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Un Consorzio ASI fondato sul mancato rispetto delle regole

Tratto dal mensile L'Altra Agrigento

Nello scorso mese di febbraio, numerosissimi organi di stampa online (a carattere prevalentemente regionale) hanno ripreso e diffuso il servizio pubblicato sul Corriere della sera del 15 febbraio, a firma dell’editorialista Gian Domenico Stella dal titolo “Tutti i trucchi per farsi trasferire al Sud”.

Tale servizio era incentrato sulla situazione incredibile determinatasi presso il Consorzio ASI di Agrigento nel quale la politica industriale viene decisa dalle guardie carcerarie: infatti, ben quindici dei cinquanta rappresentanti del consiglio generale dell’ente sono guardie che hanno ottenuto il trasferimento dalle carceri del nord a quelle agrigentine grazie alla nomina a Consigliere dell’ASI, su mandato dei Sindaci dei Comuni che fanno pare del Consorzio.

Il servizio, di grande pregio, ma di estremo dileggio per le autorità e gli organismi che dovrebbero impedire il sorgere ed il perdurare di simili vergogne, metteva in risalto la sciatteria con la quale enti controllati dalla Regione dovrebbero concorrere allo sviluppo del territorio; sottolineava anche che la furberia delle guardie risultava, per il momento, premiata dato che il TAR Lazio, su ricorso proposto contro i provvedimenti di rientro nelle carceri di originario servizio, aveva accordato ai secondini una sospensiva. Per il momento, appunto. Nel prosieguo, i successivi gradi di giudizio potrebbero vederli soccombere.

Ma il problema resta ed è gravissimo, sotto il profilo giuridico e di legittimità, oltre che su quello dell’immagine.

Intanto, risulta che Confindustria ed i sindacati accettano di partecipare con propri rappresentanti a determinare la politica industriale della Provincia di Agrigento con il contributo determinante delle guardie carcerarie che, con il loro apporto, determinano l’approvazione di bilanci milionari, piani triennali delle opere pubbliche e piani regolatori. Con quali effetti lusinghieri, in termini di sviluppo del territorio e corretto uso delle risorse pubbliche (quali 1.500.000 euro l’anno per stipendi e 200.000 euro l’anno per tenere in vita un Consiglio generale di questo genere ed un Comitato direttivo, costituito per filiazione dal primo), è sotto gli occhi di qualsiasi visitatore, anche non particolarmente attento.

Inoltre, il servizio pubblicato sul Corriere della Sera evidenziava il fatto, miserabile e scandaloso, ma non esaminava la questione sotto il profilo completo della legittimità: sotto tale profilo, il Consorzio, nella composizione dei suoi organi, è del tutto Illegittimo e, come tale, secondo quanto previsto dal proprio Statuto, deve essere commissariato per evitare il protrarsi di una scandalosa illegalità, conosciuta e foraggiata da quegli stessi organi che dovrebbero assicurare il rispetto delle leggi nazionali e regionali in termini di servizi, incentivi e distribuzione di risorse alle aziende del territorio. Incredibile, ma vero.

Ecco le norme e la loro perdurante violazione: l’art. 3, primo comma, lett. b) e secondo comma, della legge n. 19 del 20 giugno 1997 della Regione siciliana, in ordine ai requisiti richiesti per potere essere nominati negli enti pubblici regionali (quali i Consorzi ASI), affermano:

1. ….. ; b) esperienza almeno quinquennale scientifica ovvero di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in enti o aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dell'ente interessato dallo svolgimento dell'incarico; oppure qualifica di magistrato ordinario, amministrativo o contabile in quiescenza o di docente universitario di ruolo anche in quiescenza.

2. Sono equiparate all'esperienza dirigenziale di cui alla lettera b) del comma 1 le cariche pubbliche di deputato europeo, di parlamentare nazionale, di deputato regionale, di presidente di provincia regionale, di Sindaco di Comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti, ricoperte complessivamente per almeno quattro anni.

In pratica, le guardie carcerarie non possono fare parte del Consiglio generale del Consorzio ASI di Agrigento non tanto perché furbescamente sono stati chiamati dai sindaci dei loro Comuni di residenza a rappresentarli, quanto perché privi dei requisiti richiesti dalla legge che gli stessi devono obbligatoriamente possedere e dichiarare di possedere al momento dell’insediamento (pena la decadenza dalla nomina, in caso di infedeltà, come espressamente previsto dall’art. 4, secondo comma, della medesima legge n. 19/1997).

E il problema non riguarda, ovviamente, soltanto le guardie prive dei requisiti voluti dalla legge (l’avverbio è spontaneo dato che qualsiasi soggetto con l’esperienza di un magistrato o di un amministratore delegato con molta probabilità non farebbe di mestiere il secondino), ma la quasi totalità dei cinquantasette componenti del Consiglio generale nel quale si annoverano, con tutto il rispetto del caso, vigili del fuoco, maestre elementari, insegnanti, figli di dipendenti del Consorzio, pensionati e forse anche qualche disoccupato.

Questa situazione, conosciuta e risaputa da chi dovrebbe procedere alla vigilanza (Assessorato regionale industria), si perpetua già da troppi anni.

Ma una certa assuefazione ad interpretazioni di comodo non può certo legittimare un Consiglio generale privo dei requisiti previsti dalla legge, coma già visto.

Ed ancora, l’illegittima composizione del Consiglio generale si trasferisce al Comitato direttivo del Consorzio, nel quale alcuni membri sono diretta emanazione del Consiglio generale che li nomina tra i suoi componenti, privi in larghissima parte dei requisiti previsti e richiesti dalla legge.

A questo punto, lo sgomento è tale per cui mancano anche le parole per esprimere l’indignazione per una situazione di chiara, manifesta e non più tollerabile illegalità.

Ancora più grave appare la situazione descritta perché questa illegalità riguarda in larga parte non soltanto le guardie carcerarie, dipendenti dal Ministero della Giustizia, ma l’ente pubblico deputato alla politica industriale della città che ha dato i natali all’attuale Ministro della Giustizia che, se solo ne fosse a conoscenza, non potrebbe certo consentire, per ragioni di correttezza e di immagine personale, il protrarsi di tale vergogna. Così come tale situazione di aperta illegalità non può essere oltremodo tollerata dai sìndacati dei lavoratori CGIL, CISL e UIL, rappresentati all’interno del consiglio generale. Né, è auspicabile, una situazione grave di questo genere, se conosciuta, potrebbe essere tollerata da parte della Procura della Repubblica, né da parte del Prefetto che, in mancanza di azioni di vigilanza da parte della Regione, può agire con poteri di indagine e di richiamo al rispetto delle regole, tenuto presente che, visto come vanno le cose da queste parti, alcuni Comuni hanno chiesto ed ottenuto di fare parte del Consorzio perpetuando nomine clientelari e sempre prive di requisiti.

Né, a maggiore ragione, può essere tollerata da Confindustria, rappresentata in Comitato direttivo ed in Consiglio generale del consorzio ASI: l’Associazione si è imposta all’attenzione ed al rispetto di un’intera nazione attraverso le recentissime prese di posizione contro la mafia e la cultura dell’illegalità.

E l’esistenza in un ente pubblico costituito illegittimamente e che altrettanto illegittimamente continua ad usare denaro pubblico a quale cultura appartiene? Come si può continuare a farne parte senza chiedere il ripristino della legalità attraverso una temporanea, necessaria ed imprescindibile fase di Commissariamento?