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L'ex sindaco Sodano condannato per appalto nettezza urbana

"Sentenza disastrosa per Calogero Sodano: dovrà risarcire milioni di euro al Comune di Agrigento, va a beccarsi altri due anni e mezzo di carcere per il reato di truffa e una prescrizione per il reato di abuso d’ufficio".Così il consigliere comunale Giuseppe Arnone commenta la decisione del Tribunale di Agrigento di condannare l'ex sindaco Calogero Sodano reo, secondo la procura, di aver truccato un appalto di ben 45 miliardi di lire a danno del Comune. Anche il super-perito Gioacchino Genchi collborò all'indagine.

 

"Il Tribunale di Agrigento" continua Arnone "dispone anche la revoca delle precedenti sospensioni condizionali. Ciò vuol dire che se l’ex senatore non promuovesse l’appello e la sentenza divenisse definitiva, Sodano trascorrerebbe qualche anno in galera.

Assolti, su conforme richiesta del PM Pandolfi e della parte civile Arnone, gli ex assessori Baldacchino e Settembrino.

Questo, in sintesi, il dispositivo letto dalla Presidente del Tribunale di Agrigento, Nina Sabatino, questa sera alle 21,00, al termine del processo per l’appalto truccato della Nettezza Urbana, da ben 45 miliardi delle vecchie lire.

Sodano condannato anche a risarcire Legambiente e a pagare una parcella di 14.000 euro al difensore dell’associazione ambientalista, Giuseppe Arnone.

E i guai non sono ancora finiti: questa mattina Sodano riteneva di interrompere l’arringa dell’avv. Arnone, definendolo “mascalzone” e poi pensava bene di chiedere la parola al Tribunale per definire il medesimo Arnone quale “colluso con la mafia”, nonché “politico a libro paga di mafioimprenditori”.

A Sodano, questa mattina, sono con evidenza “saltati i nervi” quando, nella sua arringa, Arnone ha spiegato al Tribunale che parlava non solo a nome di Legambiente, ma di tutti gli agrigentini perbene, tartassati dal malaffare e che avevano dovuto, per colpa di Sodano, letteralmente svenarsi e svuotare le tasche per pagare tasse ingiuste, grazie al regime di imbrogli garantiti, in primo luogo, proprio dall’ex sindaco di Agrigento e senatore della Repubblica.

Arnone, nel richiedere la condanna di Sodano, questa mattina aveva anche ricostruito il rapporto tra Sodano e Cosa Nostra nei termini riportati dal superpentito Maurizio Di Gati innanzi alla DDA di Palermo, ricollegando ciò che ha detto il pentito alle minacce di morte ricevute – e raccontate innanzi al Tribunale – dagli imprenditori di Vercelli che avevano preannunziato di voler partecipare a questa gara d’appalto.

Arnone, inoltre, aveva ricordato le intercettazioni dell’inchiesta “Alta Mafia”, ove si parlava esplicitamente di tangenti da versarsi ai “sodani” del Comune di Agrigento. quindi, l’avvocato ambientalista si era soffermato sugli esiti della perizia informatica del perito vicequestore Gioacchino Genchi, che aveva accertato che atti di competenza esclusiva del sindaco Sodano erano redatti dai computer del consorzio di imprese poi vincitore della gara truccata: addirittura, da quei computer dell’impresa uscivano gli interventi che Sodano poi rendeva in Consiglio Comunale sui fatti politici che riguardavano l’appalto della Nettezza Urbana.

Complicità su complicità. Imbrogli su imbrogli. A partire dal 1984, un quarto di secolo addietro, quando il cugino di Sodano, Mirabile, vinceva la prima gara – dichiarata poi illegittima dal Tribunale dell’epoca – gara gestita dallo stesso Sodano.

Una vera e propria requisitoria tagliente, quella di Arnone, che ha pure ripercorso le persecuzioni e le intimidazioni di Sodano nei confronti del dipendente perbene, le transazioni in danno del Comune e a beneficio delle imprese, il rapporto tra Sodano e un noto avvocato, esperto in transazioni fasulle.

Arnone ha focalizzato l’attenzione del Tribunale sulla truffa dei mezzi vecchi spacciati per nuovi e, soprattutto, sull’aumento non dovuto di fior di milioni di euro in danno ai contribuenti e a esclusivo beneficio dell’impresa.
E, come detto, durante questa vera e propria “requisitoria” della parte civile, a Sodano sono saltati i nervi e, mentre Arnone parlava, è uscito dall’aula definendolo a voce alta “mascalzone”, facendosi pure censurare e riprendere dalla presidente del Tribunale.

Arnone ha pure avuto parole di fuoco per la vecchia gestione della Procura della Repubblica di Agrigento. L’avvocato di Legambiente ha ricordato che la sua prima denunzia su questa vicenda risale al 1997 e si sta arrivando alla sentenza di primo grado quasi 15 anni dopo, peraltro con le note “follie giuridiche”, che il Tribunale in Sentenza dovrà sottolineare, relative al fatto che – per incredibili errori della Procura – i complici di Sodano, cioè i funzionari e gli imprenditori che hanno salassato le tasche degli agrigentini, sono rimasti tutti impuniti, grazie alla prescrizione erroneamente calcolata.

La giornata di oggi si è aperta con l’arringa di Arnone, poiché il Pubblico Ministero, Antonella Pandolfi, aveva preso la parola, per chiedere la condanna di Sodano, lo scorso mese di luglio. Dopo Arnone, ha preso la parola l’avv. Nino Gaziano, per chiedere l’assoluzione, già chiesta dal PM e dallo stesso Arnone, degli ex assessori Carmelo Settembrino e Mario Baldacchino e poi, ovviamente, dichiarata dal Tribunale con formula piena.
Quindi, ha preso la parola il difensore di Sodano, l’avv. Salvatore Tirinnocchi, che ha lungamente polemizzato con Arnone.

Infine, il PM Pandolfi e lo stesso Arnone hanno proposto due brevi repliche. Nel frattempo Sodano aveva ritenuto di chiedere la parola per mettere a verbale un’altra serie di offese nei confronti di Arnone.

Al momento della lettura della Sentenza, Arnone si è ampiamente complimentato per l’ottimo lavoro svolto dal PM Antonella Pandolfi, lavoro particolarmente brillante – anche sotto il profilo tecnico giuridico – poiché la PM aveva evidenziato la giurisprudenza della Cassazione in materia di truffa, che ha permesso al Tribunale di ritenere Sodano responsabile dei pagamenti truffaldini effettuati anche quattro anni dopo le sue dimissioni da sindaco, cioè nell’anno 2005. E ciò, però, in diretta conseguenza dei suoi imbrogli iniziali.

Il Tribunale ha disposto anche la trasmissione degli atti alla Corte dei Conti, affinchè Sodano venga chiamato a rispondere degli enormi danni cagionati ai cittadini agrigentini.

Tra sentenze definitive e condanne per le quali Sodano ha beneficiato della prescrizione, l’ex senatore ha ormai totalizzato all’incirca otto anni di galera …

Arnone, infine, ha dichiarato: “Se ad Agrigento avessimo avuto vertici della Procura diversi da De Francisci e Corselli, probabilmente Sodano adesso sarebbe da qualche anno dietro le sbarre e gli agrigentini avrebbero maturato una diversa fiducia nell’Amministrazione Giudiziaria. Io ho denunziato questi fatti, assieme al consigliere Lillo Miccichè, ripetutamente negli anni ’90.

Incredibile, ma vero, siamo arrivati alla sentenza 15 anni dopo. Se quello italiano non fosse lo Stato di Berlusconi, qualcuno oggi dovrebbe essere chiamato a pagare per tanto pessimo funzionamento della Giustizia.

Comunque, anche se questa sentenza alla fine si prescriverà, oggi è un giorno importante perché sulla storia politica del pessimo sindaco Sodano si mette la doverosa pietra tombale: costui è stato un uomo tutt’altro che onesto, che ha danneggiato enormemente la collettività agrigentina e ha pure la faccia tosta, la faccia stagnata, di continuare ad andare presso studi televisivi a pontificare, come se nulla fosse. E oggi più che mai gli agrigentini hanno chiaro il volto di chi, da sempre, ha difeso questa terra contro sodani e mafiosi.”