Una richiesta di archiviazione nei confronti dell'ex sindaco di Racalmuto Totò Petrotto è stata avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Petrotto era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, le accuse arrivarono subito dopo le dichiarazioni dei pentiti di mafia Maurizio e Beniamino Di Gati e Ignazio Gagliardo.
Secondo i collaboratori di giustizia l'ex sindaco avrebbe intrattenuto per un periodo di tempo che va dal 1993 al 2002 e dal 2007 al 2011 rapporti con alcuni esponenti collegati a "cosa nostra" di Racalmuto: favori in cambio di voti.
Lo scorso uno luglio, però, gli avvocati di Petrotto, Giovanni Castronovo e Ignazio Valenza sono riusciti a dimostrare l'estraneità del proprio assistito ai fatti contestati dopo le accuse mosse dai mafiosi pentiti.
I procuratori Teresi e Asaro hanno così avanzato la richiesta di archiviazione. Nel dettaglio ecco cosa hanno scritto: "…non è inquadrabile in alcuna fattispecie penalmente rilevante, non essendo prevista nel nostro ordinamento una norma che sanzioni la condotta consapevole di colui che rafforza, con i propri comportamenti anche omissivi, nella mente dei mafiosi l’idea di poter avere “a disposizione” il Sindaco; tale è infatti, il convincimento che si è formato all’interno della famiglia mafiosa di Racalmuto nei riguardi del Sindaco Petrotto per come riferisce lo stesso Di Gati Maurizio…
Nel caso che ci occupa non emergono gli impegni – che devono essere caratterizzati da serietà e concretezza e quindi non avere carattere generale – assunti da Petrotto a favore dell’associazione mafiosa agrigentina ed in particolare, della mafiglia mafiosa di Racalmuto e la mancata prova di tali impegni, nei termini sopra specificati, posta alla configurabilità del reato, attesa l’impossibilità della verifica probatoria …”.



Il caso Tandoj - Il giallo più intricato della storia di Agrigento
Microstorie di Girgenti dal 1880 al 1980

