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La Casta dei consiglieri comunali, importante documento di Arnone

La “casta” dei consiglieri comunali. Storie di piccoli – grandi scandali e la necessità di una seria riforma, per contenere spese inutili e dannose. Di seguito un interessante dossier che il consigliere comunale Giuseppe Arnone ha inviato al presidente della Regione Lombardo e all'assessore Armao. 

PRIMA PARTE:  Dossier sugli imbrogli

I casi dei consiglieri Oliveri, Ferrandelli e altri ancora a Palermo,

il caso De Francisci ed altri ancora ad Agrigento.

 

Illustrissimi Presidente Lombardo e Assessore Armao,

nel momento in cui, per la crisi economica, si vengono a colpire le famiglie, i meno abbienti, gli ammalati gravi, le imprese, occorre anche colpire, riportando giustizia ed equità, la “casta” politica, in tutte le sue ramificazioni, anche in quella degli amministratori locali e dei consiglieri comunali.

Le scrivo la presente da Consigliere Comunale che ricopre questa carica da oltre 20 anni e, soprattutto, che ben conosce gli enormi problemi del bilancio del Comune di Agrigento, nonché di tutti gli altri comuni siciliani.

Voglio presentarmi, e lo faccio con il mio miglior “biglietto da visita”, quello fornito, ai magistrati antimafia di Palermo, dal principale dei pentiti siciliani dell’ultimo decennio, l’ex capo provinciale di Cosa Nostra agrigentina, Maurizio Di Gati.

DI GATI risponde alle domande del PM ASARO e dice: “Ricordo una circostanza relativa all’elezione a sindaco di Sodano, nella metà degli anni ’90. in quel momento c’era Arnone l’ambientalista che era messo bene. In quella circostanza Sodano ebbe l’appoggio di Cosa Nostra nella persona di Arturo Messina. Durante un incontro da Salvatore Fragapane, che allora era latitante a Casteltermini, eravamo presenti io, Messina Arturo, Salvatore Castronovo. In quel contesto sentii il Messina lamentarsi di Arnone, un ambientalista candidato a sindaco di Agrigento che era in buona posizione per vincere le elezioni e che non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento. In relazione a tale fatto il Messina mi disse che Sodano gli si era rivolto per i voti e fu effettuata una raccolta di voti a cura di Castronovo Salvatore ed Arturo Messina, in entrambe le circostanze in cui Sodano fu sindaco di Agrigento. Ciò consentì l’elezione di quest’ultimo.

 

Per la cronaca, ho perso quelle elezioni per lo zero virgola. La raccolta di voti a cura dei mafiosi fu determinante.

Nelle scorse settimane ho appreso una prima notizia – che immediatamente vi propongo – e che mi ha spinto ad approfondire i temi di spreco, cattiva politica e malaffare che vi chiedo di eliminare.

La notizia è la seguente: un consigliere comunale di Agrigento, il più giovane dei consiglieri, tale Giuseppe De Francisci, costa al mio Comune ben 4.000 euro al mese. Larga parte di questi soldi li intasca direttamente De Francisci, per garantirsi una “giovanile bella vita”. La rimanente parte è costituita dai contributi previdenziali che il Comune paga a De Francisci. In sostanza, per il Comune di Agrigento, De Francisci è divenuto quasi più oneroso degli stessi vertici della burocrazia comunale, cioè dei dirigenti.

Spiego immediatamente il “trucco” mediante il quale il ragazzo, poco più che venticinquenne, disoccupato sino al momento della sua elezione, si è trasformato in un “vampiro” delle casse comunali. Dopo la sua elezione, De Francisci ha trovato un posto di lavoro nel settore privato. Un posto di lavoro molto particolare: è “dirigente” dell’impresa della mamma, tale DEMA srl. De Francisci, però, è molto impegnato al Comune: a far cosa tra breve lo diremo. Ed essendo molto impegnato al Comune, per 14 giorni lavorativi al mese è costretto ad assentarsi dal posto di lavoro. La mamma, nell’impresa di famiglia, lo vede molto poco. A consolare la signora – mamma imprenditrice, però, ci pensa il Comune di Agrigento, che ogni mese rimborsa alla signora 2.400 euro. Questi 2.400 euro sarebbero, formalmente, lo stipendio da “dirigente” che la signora provvede a pagare al figliolo. Dunque, si realizza questa meravigliosa “partita di giro” (o “partita di truffa”?): la mamma imprenditrice paga al figlio consigliere comunale, neo assunto dall’impresa, lo stipendio. Ma il figliolo – dirigente ha poco tempo per l’impresa, perché deve partecipare alle riunioni del Consiglio Comunale, delle tante commissioni, delle conferenze dei capigruppo. E ogni volta che partecipa ad una riunione, anche per pochi minuti, scatta il diritto all’assenza dal posto di lavoro. Ma è un diritto all’assenza retribuita. La mamma, cioè, paga lo stesso lo stipendio al figliolo, e però il Comune (e i cittadini di Agrigento che hanno goduto di cotanta prestazione politico – amministrativa) rimborsa alla mamma gran parte di quello stipendio, cioè ben 2.400 euro mensili.

Ma non finisce qui. Il nostro eroico consigliere comunale, poi, percepisce il gettone di presenza per ognuna delle riunioni a cui partecipa: il gettone di presenza è pari a € 112,50 per ciascuna riunione. In un giorno si possono fare anche tre o quattro riunioni, e il gettone si moltiplica. L’unico limite è il tetto massimo mensile, pari a circa 1.500 euro.

L’operato di De Francisci mi ha fatto pensare che queste furberie potessero essere un pezzo del sistema truffaldino della “casta” dei consiglieri comunali.

Ho deciso di estendere la mia verifica a un Comune simbolo, qual è quello di Palermo, ove i giornali spesso riportano notizie di evidente degrado del funzionamento delle istituzioni elettive comunali.

Ciò che è venuto fuori dal Comune di Palermo fa quasi apparire il nostro De Francisci un “pivellino”, uno sprovveduto che anche se si è ben collegato con una delle “mammelle” di mamma Comune, non raggiunge il livello dei colleghi – vampiri, i consiglieri palermitani.

Al Comune di Palermo, ad esempio, alcuni consiglieri, più anziani di De Francisci, cioè padri di famiglia cinquantenni, per il “bene della famiglia” hanno avuto la fantasiosa trovata di far moltiplicare dall’impresa privata, dalla cooperativa, o dall’associazione sportiva da cui dipendono, l’importo del proprio emolumento. Prima della elezione a consigliere erano semplici impiegati, percepivano poco più di un migliaio di euro al mese. Eletti consiglieri comunali, ecco per loro un mega – contratto da dirigente. Lo stipendio si triplica, unitamente al “buco” nelle casse comunali di Palermo. E la “magia” è costituita dal fatto che questa folgorante carriera, con aumento dello stipendio, che non ha pari in alcun posto d’Europa, avviene proprio mentre l’impresa di famiglia, l’associazione, la cooperativa, sono “costrette” a fare a meno di questo così “prezioso” lavoratore in carriera. Già, perché mentre De Francisci, ad Agrigento, è impegnato in commissioni pagate “solo” per 14 giorni al mese, i suoi omologhi palermitani sono talmente oberati dalle attività di commissioni e affini (con tanto di gettoni di presenza e soprattutto rimborso dello stipendio) praticamente ogni giorno.

In sostanza, l’attuale legislazione ha trasformato i consiglieri comunali di Palermo in “impiegati delle commissioni consiliari”, pagati però con stipendi dirigenziali.

Quasi ogni mattina, i bravi consiglieri comunali palermitani vanno a svolgere la loro attività – e adesso vedremo che attività – nelle commissioni consiliari. E per ogni riunione, appunto, hanno diritto ad un gettone di presenza pari a 156,00 euro lordi, nonché al rimborso della giornata lavorativa per il datore di lavoro. Ad esempio, il consigliere impiegato (o, meglio, dirigente super pagato) presso un’associazione sportiva, ottiene lo stipendio dirigenziale dalla medesima associazione, pur essendo sempre assente dal posto di lavoro e questa associazione viene poi interamente rimborsata dal Comune. E i rimborsi dei consiglieri comunali di Palermo, in taluni casi, ammontano pure al doppio di ciò che percepisce il consigliere Giuseppe De Francisci ad Agrigento.

Un modo “intelligente”, quindi, per trasformare la carica elettiva di consigliere comunale in una “fabbrica dello stipendio da dirigenti”.

Ma prima di parlare della “utilità collettiva” di alcune di queste commissioni consiliari palermitane – nonché del protagonismo del prossimo candidato sindaco del Partito di Di Pietro, Fabrizio Ferrandelli (persino Mimmo Scilipoti, forse, avrebbe qualcosa da imparare), ma anche del suo collega – avversario, il neoparlamentare Sandro Oliveri – appare opportuno richiamare un altro aspetto che il consigliere agrigentino De Francisci neppure immagina.

Un certo numero di consiglieri comunali palermitani hanno scoperto che è più vantaggioso amministrare la città abitando in comuni della provincia. Strano, ma vero. Abbiamo consiglieri comunali di Palermo i quali, ad esempio, “abitano” nel comune di Cefalù, ove da sempre detengono la casa per le vacanze. E, “abitando” a Cefalù, avendo soprattutto la residenza a Cefalù, ogni giorno sono costretti ad estenuanti viaggi per partecipare alle famose commissioni consiliari. Ovviamente, non è giusto, non è opportuno, non è morale, che un consigliere comunale – che già si sacrifica partecipando alle commissioni – debba pure gravare il proprio bilancio familiare delle spese di benzina e di trasferta. E allora? Ci pensa il Comune.

Il consigliere – viaggiatore ha diritto a una congrua indennità chilometrica per i disagevoli viaggi cui si sottopone ogni giorno, nell’interesse dei cittadini, tra Palermo e Cefalù. Insomma, questi consiglieri che risiedono fuori Palermo costano, ciascuno, una somma ben superiore ai 50 euro al giorno, a seconda della distanza e dell’autovettura posseduta. Praticamente, in questo modo, il consigliere di Palermo che risiede a Cefalù costa al Comune una cifra pari a un altro stipendio, solo di rimborsi – benzina.

Dicevamo che a Palermo le commissioni si tengono ogni giorno. Ogni giorno si ha diritto al gettone, ogni giorno si ha diritto al rimborso della giornata lavorativa. E, al Comune di Palermo, il consigliere può percepire al massimo 3.000 euro lordi per i gettoni di presenza mensili. Cioè, per capirci, ogni consigliere non può superare il tetto massimo, in gettoni di presenza, di 3.000 euro mensili.

E quindi, sempre per rimarcare lo scandalo, ciascun consigliere a Palermo può costare all’Ente 3.000 euro mensili di gettoni, più lo stipendio (anche da dirigente) che il Comune rimborsa al datore di lavoro, pari ad ulteriori 4-5.000 euro mensili, più il rimborso spese per l’eventuale trasferta. A Palermo, quindi, vi sono consiglieri – vampiri che costano ai contribuenti anche oltre 10.000 euro al mese tra, appunto, rimborso dello stipendio dirigenziale, rimborso delle spese di viaggio e gettoni di presenza.

Pare che il Ragioniere Comunale di Palermo brindi a champagne per ogni libero professionista che siede a Palazzo delle Aquile: i titolari di studi legali o di studi tecnici non dissanguano il Comune con i rimborsi degli “stipendi dirigenziali”.

Poi vi è la questione delle “missioni istituzionali” dei consiglieri comunali. Ad Agrigento ha avuto dimensioni molto limitate, seppur con seri risvolti penali. A Palermo, invece, sino allo scorso anno, soprattutto i consiglieri di maggioranza, avevano quasi scambiato il Comune per un’agenzia di viaggi. Una missione a Bruxelles, a Roma, a Venezia, non si negava a nessuno dei berlusconiani. Ovviamente, cosa facessero i consiglieri in missione era ed è un “segreto di Stato”. Ovviamente, nessuno di costoro depositava presso il Comune una doverosa relazione che consentisse agli altri colleghi di “fare tesoro” dei risultati di quegli importantissimi viaggi istituzionali.

Ma andiamo, adesso, ad una concreta applicazione del proverbio “Tra il dire e il fare… c’è di mezzo il mare”. Lo stesso proverbio che ha avuto una lampante applicazione con la nota vicenda dell’ex dipietrista Scilipoti, divenuto all’improvviso berlusconiano. Prendiamo in esame l’utilità collettiva della commissione “attività produttive” del Consiglio Comunale di Palermo. Di essa fa parte un grande dipietrista moralizzatore, addirittura – udite, udite! – prossimo candidato a sindaco di Palermo, Fabrizio Ferrandelli.

Ferrandelli è, come Scilipoti, una persona che “si adegua”. In concreto. A parole, invece, grandi proclami verbali. Il consigliere Ferrandelli fa parte della commissione “attività produttive” del Consiglio Comunale di Palermo, commissione che, ad onta del nome, ha stracciato ogni record (negativo) di “produttività”. Sarebbe molto meglio chiamarla commissione “attività improduttive”. Ogni anno, questa commissione costa ai contribuenti, di soli gettoni di presenza, una cifra prossima ai 300.000 euro, cui devono aggiungersi, ovviamente, i rimborsi spese degli “stipendi” e quelli delle spese di “trasferta”. Quindi, tale commissione costa complessivamente ai palermitani una cifra senz’altro superiore ai 500.000 euro, di sole somme che si trasferiscono dal Comune ai consiglieri comunali. Poi ci sarebbero da aggiungere gli stipendi degli impiegati che “assistono” la commissione, ecc. ecc..

Questa commissione, a fronte di cotanta spesa da mezzo milione di euro, a fronte di riunioni sostanzialmente giornaliere, tenutesi per oltre quattro anni, ha elaborato ben… quattro pareri su regolamenti. Una media di… un parere all’anno. Meditato in commissioni che si riuniscono ogni giorno.

Credo che sia un record mondiale: un parere di poche righe, meditato in 250 sedute! Sedute animate da grande spirito di moralizzazione: l’anima di quella commissione è, appunto, il dipietrista Ferrandelli.

Un regolamento è quello relativo alle marche da bollo, due sono relativi a obblighi di legge in materia di centri commerciali, e il principale dei regolamenti è quello (poi, peraltro, non approvato dal Consiglio) relativo alla collocazione di gazebi innanzi a bar, pizzerie e altri esercizi commerciali.

Una considerazione politica: chi legge questa nota e si pone il problema del perché queste cose non siano state messe “nero su bianco” dal consigliere Ferrandelli – che ben le conosce, facendo parte di questa commissione – può riflettere, oltre che su Scilipoti, anche sulla recente nomina viceministro Aurelio Misiti. Per ben comprendere quale sia l’amalgama, o sistema di valori, che spesso tiene assieme una parte dei gruppi dirigenti del partito di Antonio Di Pietro.

Non può farsi a meno di mettere in rilievo come, sia a Palermo sia ad Agrigento, le riunioni del Consiglio Comunale, spesso soffrono per mancanza del numero legale, e ciò in quanto, per percepire il gettone è sufficiente una “capatina” di pochi minuti nell’aula consiliare. Il tempo di prendere la presenza e via. Cosa si vuole? I consiglieri “gettonisti” sono troppo impegnati a spendere i soldi dei gettoni e degli stipendi dirigenziali per poi poter “perdere tempo” in Consiglio Comunale. Hanno altro da fare…

Andiamo adesso al neo parlamentare nazionale, on. Sandro Oliveri, recentemente subentrato alla Camera a seguito del decesso di uno degli eletti. L’on. Oliveri è un esempio. Altamente negativo. E’ il recordman della furbizia. Se qualcuno conosce esempi peggiori, ce li indichi e ci scuseremo prontamente con il neo - parlamentare. Il suo lavoro ufficiale, prima di entrare in Parlamento, era quello di essere dipendente dell’impresa di pulizie che gestisce (o gestiva) assieme a uno stretto congiunto. Appena eletto, ha avuto la “geniale idea” di moltiplicarsi lo stipendio per cinque, portandolo da quasi 2.000 euro a 10.000. Poi, res melius perpensa, ha fatto al Comune qualche sconto. Già, perché l’impresa pagava l’impegnatissimo consigliere, ma poi il Comune rimborsava i 10.000 euro all’impresa.

Ma la storia di De Francisci, il giovane consigliere agrigentino con cui ho aperto questa nota, merita un completamento.

Pende sul capo del ragazzo, consigliere – dirigente dell’impresa di famiglia, una pesantissima relazione del responsabile del Servizio di Solidarietà Sociale del Comune di Agrigento che, mai smentito né querelato, ha messo nero su bianco le “indecenti” richieste e proposte ricevute dal consigliere: procedere all’assunzione di assistenti sociali e psicologi indicati dal consigliere medesimo e dalla sua parte politica. In cambio, quel funzionario comunale avrebbe avuto una serie di vantaggi. Il funzionario ritenne di rinunziare ai “vantaggi” e accollarsi una relazione di servizio ove, appunto, comunicava al Sindaco e ad altri organi l’operato del consigliere De Francisci.

Concludo, formulando sinteticamente una prima serie di proposte utili a evitare questi gravissimi fatti di malcostume:

riduzione dell’importo del gettone di presenza, anche mediante semplice dimezzamento (a Palermo da 150 a 75 euro, ad Agrigento da 112 a 55;

divieto di cumulo di più gettoni nella medesima giornata;

limite massimo di due commissioni, con oneri al carico del Comune, per ogni settimana (solo per due commissioni si avrebbe diritto al rimborso dello stipendio e al gettone di presenza, ogni ulteriore riunione dev’essere senza alcun onere per il Comune);

cancellazione della possibilità di rimborso delle spese di viaggio per i consiglieri “non residenti”. Se uno vuole passarsi il piacere di amministrare un Comune in cui non risiede, non c’è alcuna ragione per rimborsargli la benzina;

per quanto riguarda il rimborso delle giornate lavorative, occorre prendere quale riferimento lo stipendio di cui godeva il consigliere comunale nell’anno precedente la sua elezione. Così eviteremmo le “folgoranti carriere” in coincidenza dell’assunzione della carica. E se nell’anno precedente il consigliere era disoccupato – come nel caso di De Francisci – e poi trova un posto di lavoro, il rimborso non può superare quello pari allo stipendio minimo dell’impiego comunale cui si accede con il titolo di studio di cui è in possesso il consigliere. Cioè, se il consigliere è ingegnere, il parametro di rimborso sarà lo stipendio minimo di un ingegnere comunale, e così via;

da ultimo, e non per ultimo, per quanto riguarda le sedute del Consiglio Comunale, le nuove norme potranno utilmente adottare il sistema collaudato in alcuni comuni siciliani, cioè quello di collegare l’erogazione del gettone di presenza alle effettive deliberazioni, non alla semplice presenza, che troppo spesso dura pochi minuti.

 

Tanto le rassegno, nella certezza di star contribuendo a una sacrosanta riforma.

 

Agrigento, 20 ottobre 2011

Avv. Giuseppe Arnone

Consigliere comunale P.D.