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Dal 16 al 20 gennaio la Sicilia si ferma. Proteste contro caro carburante e banche

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Dal 16 al 20 gennaio 2012, divamperà la protesta, contro il caro carburante e l’abbraccio mortale delle banche che hanno soffocato, strangolato, fatto morire, un’intera economia, quella siciliana ed italiana.


Ce lo ha riferito Francesco Calderone. Francesco sta dando l’anima per la riuscita di questa imponente manifestazione! Assieme a lui, Mariano Ferro, Angelo Clemente, Giuseppe Scarlata, Martino Morsello, Franco Crupi, leader del ‘Movimento dei Forconi’ ed il Presidente del Comitato Autotrasportatori Siciliani, Richichi.

Eh sì, si tratterà delle 5 Giornate, questa volta di Sicilia e non delle famose 5 Giornate di Milano. Altri tempi, quando si combatteva, nel marzo del lontano 1848, per cacciare dalla Lombardia e dal Veneto i dominatori Austriaci, per realizzare la tanto sospirata Unità d’Italia! Unità in parte tradita e che ha penalizzato fortemente le Regioni del Sud Italia, alle prese con un’ormai secolare ed irrisolta Questione Meridionale.

Sappiamo che qualcuno continuerà a tacciarci di essere degli stupidi meridionalisti e degli inguaribili e nostalgici vittimisti. Basta rievocare le gesta dei colonizzatori piemontesi che hanno svuotato i forzieri dei Borboni, impadronendosi dell’oro di Napoli. Ma vogliamo ugualmente correre questo rischio!

All’Università di Palermo, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, del resto, due miei insigni professori di Storia Moderna e Contemporanea, Francesco Brancato e MassimoGanci, ma anche lo scrittore Leonardo Sciascia, mi fecero capire tante cose! Per esempio, mi fornirono, quando scrissi la mia tesi di laurea, riguardate la mia Racalmuto nell’Ottocento, già negli ormai lontani anni Ottanta, una grandissima quantità di materiale documentario, a riprova che quella dei Savoia fu una sorta di colonizzazione.

Non vogliamo ancora una volta piangerci addosso. Ma se il sangue dei Vinti, e non solo di quelli di verghiana memoria vale ancora qualcosa… beh, allora il recente sforzo di Pino Aprile con il suo libro TERRONI, potrebbe valere ancora di più… E cioè che l’Impresa dei Mille, con buona pace anche dello stesso Giuseppe Garibaldi, è stata più una sanguinosa guerra di conquista che una vera e propria rivoluzione. Conquista, il cui esito né noi, né, del resto, lo stesso disilluso ed amareggiato Garibaldi, dal suo ritiro di Caprera, siamo riusciti ad apprezzarla con molta benevolenza.

Attaccammu lu Sceccu Unni Vuliva Lu Patruni! Ed il Nuovo Padrone che scalzò il nostro borbonico Francischiello, fu Vittorio Emanuele Re d’Italia, consigliato e diretto da quell’astuta e ricchissima volpe che era Camillo Benso, Conte di Cavour! Del resto, la nostra è una storia collaudata!

Nel 1282, con la Guerra del Vespro, ci siamo liberati, anche allora, degli Angioini, per sottometterci agli Aragonesi! Abbiamo cioè cacciato i dominatori francesi, per metterci dentro i dominatori spagnoli! Tranne che non vogliamo ancora credere che NCAPU LU RE C’E’ LU VICERRE’. E cioè che poi, a gestire le nostre cose siciliane, era pur sempre un viceré siciliano. Cosa gliene importava della Sicilia al Re di Spagna? Bastava spremere il popolo siciliano con le tasse, lasciando mano libera al suo primo vassallo di Sicilia, il viceré, appunto!

Abbiamo forse bisogno sempre di un padrone? Fuori i Borboni e dentro i Savoia! Sono sicuro che già qualcuno recita, a mo’ di rosario, quella trita e ritrita tiritera, quella disarmante antifona, carica di amaro scetticismo, del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: Bisogna Cambiar Tutto Perché Tutto Rimanga Così Com’è! Volendo così sottolineare, nel rinverdire, fasti, epopea e declino dei Gattopardi, che il nostro sonno eterno è il vero peccato originale dei Siciliani, o, per meglio dire, dei nostri rappresentanti.

Gabelloti o nobili che siano stati, da sempre, i nostri Parlamentari del Regno dei Savoia o della Repubblica Italiana, purtroppo, in quanto a mentalità, da bravi vassalli, affetti da inguaribile mentalità feudale, ci hanno da sempre svenduto al peggiore offerente. O, nei casi estremi, addirittura ci hanno presi a cannonate, ogni qual volta ci siamo ribellati. Andatevi a leggere le tristi e tragiche pagine che riguardano la repressione violenta, con gravissimi spargimenti di sangue, del movimento di protesta, dei poverissimi Contadini e Zolfatari Siciliani.

Ci riferiamo al famoso Movimento dei Fasci Siciliani, guidato da Nicola Barbato, Garibaldi Bosco o Francesco Ingrao da Grotte e bisnonno dell’anziano leader del PCI, Pietro Ingrao. Chi fu a dare l’ordine di sparare contro quei poveri disgraziati, che rivendicavano semplicemente delle condizioni di lavoro e di vita un po’ più decenti? Il Presidente del Consiglio dell’epoca, Francesco Crispi, siciliano, agrigentino, per l’esattezza di Ribera.

A distanza di 110 anni dalla sua morte, qualche settimana fa, la sua Ribera gli ha dedicato un monumento in bronzo. Chissà quanti scrupoli di coscienza hanno causato questa secolare dimenticanza di Ribera nei confronti del suo figlio più illustre? Forse tale oblio, si può un po’ cercare tra le ragnatele della storia. La storia di un illustre nostro conterraneo che, assieme a Rosilino Pilo, aprì le porte della Sicilia a Giuseppe Garibaldi. Uno statista che, seppure era figlio della nostra Terra di Sicilia, a distanza di qualche decennio, da progressista e rivoluzionario qual era, diventa un terribile reazionario.

Al punto tale di reprimere nel sangue il Movimento dei Fasci Siciliani e di sciogliere il Partito Socialista dei Lavoratori!
In altri termini, gli ‘ascari’ di sempre si vendettero nell’Ottocento e continuano a vendersi ancora oggi, il sudore, i sacrifici, il lavoro, l’economia, le sorti di un popolo, quello siciliano! Della serie che chi è causa del suo mal pianga sé stesso!

Ecco perché in occasione delle 5 Giornate di Sicilia migliaia di persone sono già in cammino. Non per rivendicare propositi separatisti (e qui casca l’asino di qualche detrattore!), ma per battersi per quell’Unità d’Italia, fondata sui sacrosanti diritti, che è ancora da realizzare! E lo statista dell’Ottocento Massimo D’Azeglio, se fosse ancora vivo, probabilmente ci ricorderebbe che: FATTA L’ITALIA BISOGNA ANCORA FARE GLI ITALIANI!

Agricoltori,Allevatori, Pescatori, Artigiani, Commercianti, Autotrasportatori, titolari di Autolinee, Giostrai e tutte quante le categorie del mondo del lavoro e della produzione si raduneranno lungo le grandi arterie di collegamento stradale e ferroviario, porti ed aeroporti.

Questa volta per cacciare dei ben più subdoli dominatori italiani e stranieri che appartengono alle lobby delle banche e del petrolio! Benzina e gasolio defiscalizzati, da vendersi ad un euro a litro, costo dell’energia dimezzato, finanziamenti pubblici e credito a tasso zero per tutte le attività produttive e per recuperare, risanare, riqualificare e rendere finalmente, realmente vivibili i nostri paesi e le nostre città.

Queste sono alcune delle più significative richieste che fanno parte dell’arrembante azione di protesta DELLE CINQUE GIORNATE DI SICILIA. Cosa c’è dietro l’angolo della protesta Siciliana del ‘Movimento dei Forconi’, ce lo stanno spiegando, ormai, un po’ tutti i mass-media, RAI compresa.

Anche se abbiamo la pretesa di avergli dato un po’ di fiato, per primi noi, assieme a Giulio Ambrosetti, direttore della testata giornalistica Link Sicilia. Speriamo che non sia fiato sprecato! Nessuno pensa di fare la fine del Movimento dei Fasci Siciliani! Anche se, con una situazione economica, sociale e politica che ha dell’incredibile, si potrebbe concludere: CU TUTTU CA SUGNU UORBU LA VIU NIVURA!

Ma il mio più illustre concittadino, Leonardo Sciascia, ci ricordava che non solo LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A MORIRE, ma anche che il MORIRE E’ L’ULTIMA SPERANZA. Quando si è disposti, sino in fondo, a mettersi in gioco e rischiare il tutto per tutto! Tanto CCHIU SCURU DI MEZZANNOTTI NUN PO’ FARI !

 

tratto da linksicilia.it