell'area tecnica), Rosario Gibilaro (dirigente responsabile dell'unità contabile). I suddetti dirigenti hanno commesso gravi illeciti disciplinari e si sono resi responsabili, ognuno per le rispettive competenze, di ripetute violazioni che hanno danneggiato sotto diversi profili sia l'Ente nel suo complesso che l'erario". Durissimo intervento del commissario ASI, l'area di Sviluppo Industriale Alfonso Cicero sulla questione dei dirigenti che sono stati sospesi dall'attuale reggente dell'ente, si legge per "gravi illeciti".
"Inoltre, Casesa"
continua il comunicato stampa dell'ASI, "non ha adottato gli atti di sua competenza contro diverse aziende colluse ed in odore di mafia insediate nell'area industriale della provincia di Agrigento, come previsto dalle leggi e dal protocollo di legalità sottoscritto il 24/06/2010 alla Prefettura di Agrigento, dall'Assessore regionale attività produttive Marco Venturi, dalla precedente gestione commissariale dell'Asi e da Confindustria.

La sospensione dei citati dirigenti, per un periodo di 30 giorni come previsto dall'art.52 del vigente C.C.R. Area Dirigenza, prevede anche l'inizio del procedimento disciplinare che potrà concludersi con il licenziamento secondo le procedure previste.

Le gravissime responsabilità del disastro Asi Agrigento, sommerso dai debiti, segnato da violazioni di legge e possibili compiacenze con la criminalità organizzata, sono addebitabili sia agli ex vertici consortili che a tutta la dirigenza del Consorzio la quale, in diverse e numerose fattispecie, si ritiene abbia esercitato in modo illegittimo ed illecito le proprie funzioni pubbliche.

Questa gestione commissariale continuerà sempre con determinazione la sua inderogabile azione di legalità, di contrasto al fenomeno mafioso ed affaristico, nell'interesse del bene collettivo, dello sviluppo e dell'economia sana del territorio, tenendo sempre stretti i rapporti con le istituzioni e le parti sociali"
conclude la nota.