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Cara Girgenti Mia, 28° puntata: "la storia della prima bandiera italiana a Girgenti"

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Il Presidente del Consiglio comunale uscente, Francesco Alfano, esprime le più sentite condoglianze e si stringe al dolore della famiglia Brucculeri per la perdita del caro Giuseppe, persona generosa animato da autentico amore verso la Città, che ha donato ai concittadini la storica prima bandiera tricolore, esposta in Girgenti nell’aprile del 1860 davanti la chiesa di San Lorenzo (Purgatorio), ed oggi in mostra presso l’aula “Sollano” di Palazzo dei Giganti. Sulla importante donazione si acclude una nota storica a firma di Settimio Biondi.


“La storia non ci dice se la bandiera italiana recentemente donata al Comune di Agrigento da un nostro commendevole concittadino, il geometra Giuseppe Bruccoleri, sia stata o meno la prima ad essere allestita in Città; ci dice però che fu la prima in assoluto ad essere esposta in pubblico. Non è infatti improbabile che una qualche similare bandiera sia stata preparata ed occasionalmente esposta nel chiuso di qualche magione di patrioti locali, tra pareti domestiche che favorivano e proteggevano gli incontri e i conciliabili dei girgentini anti borbonici ed anti napoletani, come allora si usava dire.

La bandiera tricolore poteva ben servire a rafforzare gli animi, a coagulare i sodali e a fare sperare nel futuro degli avvenimenti. E però, al di là di questa non peregrina ipotesi sulla quale nulla ci dice la storia per mancanza di fonti tanto avverse che confermative, noi sappiamo che una bandiera unitaria nazionale venne confezionata da Caterina Ricci Gramitto madre di Luigi Pirandello, ed estesa a sventolare tra le mani, che sembravano essere scolpite proprio per questo, di una delle settecentesche statue della chiesa di San Lorenzo.

A dircelo è proprio il figlio di quella madre, il nostro grande drammaturgo. Certo, Caterina Ricci Gramitto si compiaceva di quel ricordo, lo trasmetteva ai figli. L’episodio, risalente al 1860, era divenuto di dominio pubblico nella cerchia di quelle persone, notabili e civili, che facevano opinione e custodivano la memoria della Città. Il patriottismo risorgimentale ed unitario siciliano trovava i proprio prodomi nel patriottismo indipendentista della prima metà dell’800, fondato sul risentimento storico anti napoletano prima ancora che anti borbonico.

I patrioti del 1860 saranno gli stessi patrioti della rivoluzione del 1848, o i loro figli e nipoti. Nel 1848 la famiglia Ricci Gramitto aveva patito diverse tribolazioni, culminate nell’esilio maltese di Rocco, che aveva combattuto con idee ed opere per l’indipendenza siciliana sotto la bandiera rosso-gialla della Trinacria. Questi ricordi dolevano ancora nella mente di Caterina Ricci Gramitto, e su di essi fece rivalsa, in un contesto rinnovato che vedeva sostituita all’idea autonomista quella unitaria nazionale, con il trionfante allestimento di quel drappo tricolore, adornato nella candida banda centrale dallo scudo crociato di Casa Savoia ed esposto in S. Lorenzo per salutare una nuova e vindice storia.

Prezioso cimelio, dunque: sia per le circostanze in cui venne esteso, sia perché cucito da una donna il cui figlio si sarebbe chiamato Luigi Pirandello. Ora c’è da chiedersi se questo drappo sia veramente quello donato da un  uomo colto, buono, amante della storia patria e raccoglitore delle sue testimonianze, qual è il lodato geometra Bruccoleri. Io dico di ci, io credo di si.

Mi sovvengo anzi di aver sentito parlare dell’esistenza materiale di questa bandiera moltissimi anni addietro, quand’ero poco più che ragazzino, a San Leone, in casa del signor Alfredo Sinatra, da parte di Anna Maria Ricci Gramitto, finissima e bella ragazza destinata a sposare Antonio Bruccoleri, valente funzionario del genio Civile, uomo colto ed appassionato, fratello del ripetuto Giuseppe Bruccoleri, Anna Maria ne parlava come di cosa della propria famiglia ed ivi custodita: con normalità, ma anche con dolce orgoglio di memoria.

Questo avveniva, ripeto, in epoca non sospetta, quando in città non c’era ancora l’odierno interesse per le cose concernenti Pirandello, e quando non c’era in vista alcuna celebrazione dell’unità d’ Italia. Tempi insospettabili, dunque. Successivamente la notizia dell’esistenza del drappo mi venne ripetuta (e per me che già la conoscevo, confermata) proprio dal nipote di Pirandello, Stefano.

Mi pare dunque pienamente legittimato e spiegato il possesso del cimelio da parte del geometra Bruccoleri, come cosa appartenuta alla famiglia della cognata ed a lui pervenuta da Giovanni Ricci Gramitto, di cui era divenuto amicissimo. Una ispezione materiale del drappo è sufficiente a verificarne, come è stato fatto, l’antichità.

Operazione che non lascia indifferenti e che commuove, guardare la manifattura, la riproduzione “a memoria” dello scudo savoiardo in ingenuo risalto di ritagli preformati, le svelte e frettolose cuciture, e quella cert’ aria di urgenza, di entusiasmo e di calorosa soddisfazione che sembra permeare l’esito del lavoro. In questo cento cinquantenario dell’unità d’Italia ad Agrigento retorica e silenzio sono stati l’una corretta e l’altro rotto da questo dono che parla più di qualsiasi discorso.

Bene ha fatto il Presidente del Consiglio comunale dottor Francesco Alfano a volerlo esposto, e cioè a conservarlo per la fruizione della memoria”.