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Tu sei qui: APPROFONDIMENTI SPECIALI Agrigento tra balletti, banchetti e sperpero di denaro pubblico. E se festeggiassimo la festa dei bisogni della gente?

Agrigento tra balletti, banchetti e sperpero di denaro pubblico. E se festeggiassimo la festa dei bisogni della gente?

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Lo sappiamo tutti, questi sono tempi di crisi, le famiglie rinunciano, le aziende tagliano, le preoccupazioni aumentano.

 

Eppure lo spreco di denaro pubblico non entra in crisi, e ad alimentarlo ci pensano le Amministrazioni Pubbliche, che con assoluta semplicità bruciano i soldi per le cosiddette grandi opere, ma anche per piccole delibere quelle che passano sotto silenzio, quelle del contributo di favore, di compiacenza, sperperi che servono solo a finanziare balletti e banchetti.

Paradossalmente ritroviamo gli stessi Amministratori che reclamano fondi, perché non riescono a portare avanti le politiche sociali, quelle manutentive o non possono pagare gli stipendi ai dipendenti. L’assurdo sta nel vedere come nei bilanci comunali tanto dissestati, si trovano sempre piccoli e grandi spazi per finanziare convegni fini a se stessi, mostre che interessano solo a chi ha beneficiato del contributo, sagre, feste e tutte quelle manifestazioni che non lasciano mai alcuna ricchezza alla Città,  ma al contrario allargano i buchi nella contabilità.

La crisi ferma tutto e tutti, tranne la festa dei nonni, la sagra della salsiccia, quella della pizza, della cipolla, del formaggio e tante altre c’è solo l’imbarazzo della scelta.  

Quando provo a chiedere agli addetti al lavoro il perché di questo sperpero, ricevo come risposta che: "ogni manifestazione ha lo scopo di promuovere e valorizzare il territorio, il turismo, e sostenere le attività agricole".

Insomma aggiungo io,  non manca mai il modo di far festa e banchettare allegramente, nel nome del turismo ma a discapito di tutti i servizi carenti o inesistenti, servizi che i cittadini in crisi pagano. Per rendere più chiaro ciò che sto scrivendo riporto un esempio: ogni sagra, sfilata di moda, spettacolo, evento culturale, turistico agricolo che sia, comporta come spesa minima il dover mettere a disposizione l’illuminazione pubblica, la polizia locale, la pulizia delle strade o delle piazze, nonché il contributo previsto dal Comune, dalla Regione o dalla Provincia Siciliana. 

Ma per cosa poi, per compiacere pochi intimi? Per alimentare i sogni delle aspiranti miss? O per ingrossare ancora di più le tasche degli organizzatori? E poi sentiamo davvero la necessità di festeggiare la salsiccia, le montagne, la cipolla e i nonni?

Sicuramente ogni manifestazione ha nelle sue radici una propria dignità, come è vero che i nonni rappresentano un patrimonio di saggezza, disseminano amore, sono insostituibili, ma non è pensabile organizzare una qualunque festa quando le casse comunali sono a secco.

Il 31 ottobre del corrente anno, al teatro Pirandello di Agrigento è stata celebrata la festa dei nonni, ma la gran parte dei nonni agrigentini erano assenti perché? Forse perché non avevano nessuno che potesse portarli al teatro? Forse perché i mezzi pubblici non funzionavano correttamente? O forse perché non erano informati, considerato che a ricordarci dei nonni, ci si pensa una volta all’anno?

Riflettendo su questo modo scriteriato di gestire e spendere il denaro pubblico, voglio lanciare una provocazione che sa più di appello, visto che tutti amano festeggiare, banchettare, organizzare, perché non si istituisce la festa dei bisogni sociali della collettività? Una vera festa pensata e realizzata per e da i cittadini, dove i bisogni della gente trovano ascolto e conforto, dove si offrono vere opportunità a tutti quelli che hanno da dire qualcosa, sanno fare qualcosa, una festa portatrice di gioia, che renda meno soli quelli che soffrono di solitudine, quelli che non hanno nessuno, quelli che lottano ogni giorno per non vedere i propri diritti calpestati, quelli che non hanno un lavoro o l’hanno perso, quelli che non sanno cosa portare in tavola e fanno la coda nelle mense, quelli che convivono con una malattia, e cercano con dignità di sconfiggerla, quelli che non ricevano una carezza, ascolto, attenzioni, amore, regali, quanti bisogni ci sono da soddisfare, quanti bisogni abbiamo? Non parlo di lusso, ma parlo dei bisogni del cuore, della mente, dell’anima.

La gente deve ritornare a sperare, i giovani hanno bisogno di credere nelle Istituzioni, devono ritornare ad avere fiducia verso quelli che li rappresentano.

Enti pubblici, Comuni, Associazioni, confrontatevi pure con i grandi temi economici e non , ma cercate di assolvere la vostra funzione primaria che è quella sociale, attivarsi e rispondere con concretezza alle richieste immateriali dei cittadini è un dovere. C’è un tempo per tutto, credo che sia giunto il tempo di non sprecare più altro tempo.

Claudia Sinaguglia