Marco Zambuto, sindaco di Agrigento, è volente o nolente un fuoriclasse nello spiazzare l'opinione pubblica. A marzo, per esempio, ha vinto da trentanovenne belloccio la medaglia d'argento nella classifica Web di Tiscali dei primi cittadini più sexy d'Italia.
Nel 2011, le cronache hanno ospitato la sua proposta assai moderna di cedere ai privati, in cambio di 100 miliardi di euro, il brand della Valle dei templi. E ancora, nel 2007, ha stupito gli agrigentini per come ha conquistato il comando della città: dimettendosi da segretario provinciale Udc, e sbaragliando alle elezioni gli ex amici del centrodestra.
Adesso, giunti a un passo delle comunali del 6 maggio, siamo a una nuova puntata della Zambuto's story. Stavolta, al centro dell'attenzione è il fragilissimo centro storico di Agrigento, dove il sindaco in carica - tornato nel frattempo a casa Udc - vorrebbe realizzare quella che Calogero Micciché, candidato consigliere di Sel (Sinistra Ecologia Libertà) nella sinistrorsa lista Agrigento bene comune, definisce "una triste speculazione edilizia, concepita non per favorire la collettività e il patrimonio urbanistico, ma per premiare interessi privati".
Tutto comincia nel marzo 2009, quando il Comune lancia il piano di riqualificazione urbana chiamato "Terravecchia di Girgenti". Un'iniziativa che, in teoria, ha due apprezzabili scopi: costruire appartamenti da affittare a basso prezzo, con la formula del canone sostenibile, e non danneggiare il cuore antico del capoluogo, ridotto dalla disattenzione politica a "una sequenza di muri sbrecciati, portoni marciti e abitazioni a rischio crollo", come lo ritrae chi ancora ci vive.
"Da subito", afferma Micciché, "l'operazione non ha convinto". Nel senso che, al di là dei complessivi 7 milioni di euro pubblici destinati al progetto, c'è da considerare il punto del centro in cui dovrebbero farsi largo mattoni e fondamenta. La giunta Zambuto, infatti, "ha deliberato tra febbraio e luglio 2011 che nove appartamenti costruiti dal Comune e 23 realizzati da imprenditori privati, sorgano nella fascia più sensibile della città": a pochi metri dall'abbagliante cattedrale normanna di San Gerlando (chiusa da tempo per pericolo frane) e sopra alle macerie dell'Opera Pia Francesco Schifano, ex scuola e centro d'assistenza per orfanelli e diseredati, a sua volta edificata sopra a resti medievali.
Una scelta che ha sbalordito la Federazione provinciale di Sel, secondo cui questa coperta di cemento, nella quale è previsto anche l'esproprio di alcune vecchie case, avrebbe un paio di controindicazioni importanti. In primo luogo, preoccupa "la stabilità geologica, dato che nel sottosuolo sono presenti cavità ipogeiche (ossia gallerie del quinto secolo avanti Cristo, scavate per raccogliere l'acqua piovana), ancora inesplorate e causa di precedenti dissesti".
Dopodiché c'è una seconda grana, da affrontare. Nel senso che, dalle mappe comunali, emerge che nel 1986 l'istituto religioso ha regalato al Comune l'Opera Pia Schifano a patto che ci realizzasse un asilo nido, o una casa albergo per disagiati, o un centro per anziani, oppure una struttura assistenziale. Insomma: "Niente di paragonabile alle palazzine previste ora", commenta Micciché, "tanto più che, lo stesso piano particolareggiato della città, evidenzia come il terreno dell'Opera Pia vada riservato a "residenze speciali per la terza età"". Dunque, si tratterebbe di "un cambiamento della destinazione d'uso, stabilito senza l'obbligatorio avallo del consiglio comunale".
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Chi specula su Agrigento
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Da parte sua, va detto che il sindaco Zambuto non si è troppo agitato per questo fuoco di critiche. Al contrario, ha risposto con il solito stile: spiazzando tutti. Cioè dichiarando, dall'alto della sua buona fede, che il Comune ha "agito senza modificare la destinazione d'uso all'ex Istituto Schifano". Tanto clamore, ha lasciato insomma intendere, sarebbe il frutto avvelenato della guerra elettorale. Ma così facendo, ha indispettito ancora di più lo schieramento degli scettici.
I quali, in questi giorni, si scapicollano su e giù per le vie agrigentine segnalando ai concittadini un'ulteriore anomalia del piano "Terravecchia". "Il punto chiave", spiega Micciché, "è nella delibera di giunta del 23 novembre 2011, dove si dice che il Comune impegnerà circa un milione di euro ricevuti dalla Regione per finanziare i lavori; ma si precisa pure che quei soldi sono destinati a opere che rispettino la legge siciliana 16 del 2011": e questo, s'indigna Micciché, "non sta avvenendo". Nel senso che la legge 16 "non accenna alla possibilità di costruire nuovi edifici".
Anzi, fa riferimento "al piano particolareggiato del centro storico", in cui è previsto "il recupero sociale, culturale, funzionale e ambientale dei monumenti ivi esistenti".
tratto da L'espresso
Il caso Tandoj - Il giallo più intricato della storia di Agrigento
Microstorie di Girgenti dal 1880 al 1980

