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Ad Agrigento l'acqua più cara d'Italia: perchè?

 

I dati di “Blue Book 2009” presentati a Bari, nel corso della sedicesima edizione della conferenza europea “H2Obiettivo2000”, che ha illustrato una relazione su funzionamento e costi del servizio idrico integrato, colloca la città dei Templi al primo posto assoluto. Nel 2008 gli esborsi più elevati per un’utenza standard si sono registrati ad Agrigento, con una spesa annua di 440 euro, seguita da Arezzo (410 euro) e Pesaro e Urbino (409 euro). La spesa più contenuta invece si registra a Milano con appena 103 euro l’anno; in pratica nella nostra città l’acqua è più cara quattro volte superiore al costo del capoluogo lombardo. Scendendo nello specifico, nel 2007 su 104 capoluoghi monitorati, 70 hanno registrato una variazione in aumento e tra questi Agrigento con il 38% ; ma le differenze non mancano anche all’interno della stessa regione: la forbice di spesa annua per il servizio idrico tra Agrigento e Catania è di 269 euro. Di fronte a questi dati, nelle case degli utenti agrigentini, sono state recapitate le bollette, che come viene specificato, non rappresentano fattura.

Si tratta spesso di bollette incomplete, approssimative e per niente chiare. Non sono specificate la tariffe applicate e gli scaglioni di consumo e non sono indicati i metri cubi di acqua fatturata; chi ha un contratto a consumo, cioè con regolare contatore idrometrico, nella parte descrittiva legge “acconto canoni e consumi salvo conguaglio. Una procedura che sia nella forma che nella sostanza apre un contenzioso con l’utenza che, in virtù di recenti disposizioni di legge, deve pagare l’acqua in base al reale consumo e non sulla scorta di acconti e dunque a forfait. Di fronte a tale situazione, l’amministratore delegato della “Girgenti Acque” Giuseppe Giuffrida, nel corso di una intervista, ha negato l’evidenza nonostante le legittime lamentele di utenti ed amministratori di condominio.

Sulle bollette recapitate va detto a priori che il criterio presuntivo, che non fa riferimento ai consumi effettivi, è censurato dalla legge. A tal fine la Corte di Cassazione ha stabilito che «in difetto di rilevazione del consumo effettivo, non sia comunque consentito in materia far ricorso a criteri di consumo presuntivo parificando la mancata rilevazione del consumo e che sia dovuta qualunque somma da chi pure abbia usufruito del relativo servizio». Al cittadino, per avere riconosciuto un suo diritto, non resta che ricorrere al Giudice di Pace. Infatti «qualora, nel giudizio di equità del giudice di pace relativo al pagamento del canone per il servizio di acqua potabile erogato, l'utente contesti non il proprio obbligo di pagamento, ma la misura del corrispettivo (ponendo in discussione il modo in cui il corrispettivo stesso è stato determinato), la decisione (condiviso l'assunto di negare validità al modo in cui il corrispettivo è stato commisurato) non può limitarsi a dichiarare illegittima la richiesta del pagamento del canone, ma deve consistere nella determinazione di un diverso corrispettivo, alla quale il giudice di pace deve procedere applicando in modo corretto i criteri predeterminati dalla società, oppure, disapplicati questi, applicando il diverso criterio che caso concreto» (vedi, per tutte, Cass. 12 marzo 2005, nn. 5458 e 5465).
Il cittadino chiede chiarezza prima di pagare ma l’agrigentino è in buona compagnia. Pensate, un italiano su tre, paga una bolletta irregolare.
Lo ha affermato la Corte Costituzionale precisando che il canone di depurazione delle acque (nella nostra bolletta è la seconda voce “acconto depurazione salvo conguaglio”) si deve versare solo in presenza di questo servizio; tale sentenza applica una direttiva europea del 2000 che entrerà in vigore nel 2015.
A sollevare il caso è stato il “Gruppo 183” che ha denunciato i ritardi dei comuni per la realizzazione dei depuratori che, tramite le aziende, ottengono dei fondi sotto forma di prestito gratuito prelevandoli anticipatamente dalla bollette. In alcune città la depurazione è assicurata al cento per cento come Bergamo, Bolzano, Cagliari, Campobasso, Caserta, Cosenza, Foggia, Lecco, Modena, Torino e Vercelli.

Ma altre viaggiano a scartamento ridotto: in Sicilia 34% di depurazione a Palermo, 33% a Catania e ad Agrigento? Nei casi in cui il servizio non è coperto al cento per cento il cittadino può, dopo aver chiesto l’indice di depurazione al Comune che è tenuto a darlo, rivolgersi al giudice di pace per ottenere la restituzione della quota parte della bolletta relativa al servizio non prestato.


Secondo il rapporto di Legambiente sull’Ecosistema Urbano 2009, elaborato dall’Istituto di ricerche “Ambiente Italia”, la capacità di depurazione misurata secondo un indice basato su abitanti allacciati agli impianti di depurazione, giorni di funzionamento dell’impianto, di depurazione e capacità di abbattimento, per Agrigento è pari al 67%. In base al dato ciò comporterebbe la restituzione di somme accantonate e magari spese con la conseguenza di un grave squilibrio finanziario per il gestore del servizio, con la necessità di individuare interventi straordinari di riequilibrio.
Ma il rischio concreto è un aumento delle tariffe che graverebbe ovviamente sugli stessi utenti.

 

Vecchie Tariffe residenziali
0,46  cent.   Fino a 80 mc                                           
0,62  “”"      da       81 a  140 mc                              
1,08 “”"       da      141 a 160 mc 
1,65 euro   oltre    161 mc

Nuove tariffe residenziali e non
da 0       a 70   mc   euro 1,12
da 70     a 100 mc   euro 1,44
oltre 100  mc           euro 1,92
+  una tassa  fissa di 25,00 euro

Non residenziali
0,62   cent.    Fino a 80 mc
0,67   cent.    Da  81 a 140 mc   
1,08 euro       da 141 a 160 mc


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