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Arnone su Castaldo e Morici: "scorrettezza e viltà giornalistica"

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“L’informazione agrigentina inquinata: ieri un altro clamoroso esempio. Per Grandangolo, Franco Castaldo, lavalledeitempli.net, Morici e i loro amici, è estremamente opportuno dedicare pagine intere, interi giornali, editoriali, editorialesse in merito alla vicenda Arnone – Di Marco, ma quando Arnone convoca i giornalisti per dare la più limpida e corretta delle informazione, e anche per chiarire tutti gli attacchi che gli vengono portati da questi giornali, ecco che si ritiene di fuggire. Si ritiene di dar prova, ancora una volta, di scorrettezza e viltà giornalistica.” Così è intervenuto con una nota stampa il consigliere comunale Giuseppe Arnone.


"Quanto sta avvenendo nel sistema informativo agrigentino relativamente alla bufala giudiziaria della cosiddetta aggressione a fini estorsivi perpetrata da Arnone ai danni di una sua cliente e amica, conferma ancora una volta in che misura alcune centrali di potere giornalistiche, vicine ad ambienti politici oltre che giudiziari, siano in grado di negare agli agrigentini la corretta informazione.

E non è un caso che Grandangolo in edicola questa settimana, oltre a dedicare tre quarti di giornale a denigrare Arnone – e questa non è una novità – distribuisca, allegato al giornale, il programma elettorale di Epolis. Tutto diviene ancora una volta chiaro.

Ma tornando alla conferenza stampa di ieri, che è stata interamente videoripresa, i signori Franco Castaldo e Gian Joseph Morici, forniscono il loro quotidiano contributo alla scorrettezza giornalistica e all’inquinamento dell’informazione democratica, da un canto non venendo alla conferenza stampa e non ponendo alcuna domanda, dall’altro dedicando i titoli dei propri giornali online alla conferenza medesima. Credo che non si sia mai visto nulla di simile.

Ribadisco quanto già illustrato, documenti alla mano, nel corso della conferenza stampa, e cioè che si è in presenza non di un’inchiesta rispondente alle norme del Codice e ai requisiti richiesti e previsti dalla Costituzione, bensì di un’entrata a gamba tesa, totalmente ingiustificabile, dell’Autorità Giudiziaria in una delicata campagna elettorale.

E poiché non ho nulla da nascondere, a fronte di un simile contesto garantirò il diritto alla piena informazione degli agrigentini pubblicando gli atti giudiziari, pubblicando integralmente la querela poi ritirata dalla signora MGDM, querela che da sola si qualifica come ampiamente mendace, in tutte le sue parti.

Querela proposta da una donna che si autodefiniva, al momento della stessa, in stato di “tilt”, ossia in stato confusionale.
Querela proposta, con evidenza, da una madre mossa dalla prioritaria esigenza e volontà di difendere il figlio, appena fermato dall’Arma dei Carabinieri.

E, a fronte di una vicenda così solare, di una querela mendace poi revocata, la Procura di Agrigento ha investito energie francamente incredibili, interrogando ad esempio la stessa signora – che aveva già revocato la querela – dalle 10,35 alle 23,00, cioè per oltre 12 ore. Ottenendo dalla medesima, peraltro, un’altra ampia serie di risposte tra il confuso, il divertente e il mendace. Ed evidentemente il Procuratore della Repubblica che la interrogava, non si è accorto (non si comprende il come e il perché) della totale divergenza tra quanto affermato dalla signora MGDM con la querela originaria e quanto riferito in sede di escussione testimoniale innanzi al PM.

Un piccolo capolavoro lo abbiamo – confrontando i due verbali della signora MGDM –  relativamente alle ragioni per le quali la medesima, quella mattina del 24 settembre, si trovava presso lo studio legale dell’avv. Arnone.

Il 24 settembre la signora nasconde la verità, cioè che era venuta allo studio per farsi prestare, su sua richiesta, la somma di 300 euro. L’8 novembre ritratta la prima versione e dice che, in effetti, l’incontro nello studio era avvenuto perché ella, la signora, aveva chiesto tale piccolo prestito all’avv. Arnone.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Il PM verbalizza che la signora rimase positivamente sorpresa, quella mattina, della generosità di Arnone di prestarle la “ingente somma” di ben 300 euro. Peccato che proprio quell’importo di 300 euro era stato già richiesto dalla signora, come comprova lo scambio di sms, ed era stato richiesto per far fronte ad esigenze impellenti della figlia minore.

Basterebbe questo per qualificare l’intera inchiesta come una colossale bufala. Ma vi è di più e ben di peggio, come ogni rappresentante degli organi di informazione ha potuto leggere sulla bozza di memoria inviata ieri dall’avv. Giuseppe Arnone.

In un sussulto di dignità – in cui nonostante tutto confidiamo – Morici e Castaldo potrebbero pubblicare la memoria di cui sono in possesso, oltre al presente comunicato".