L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Thursday, Sep 19th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: Società Amore e mafia al tempo del Viagra

Amore e mafia al tempo del Viagra

E-mail Stampa PDF

L’universo creato è un luogo meraviglioso. Pieno di sfaccettature, contraddizioni e miracoli. In questo connubio d’atomi e vuoto esistono spazi di terra incontaminati dove tutto è possibile, ma non spiegabile. Una di queste Zerzura “de noi altri” sorge su un mare che gli antichi chiamarono Mediterraneo e che Pirandello, con occhio artistico e sognante (forse troppo), denominò “africano”. Questa landa di collina, che però è considerato paese di mare, ha un nome: Palma di Montechiaro.

 

Per Giuseppe Fava, (nel suo Mafia) “luogo dove la tragedia meridionale, quella che nasce dalla concomitanza di tre fattori: povertà, ignoranza, assenza dello Stato, "raggiunge una negativa perfezione".

“Terra dei Gattopardi” a leggere Tomasi di Lampedusa.

Opinioni giornalistiche e letterarie diverse ma, nella cruda realtà, terra d’enorme emigrazione. Al viandante che per oscuri motivi imbocca la Ss 115 (soprannominata “allegramente” la strada della morte) il solo impatto visivo con Palma desta la certezza di esser finiti in un posto “surreale”, dove a corollario di una scalinata, che s’inerpica maestosamente fino ad una chiesa barocca, sorgono, con la grazia di margherite, case scientificamente abusive.

Cadaveri di piloni e pavimenti alzati più per fare “soletta” (buttare cemento- prendere proprietà) che per vera necessità. In questo paese, raccontato negli anni settanta in maniera straordinaria (e drammatica) sul quotidiano “la Sicilia” da Pippo Fava, il tempo passa in maniera diversa che in altri luoghi e le contraddizioni da eccezioni diventano la normalità. Luogo di mafia per la Polizia, ma anche d’antimafia grazie all’azione del Sindaco Rosario Gallo.

Posto dove ogni famiglia conta un emigrato, ma che negli ultimi anni è stato invaso da un’ondata di migranti sicuramente particolari.

Non parliamo di poveri cristi che “carinamente” potremmo chiamare “abbronzati”.

Questi sbarcano in quella “marina” di Palma, strappata al mare con riempimenti e palificazioni, ornata da costruzioni anch’esse quasi totalmente abusive. Indove si narra che, per miracolo divino, siano rimaste in dolce attesa molte mogli di latitanti e sorvegliati speciali. Non è di questa migrazione che parliamo, ma di quella formata da belle, sane e buone signore dell’Est.

Rumene, polacche, moldave e affini. Loro non arrivano su canotti e gusci di mare, ma in comode “pintaiote” dai nomi più eterogenei. Giungono miracolosamente in città dove immediatamente trovano casa, accompagnatori e lavoro.

Niente di male se non fosse che a Palma di Montechiaro il “posto” è da sempre un miraggio e dove, soprattutto, ti può capitare di prenderti una pistolettata in faccia se lasci la ragazza appartenente ad una “famiglia” sbagliata.

Ma così è. Ed in un luogo di rispetto e onore si materializza il miracolo: la città del "gattopardo" si appresta a diventare la capitale delle mamme e nonne più giovani del mondo.

Perché, a dirla in confidenza, pare che le suddette signore finiscano per cedere al fascino che gli attempati uomini siculi, ultra settantenni, esercitano da sempre sulle donne dell’est. E che questi, non curanti del tempo che passa, continuino ad esercitare le sospirate attività naturali con la facilità “di na botta di ventu” senza l’utilizzo di viagra ed accessori.

Miracolo? Può darsi (in paese sono tutti o quasi devoti). Ma non è amore da “letto” e no! C’è sentimento, quindi le overtur interetniche finiscono con sbocciare in matrimoni veri e propri, con tanto di fiori, confetti e….comunione dei beni.

Per la “gioia” di figli e nipoti di primo letto costretti a chiamare, per tipica usanza di “rispetto” locale, “Mamma” o “Nonna” ragazze che potrebbero essere figlie loro.

Poi magari capita che il novello sposo venga a mancare poco dopo, succede ad una certa età, e che la giovane vedova si ritrovi padrona d’ingenti eredità in una città dove pare: “non si muove foglia che a “famigghia” non voglia”.

Qui un’ulteriore contraddizione: è ironico che in un territorio strettamente controllato dai clan grosse fortune finiscono o finiranno nelle mani di giuvini e balde donne venute dal nulla.

Qualche maligno potrebbe formulare che le cose siano collegate e che nulla succeda per caso, ma forse il maligno in questione legge troppi romanzi.

La realtà, quella rassicurante di tutti i giorni, quella raccontata da Maria De Filippi afferma che questo è “normale” e che la scalinata del duomo di Palma, cosi ben descritta in “passione di Michele” sempre di Fava, vedrà sfilare nuove ed eterogenee coppie.

Che come ogni nuova “famiglia” che si rispetti avrà una stella ad indicargli la via.

Stella… ”Stiddra” appunto in Siciliano.

 

Gaetano Alessi