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Le fasi della lavorazione del cemento

Tratto dal mensile L'Altra Agrigento di aprile 2009

Il cemento nasce da materia prime naturali scavate in giacimenti in prossimità della cementeria o acquistate da terzi, che vengono sottoposti ad un preventivo trattamento di frantumazione per ridurne la pezzatura e agevolarne il trasporto successivo. L’Italcementi di Porto Empedocle utilizza la marna proveniente dalla cava “Milione” sita nel territorio di Agrigento; la cava è gestita dalla società mentre il carico ed il trasporto sono affidati a terzi; utilizza il tufo proveniente dalla cava “Vincenzella” sita nel comune marinaro e gestita dalla società.
Il calcare è proveniente dalla cava “Gratticelle” ed in parte acquistato da terzi; infine il gesso, acquistato da terzi ed una certa percentuale proveniente anche, come materiale secondario, dalla coltivazione della cava di marna “Milione”.
Tutte le materia prime, sia quelle escavate in cave di proprietà sociale, sia quelle acquistare da terzi giungono in stabilimento con camion e vengono inviate all’impianto di frantumazione primaria o depositate all’interno del capannone correttivi. La prima fase della lavorazione è la frantumazione ed essiccazione dei materiali provenienti dalle cave.
Successivamente vengono formati dei “letti di premiscelato”, all’interno dei capannoni affiancati, ottenuti per deposito di strati sovrapposti delle varie materie prime frantumate a mezzo di una macchina denominata “staker” ; infine il premiscelato, opportunamente dosato a con aggiunta di calcare correttivo, viene ulteriormente essiccato utilizzando i gas caldi prodotti da due fornelli ad olio combustibile, macinato in polvere finissima ed avviato a deposito sotto forma di farina omogeneizzata.
Tale prodotto viene alimentato ai forni dove raggiunge una temperatura di 1.450° C ottenendo il clinker i cui componenti conferiscono al cemento l’attività idraulica; il clinker all’uscita dai forni viene poi sottoposto ad un processo di rapido raffreddamento. Per la produzione del clinker la cementeria di Porto Empedocle adopera due forni lunghi a via semisecca, il primo di oltre 156 metri mentre il secondo è lungo 165 metri: entrambi sono dotati di raffreddatore ed elettrofiltri.
Per la combustione vengono utilizzati carbone fossile e petcoke (macinati in un molino a pista a rulli) e limitati quantitativi di olio combustibile in fase di accensione; il clinker viene poi depositato all’interno di tre capannoni, in alcuni sili di stoccaggio e, se necessario, trasportato a mezzo camion al deposito interno del capannone correttivi.
Tutto il ciclo produttivo viene controllato e comandato da un’unica sala. Sui quadri appaiono 24 ore su 24 tutti i dati relativi alla produzione e ai controlli di tutti gli impianti. La fase conclusiva del processo produttivo consiste nella macinazione del clinker con gesso ed eventuali costituenti secondari; si ottengono così cementi adeguati ai più svariati tipi di impiego.