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Relitti in un relitto: Agrigento vista dai giovani

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Una zattera nell'oceano che ha perso la speranza di vedere terra. Ad oggi questa è l'impressione che ho della mia città. Che abbiamo, senza troppe censure. Una città che ha la stessa fisionomia dei suoi abitanti. Pigra, stanca di domandare, stanca d'essere presa in giro. Rassegnata a vedersi così. Rassegnata ai giri di parole che rispondono alle richieste basilari. Una città a metà,come molte delle sue strutture.

Luigi Pirandello,il più grande dei medici che si prese cura di Agrigento, le aveva diagnosticato un male, forse incurabile: l'accidia taciturna dei suoi abitanti .

"Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni,nè mai l'aveva avuta. La corruzione era sopportata come un male cronico, irrimediabile; e considerato ingenuo o matto, impostore o ambizioso,chiunque si levasse a gridarle contro." Questa frase ormai centenaria,tratta da "I vecchi e i giovani",stupisce per la sua attualità. Ed è qui che ritrovo la conferma di ciò che è evidente. Siamo noi ad aver ridotto Agrigento ad una discarica senza inceneritore. Siamo noi che ragioniamo secondo la logica de "una lurdia in più una in meno". Continua però a sopravvivere una percentuale di gente che, passando ogni giorno in rassegna le strade di Agrigento, vorrebbe bendarsi per non vedere le brutture di cemento. Sopravvive una parte della città che alla finestra, anzichè godere di un bel panorama, si diletta ad addizionare pattume a pattume. Che nel ricevere ospiti provenienti da altre parti della città, da zone più agiate, si trova a giustificare perchè quella scuola sia così, quel parco sia colì, quel centro commerciale cosà.

E allora proponiamo una passeggiata per le vie della città, senza la necessità di addentrarci nei paesi. Per quindici anni ho vissuto a Monserrato. Un balcone offriva il miraggio d'un mare pulito. L'altro dava sulla scuola media di Monserrato "S.Quasimodo". Una struttura molto spaziosa che se fosse stata sistemata(non oso dire "meglio", se fosse stata quanto meno completata) avrebbe potuto fare concorrenza anche ad altre scuole medie di Agrigento. L'edificio vegetava da tempo anonimo,finchè qualcuno pensò di "ultimare" i lavori e renderlo agibile,a modo proprio.E anche questa volta agibile per metà. La sua parte posteriore è ancora oggi incompleta. Sono passati quasi dieci anni dagli ultimi lavori e non so quanti dalla sua costruzione.

Ricordo che noi ragazzi qualche volta andavamo giù, quando ancora non c'erano recinzioni. Mi sentivo come Astolfo che va sulla luna per ritrovare il senno e incontra tutte quelle cose che gli abitanti della terra hanno smarrito. C'erano materassi in cui avevano alloggiato zingari ed extracomunitari;siringhe,vestiti,cassette e giornali porno.Un vero mercatino delle pulci.Del resto al piano superiore c'era soltanto una scuola.

Possiamo restare a Monserrato nella ricerca del nostro ciarpame. A ridosso della scuola elementare G.Fava un centro commerciale. Sono trascorsi anni,sindaci si sono passati il testimone,c'è una nuova generazione alle porte ma è soddisfacente vedere come certe cose non cambino mai. Tra poco il sole girerà intorno alla terra e scommetto che quel centro commerciale non sarà mai inaugurato nè abbattuto. Le sterpaglie cresceranno testimoni della sua rovina e almeno i rom avranno un luogo in cui ripararsi. Sperando che non crolli però, essendo a rischio praticamente da quando è stato costruito. Di cos'altro vogliamo parlare. Viaggiando in macchina da Agrigento a Villaseta, passando per la clinica Sant'Anna, v'è mai capitato di non riuscire a vedere più in là del vostro naso per l'altezza dell'erba?

La manutenzione della nostra città funziona come le Olimpiadi, una volta ogni quattro anni. Chissà che la tempistica non coincida con le elezioni politiche. Per non parlare delle discariche abusive che si sono formate attorno ai cassonetti di Monserrato;dell'erbaccia e della sterpaglia che costringono i bambini a giocare altrove,possibilmente in mezzo alle macchine, o a tuffarvisi dentro rischiando d'essere preda di zecche e insetti d'altro tipo,quando va bene. Le giornate trascorse fuori da bambini si trasformavano in vere e proprie escursioni tra relitti in un relitto.E vi ringraziamo per non averci mai fatto annoiare.Speriamo però che qualcuno non si faccia male. Da quattro anni mi sono trasferita nel cuore della città. Adesso un balcone offre come panorama il miraggio d'un mare limpido che è sempre più inquinato, l'altro invece si affaccia sul Parco dell'Addolorata.

E qui miliardi di puntini di sospensione si spiegherebbero meglio di parole, come i miliardi stanziati dai fondi della Cassa per il Mezzogiorno per costruire questo Parco nell'area in cui s'era verificata la frana del luglio 1966. Un'avventura edilizia finita male ancor prima di cominciare se si ricorda che nella fase precedente l'inizio dei lavori l'intera zona si trasformò in un ospizio per drogati, un rifugio di coppiette e una discarica dove confluivano tutti gli immondezzai.

Negli anni ‘80 l'impresa che vinse l'appalto, dopo aver demolito le strutture presenti, trascinò i lavori con estrema lentezza finchè le uniche cose ad essere portate a termine furono i fondi. Venne consegnato alla città un Parco che non fu mai un Parco vero e proprio, se non nel primo periodo in cui le famiglie andarono ugualmente per portare i bambini a giocare. Come se il suo destino fosse stato deciso da prima della nascita, l'area divenne rifugio per drogati, coppiette e così via. Oggi il Comune sta, timidamente provando, quantomeno, a ripristinare questo immenso polmone verde. E fermiamoci qui, anche se ognuno ne avrebbe da dire e da ridire. Forse ci sentiremo ancora stupidi a domandarci perchè, nonostante le tasse versate,non ci siano mai i soldi per realizzare i progetti d'interesse comune;perchè si scarifichino strade appena asfaltate,come per depositare una ricchezza che non potrebbe finanziare lavori più grandi. Questi sono i luoghi a cui sono legata che, se andranno incontro ad un futuro,nella mia memoria resteranno sempre incompleti. Relitti in un relitto.

Claudia Arancio