L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Tuesday, Sep 17th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: APPROFONDIMENTI DOSSIER Acqua fresca, chiara ma non troppo e costosa

Acqua fresca, chiara ma non troppo e costosa

 

Tratto dalla rivista L'Altra Agrigento di Maggio 2009

Acqua sporca, bollette aumentate, servizio scadente. E’ nell’occhio del ciclone la gestione idrica della “Girgenti Acque”; ad Agrigento, il sindaco Marco Zambuto, titolare, in qualità di rappresentante della comunità locale dell’adozione di ordinanze contingibili ed urgenti in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica, ha ordinato, in via cautelare a salvaguardia della salute pubblica il divieto di utilizzo per fini potabili dell’acqua distribuita attraverso la rete pubblica.

Tale provvedimento è stato emesso a seguito di una nota della “Girgenti Acque” secondo la quale “per cause tecniche l’acqua fornita negli ultimi giorni da Sicliacque spa ed in arrivo ai serbatoi cittadini presentava un grado di torbidità oltre i limiti di legge”.

L’ordinanza è datata 23 maggio e per due giorni nessun rappresentante della Girgenti Acque ha cercato di spiegare alla collettività i motivi di tale disservizio: solo una comunicazione al Sindaco.

Lunedì 25, in occasione di una conferenza stampa per l’avvio dei lavori dei pennelli a mare, l’amministratore Giuffrida, ha accennato al disservizio.

Martedì 26 sulle pagine dei quotidiani cittadini le prime ammissioni: l’acqua torbida non “era inquinata ma presentava solamente una elevata quantità di ferro dovuta probabilmente a ruggine venuta fuori dalla condotta. Pare che il problema sia nei mini dissalatori di Porto Empedocle” (Agrigento Flash). Ma che significa “non era inquinata e presentava solo una elevata quantità di ferro”: quell’acqua era potabile?

Evidentemente no vista l’ordinanza del Sindaco di Agrigento. L’amministratore Giuffrida ha cercato di sminuire la portata della faccenda che rappresenta l’ennesimo capitolo dell’infinita vergogna dell’acqua potabile ad Agrigento. Da tempo dai rubinetti cittadini esce acqua con un colore giallastro; da tempo le gente si reca nelle redazioni televisive per evidenziare i problemi legati alla potabilità del liquido erogato.

Da tempo ha ripreso a fare i turni e prendere d’assalto la fontana di Bonamorone per riempire i bidoni ma, nonostante le lamentele della gente, nessuna attività al momento è stata posta in essere per comprendere i motivi di tale stato di cose. Forse la salute dei cittadini vale poco? Va ricordato che l’ex sindaco, Calogero Sodano, è stato condannato per i mancati controlli sulla potabilità dell’acqua erogata: e “Girgenti Acque“? In una città dove ancora i turni vengono annunciati dai mass media, giorno per giorno, la privatizzazione del sistema idrico, nonostante le promesse ha portato solo disagi ed un considerevole aumento dei costi non proporzionato al servizio offerto. L’acqua è il nuovo “affare del secolo” e cerchiamo di capirne le ragioni partendo proprio da Agrigento. Il legale rappresentante della società “Girgenti Acque” è il geometra catanese Giuseppe Giuffrida; oltre alla gestione agrigentina è presidente dell’”Acoset”, socio privato dell’ATO 2 di Catania, società che rifornisce alcuni paesi della zona etnea per un totale di 400 mila abitanti; enti e comitati di cittadini ne hanno denunciato, oltre ai canoni esosi, le carenze di controllo.

Il caso più eclatante nel 2006 quando l’acqua erogata in diversi centri etnei presentava alte concentrazioni di vanadio nocive alla salute. Il comune di Mascalucia ha aperto un contenzioso negando la potabilità dell’acqua, in un caso, l’”Acoset” è stata indagata dalla magistratura etnea. L’”Acoset”, impresa presieduta dal geometra Giuseppe Giuffrida, è nata come azienda speciale e si è trasformata nel 2003 in società per azioni, con capitale pubblico e privato con appoggi e contatti importanti.

Quelli che hanno permesso nell’agrigentino di aggiudicarsi l’appalto nonostante la vibrata protesta e l’opposizione di ventuno sindaci. L’espansione della società catanese serve a far comprendere come l’acqua sia diventata una risorsa economica, una merce che chiama in causa multinazionali potenti come Suez, Vivendi.

Ma l’acqua è un bene pubblico e l’interesse su tale risorsa naturale non poteva che far muovere la grande finanza specie nella nostra regione dove l’economia è compromessa da mali strutturali; nella nostra regione, prima l’Ente Acquedotto Siciliani e poi le municipalizzate hanno gestito impianti obsoleti, invasi abbandonati con le infrastrutture ancora da completare, condutture fatiscenti e quasi tutte da rifare. Il progetto di privatizzazione ha avuto un cavallo di battaglia: modernizzare i servizi idrici, garantire acqua 24 ore su 24.

Il suo paladino è stato l’ex governatore Salvatore Cuffaro. L’affare acqua è di dimensioni paurose. Sono in palio 5,8 miliardi di euro da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro; ricorderete ad Agrigento le prime gare andate a vuoto, forse per ragioni di cautela, ma subito dopo gli appetiti hanno avuto il sopravvento; una fetta cospicua di finanziamenti è stata conquistata dalla multinazionale francese Vivendi che è la società di maggioranza di “Siciliacque spa” che, dopo la liquidazione dell’EAS, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 chilometri di condotte e circa 40 chilometri di gallerie.

La Sicilia è stata divisa, come una gigantesca torta, in tante porzioni: nell’area di Caltanisetta si è imposta “Caltacqua”, guidata dalla spagnola Aqualia.

A Palermo e provincia ha vinto il cartello “Acque potabili siciliane”, di cui è capofila “Acque potabili spa” controllata dal gruppo Smat di Torino; come detto nell’area catanese l’ “Acoset”; ad Enna ha vinto “Acqua Enna spa” che comprende Enìa, GGR, Sicilia Ambiente e Smeco. A Siracusa vige una gestione mista della Sogeas, che vede presenti, con l’ente municipale, la Crea_Sigesa di Milano e la Saceccav di Desio. Infine, ad Agrigento, la “Girgenti Acque” che fa capo ad Acoset; negli altri ATO le gare sono sospese.