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Intervista a Giovanni Miccichè, editore di Teleacras

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Grande interesse per il mondo dell’informazione. Nello scenario di un crescente allargamento del settore occorre ricercare soluzioni originali che tengano conto e valorizzino le specifiche caratteristiche, le capacità, le tradizioni e le vocazioni territoriali; in tale clima di sfide si cimenta l’editore di Teleacras, Giovanni Miccichè,

che ha fermamente creduto nella “sua” televisione. Ancora oggi emerge con forza la sua volontà di investire sulla qualità e sull’innovazione che è poi la chiave per far crescere l’attrattività degli sponsor. L’imprenditore agrigentino ci apre le porte dei nuovi studi dell’emittente ubicata nella zona industriale di Agrigento.

 

Per iniziare parliamo dei nuovi studi di Teleacras. Nuovi locali, ampi spazi per una televisione che è destinata ad essere sempre più la tv degli agrigentini?

“Ritengo che una razionalizzazione degli spazi era necessaria: ora possiamo lavorare in maniera più confacente a quelle che erano le nostre esigenze”.

Una storia lunga e costellata di successi quella della sua emittente.

“Telecras è stata costituita nel dicembre del 1975. Ha iniziato a trasmettere nel 1976 in bianco e nero grazie alla passione di alcuni agrigentini che come me decisero avviare questa emittente; nel tempo siamo cresciuti, abbiamo avuto una evoluzione positiva ed oggi Teleacras è la televisione più seguita ad Agrigento ed in provincia con molti riscontri, NELLA SICILIA OCCIDENTALE E SOPRATUTTO A Palermo”.

Nel palinsesto non sono programmati film, telenovele o fiction televisive, perché?

“E’ una delle caratteristiche della televisione. Eliminare film e telefilm perché preferisco la produzione di trasmissioni con contenuti che hanno un taglio culturale e storico come ad esempio i programmi "Memorie" di Enzo Alessi (nella foto accanto), "Spigolando nella storia" del professore Allotta, Punto Fermo del prof. Gaziano, Opinioni di Lelio Castaldo, o le trasmissioni di intrattenimento del prof. Egidio Terrana. Inoltre curiamo molto gli approfondimenti giornalistici con trasmissioni come Tema di Angelo Ruoppolo e Reportage di Daniela Spalanca e Pietro Fattori e come non citare lo sport che seguiamo con attenzione con la trasmissione Osservatorio Sportivo condotta da Davide Sardo che quest’anno è stato premiato dall’associazione arbitri come miglior conduttore televisivo. Sicuramente tali produzioni sono preferite dai nostri telespettatori rispetto alle fiction o film di terz'ordine che non interessano a nessuno mettendoci su un piano di concorrenza assurda ed improponibile con le grosse emittenti nazionali”.

A livello di informazione Teleacras è da sempre ai primi posti negli ascolti e ha lanciato tanti giornalisti agrigentini che, dopo l’esperienza maturata in redazione, lavorano in Rai e nelle reti nazionali.

“Si questa è un'altra soddisfazione. Posso dire che giornalisti che lavoravano con me oggi sono in redazioni prestigiose. Mi riferisco a Carmelo Sardo che oggi è al TG5 o Luigi Galluzzo giornalista di “Studio Aperto” ad Alfredo Conti a Raitre a Giovanni Taglialavoro che è in Rai, anche se adesso ha abbandonato la strada del giornalismo dedicandosi alla organizzazione di programmi realizzati insieme a Michele Guardì, e altri che sicuramente troveranno il modo di affermarsi a livello nazionale”.

Molti pensano che il miglior telegiornale della storia di Teleacras fu quello sotto la guida del direttore Giovanni Taglialavoro, in un periodo compreso tra la fine degli anni '80 e nei primi anni '90, anche perché vi era una redazione altamente professionale con giornalisti come Sardo, Galluzzo, Crapanzano, Nocera, Iacono, Mandracchia...

“E' vero era una redazione ottima: però voglio fare una considerazione. Premetto che sto facendo archiviare i telegiornali più vecchi, quelli storici di Teleacras e l'altro giorno, rivedendo un nostro videogiornale del 1984 mi sono accorto che il taglio dell'informazione era sostanzialmente diverso: il telegiornale era molto stringato. Durava solo 20 minuti effettivi in quanto vi erano molte notizie e pochi servizi. Io invece oggi ho voluto privilegiare la parte delle notizie di pubblico interesse come quelle sui convegni, sulle attività nelle scuole, insomma un tipo di informazione che deve coinvolgere il più possibile il territorio, cosa che prima veniva trascurata perché c'era una eccessiva, secondo me, selezione nelle notizie”.

Oggi essere un editore di una emittente, molto seguita in questa martoriata terra, diventa una grossa responsabilità perché potrebbe esporre, sotto certi aspetti, anche a determinate pressioni. Nel corso dei suoi 35 anni di attività editoriale è mai accaduto?

“Le pressioni non mancano mai. Mi è successo più di una volta”.

Sia più preciso. Che tipo di pressioni?

“Ho ricevuto qualche pressione, per esempio, perché non si facesse parlare specificatamente qualche personaggio che poteva dare fastidio ad alcuni. Lo slogan che ho sempre utilizzato all'unisono è stato questo: "Teleacras non mette bavagli, Teleacras fa parlare, Teleacras non adotta censure che non travalichino i limiti di legge". Ho sempre ripetuto questa frase a chi anche, garbatamente, mi chiedeva di non far parlare qualcuno che potesse "disturbare", mi suggeriva una forma sonnolente di informazione-bavaglio. Basta solo chiedermelo e io darò a tutti lo spazio che mi chiederanno, ma non mi chiedano mai di non fare parlare Tizio o Caio perché questo non rientra nella mia logica di informazione televisiva”.

Concedete a tutti un diritto di replica...

“Assolutamente si e anzi se qualcuno si è sentito particolarmente leso da qualche dichiarazione gli concederei mezz'ora di spazio gratuito ma, ripeto, non devono mai dirmi di mettere il bavaglio a qualcuno. Qui tutti possono parlare e dire la loro. Teleacras è la voce di tutti, deve rappresentare la voce del territorio. Guai se non fosse così”.

Come si comportano i politici nei vostri confronti, in periodo elettorale ad esempio? “Nei periodi elettorali il politico ci contatta poi prepara la sua pubblicità e tutto finisce li. Qualche volta ci può essere anche stata qualche “scenata di gelosia” perché magari qualcuno ha interpretato un nostro servizio giornalistico, all'interno del videogiornale, migliore di un altro ma come ripeto si tratta solo di “gelosie” malriposte. Noi tendiamo ad essere sempre equilibrati ed equidistanti. Faccio un esempio: quando c'è stata la recente disputa per la consultazione popolare per il rigassificatore sono venuti a trovarmi i rappresentanti del comitato contro tale impianto a chiedermi un sostegno giornalistico per supportare la loro protesta. Io ho fatto un discorso semplice che sostanzialmente era quello che noi, come emittente, non potevamo schierarci con nessuno. Gli dissi che loro avevano il diritto di parola, all'interno del videogiornale, o negli spazi autogestiti che gli avrei lasciato fare con libertà in piena autonomia”.

Viviamo in un territorio con problemi legati alla mafia e nel corso degli anni ne avete seguito le torbide vicende che spesso coincidevano con arresti di politici ed imprenditori collusi. Pressioni sulla limitazione dell'informazione su questo genere gliene sono mai arrivate?

“Guardi a me personalmente no. Però credo che a qualche mio giornalista qualche larvato discorso di questo genere sia giunto. Io, se mi mettono al corrente, suggerisco sempre di continuare ad informare la gente e di non tenere conto dei criminali. Ritengo che dalla mia storia, per quello che mi è successo in positivo e in negativo, evidentemente oggi non posso che avere una posizione ferma ed irremovibile che è quella di fronte-muro contro questa gentaglia che io considero il cancro assoluto di questa nostra terra”.

Parliamo dei “palazzi del potere”, della trasparenza. Secondo lei oggi ci sono dei problemi sotto questo punto di vista?

“Sono convinto che i problemi ci sono eccome. Non c'è la giusta trasparenza tra politica e cittadino e questo allontana sempre più la gente. La giusta politica secondo me è quella di far conoscere al cittadino tutte le decisioni intraprese nel corso dei mandati elettorali. Tutto dovrebbe essere trasparente per una amministrazione, a partire dalle delibere di Giunta, alle autorizzazioni fino alle concessioni edilizie; dovrebbero essere riportate interamente sui siti internet delle Amministrazioni. Qualunque cosa si faccia all'interno degli Enti dovrebbe essere resa pubblica su internet. Hanno gli strumenti necessari, perché non lo fanno? Dove è il tanto decantato “palazzo di vetro”? Se si riuscisse a farlo, secondo me, il problema etico della politica sarebbe senz'altro risolto".

Parliamo dell'aviopista che intende realizzare l'imprenditore Moncada: perché tutti questi "paletti" e questa poca chiarezza della politica nei confronti del re dell'eolico? “Sono convinto che se ad Agrigento ci fossero più imprenditori come Salvatore Moncada, la nostra città, la nostra provincia sarebbe diversa e qualitativamente migliore. Ma lo capiscono alcuni che questo signore sta creando centinaia di posti di lavoro? Lo capiscono che la costruzione di un aeroporto, seppur piccolo, aumenterebbe il potenziale turistico e creerebbe altre centinaia di posti di lavoro, anche con la costruzione di un “resort” connesso all'operazione? Se Agrigento è mediocre, lo deve rimanere per sempre? Io dico che per la nostra provincia ci vorrebbero dieci, cento, mille imprenditori come Salvatore Moncada”..

Lei è un frequentatore del social network on-line più famoso del momento, mi riferisco a Facebook. Qualche settimana fa lessi un suo messaggio che colpì la mia attenzione, un suo pensiero che più o meno recitava: "l'informazione ad Agrigento è soggetta a bavagli. Sono convinto che anche un piccolo giornale di provincia, a volte, può dare fastidio ai potenti perchè è disturbante". A cosa si riferiva?

“Ne sono convinto di questa frase. Quando si evidenziano determinate problematiche la politica, che sia di destra o di sinistra, se in quel momento sta governando evidentemente può non gradire una serie di cose che noi intendiamo assolutamente far sapere alla gente. Quindi non c'è dubbio che ci può essere un tentativo larvato di gente che non gradendo determinate notizie ti chiude le porte del “palazzo”. Da questo punto di vista noi riteniamo di non farci condizionare da nessuno perché riusciamo, fortunatamente, a tirare avanti lo stesso”.

Ci sono delle grossissime difficoltà economiche in questa terra: pensa che qualche potente sfrutti questa cosa a suo vantaggio?
“E' inutile nasconderlo: le difficoltà economiche ci sono ma, noi personalmente, riusciamo a superarle anno dopo anno. Nonostante questo non intendiamo cedere a nessun tipo di compromesso o condizionamento legato a contributi, commesse o aiuti economici. Non ci pieghiamo ai ricatti di nessuno”..

Parliamo di questa recente diatriba tra il giornalista Franco Castaldo e il consigliere comunale Giuseppe Arnone sul presunto "patto di non belligeranza" tra lei e lo stesso ambientalista. Nessuno ha ascoltato la sua versione dei fatti, se la sente di parlarne? “Veda io pago lo scotto di fare parlare Arnone e siccome questo può disturbare qualcuno si tenta, con una serie di “contromosse”, di condizionare una tipologia di informazione che è la nostra , giusta o sbagliata per alcuni; sicuramente non sono io quello che deve decidere se lo è o meno. Qui da noi si parla, non si tappano le bocche. Questo evidentemente mi ha portato, come contraccolpo, una serie di attacchi che io considero privi di fondamento serio ai quali io non ho mai risposto sia verbalmente sia giudizialmente sebbene estremi di querela ce n'erano e pure parecchi. Mi sono mantenuto sempre in una posizione nella quale sono convinto che un giornalista se fa un giornalismo sbagliato si squalifica da sé e,a mio giudizio, alla fine il tempo darà ragione a chi il giornalismo tenta di farlo nella maniera più obiettiva, più seria e più aperta possibile. Un giornalismo di parte e fazioso non può nel tempo durare, ecco perché le dicevo che Teleacras sarà sempre libera e aperta a tutti anche a Franco Castaldo se lo vorrà. Se lui mi chiedesse di parlare io gli darei voce e lo spazio che vuole nonostante tutto quello che ha scritto sul mio conto”.

Dunque un messaggio di "avvicinamento" con il giornalista Castaldo lanciato dalle pagine del nostro mensile?

“Io sono abituato a non radicalizzare mai le mie posizioni. Io con Castaldo non sono litigato per la vita: forse è lui che si sente litigato con me. Nella mia coscienza io non mi sento litigato con nessuno. Sono pronto sempre a discutere con chiunque”.

Tratto dal mensile L'Altra Agrigento di giugno/luglio 2009