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Inquinamento elettromagnetico a Favara e rischi per la popolazione

L'hanno piazzata nel bel mezzo del centro urbano di Favara, sul tetto di una palazzina in via La Marmora, traversa di via Francesco Crispi. Una deturpante antenna UMTS.

Trincerandoci sui risultati degli studi fin ora eseguiti che non confermano né smentiscono la dannosità dell’irradiazione continua di tali onde elettromagnetiche e nel rispetto del vecchio proverbio siciliano” Meglio diri chi sacciu ca chi sapia”, i favaresi, o meglio gran parte di essi, non ci stanno e non vogliono subire le decisioni nefaste di chi, pur di soddisfare i propri egoismi e arricchirsi, agisce a discapito della salute altrui. Ha una bella gatta da pelare il Sindaco Mimmo Russello, benché il consiglio comunale abbia già espresso voce unanime sulla volontà di far smantellare l’antenna “se” abusiva, il primo cittadino ha dovuto affrontare durante il consiglio comunale del 29/6/09 un agguerrito comitato spontaneo. Accesi i dibattiti in sala consiliare dove sono continuati i penosi balletti di responsabilità tra Sindaco e ufficio tecnico, divergenze che tardano all’estradizione dell’antenna.

Ed è appunto la poca chiarezza e le modalità di autorizzazione, che i rappresentanti del comitato contestano, un’antenna istallata “proditoriamente e in mala fede” dietro la vergognosa formazione del silenzio-assenso, così come recitano i manifesti fatti affiggere dal comitato nella città:

nonostante il regolamento approvato il 7 Giugno 2005 dal Consiglio Comunale, in questa città non si perde il vizio di agire furbescamente cercando di gabbare la legge e nuocere, come in questo caso, la salute dei cittadini.È strategia consolidata di far passare impianti di questo tipo con la tecnica del silenzio-assenso. In questi termini, tutte le istallazioni ubicate ad oggi su alcuni tetti delle case e quindi sulle nostre teste, hanno seguito lo stesso percorso amministrativo e burocratico, nel senso che nessuno ha mai autorizzato o apposto la propria firma, permettendo alla ditta con il silenzio assenso da parte dell’ufficio, di portare a termine i lavori senza alcun controllo. Il nostro appello è rivolto alla città e a tutti quelli che hanno a cuore la salute propria e dei propri figli, e invitiamo a incalzare gli organi competenti a vigilare affinché simili mostruosità non avvengano dentro il centro urbano.”

Dal momento in cui non esiste una vera soluzione al problema dell’elettrosmog, risulta più che mai necessaria l’applicazione del principio di precauzione introdotto da alcuni anni dalla comunità europea. Tale principio interviene su un rischio potenzialmente grave senza attendere risultati da parte della ricerca scientifica.

La “prudent avoindance” fu inizialmente sviluppata per gestire il rischio di campi elettromagnetici a frequenza industriale ed è usata dagli enti governativi per diminuire gli utenti all’esposizione delle onde elettromagnetiche.Tuttavia l’applicazione delle politiche cautelative non è sempre facile da gestire a causa di danni sanitari non rilevati e per di più sulla base di una legge italiana, tra le più carenti a livello comunitario in materia, che lascia ampi margini alle compagnie telefoniche e ai privati.

Anche se ad oggi i ricercatori non sono riusciti a dimostrare scientificamente se, e quanto, possano far male le onde elettromagnetiche che i ripetitori telefonici generano è certo che esistono rischi di leucemia infantile, tumori al cervello e altre patologie relative al sistema biologico, nonché disturbi del sonno e danni anche irreversibili alla salute.

Esiste, quindi, la possibilità di rischio per la popolazione esposta cronicamente a questo tipo di radiazioni e per evitare un danno più rilevante sarebbe doveroso non accordare permessi d'installazione di antenne all'interno di quartieri residenziali, di strutture scolastiche e luoghi di pertinenza, comunità in genere. Proprio in questi giorni il consiglio comunale di Favara sta discutendo lo schema del Piano Regolatore Generale e sarebbe la giusta occasione per identificare le aree dove collocare tali impianti, aree che garantiscano, si, la copertura da parte dei gestori di impianti telefonici ma nella piena tutela della salute dei cittadini.

 

Graziella Pecoraro