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Vicenda contratto Arnone-Teleacras, lettera del consigliere all'editore

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Il consigliere comunale Giuseppe Arnone è intervenuto sulla vicenda del contratto con Teleacras e sulla infinita diatriba con il giornalista Castaldo. Di seguito il testo di una lettera che Arnone ha inviato al direttore di Teleacras Giovanni MIccichè.

 

"Preliminarmente, voglio complimentarmi con la Sua Emittente, per la scelta di trasmettere integralmente la conferenza stampa da me tenuta lo scorso giovedì ed avente per argomento il famoso “contratto” tra Arnone e Teleacras. Sull’argomento ritornerò.

Ma mi preme ancor di più esprimere la mia indignazione – che voglio estendere ai Suoi figli e ai Suoi familiari – per la indecente ed ampiamente diffamatoria azione pseudo giornalistica posta in essere da chi ritiene di diffondere, con evidenti finalità ritorsive e intimidatorie, atti giudiziari e documenti risalenti a tre lustri addietro. Atti giudiziari, peraltro, parziali e poi superati, addirittura ribaltati, dalle sentenze irrevocabili della Cassazione.

Sono dell’idea che l’Ordine dei Giornalisti vada abolito. Quando si consente ad un signore come Franco Castaldo di tentare il ricatto nei confronti della Sua persona, com’è avvenuto con il giornale Grandangolo, con il famigerato “Avviso ai naviganti” di qualche mese addietro o , adesso, di pubblicare senza alcuna utilità collettiva e con pure finalità di dileggio, fastidio, denigrazione, Ordinanze di Custodia Cautelare travolte poi dalle sentenze assolutorie, vuol dire che l’Ordine dei Giornalisti è totalmente inutile. Vuol dire che l’Ordine dei Giornalisti consente, nel nostro Paese, ogni gravissima violazione deontologica.

Sono rimasto francamente di stucco nel leggere i recentissimi articoli di questi ultimi due giorni del sito di “Grandangolo”, con accanto addirittura le foto mie, Sue, editore Miccichè e di un giovanissimo Giovanni Brusca.

L’opinione che aveva di me Cosa Nostra l’ha spiegata Di Gati, in che misura Brusca estorcesse e ricattasse la Sua persona mi pare che l’abbia accertato persino la Cassazione, quindi qual è il senso giornalistico di questo accostamento?

Sono solidale con i Suoi familiari: la mia famiglia ha vissuto sulla propria pelle azioni indegne che miravano a colpire me. Il solito “circuito del fango” agrigentino fece pubblicare dal noto pluripregiudicato Giuseppe Deni, soggetto irresponsabile per antonomasia, un libro ove in copertina eravamo io, il mio bambino di due anni su un cavallo, e l’imprenditore Montalbano poi arrestato per mafia.

Quando fu scattata la foto, Montalbano era uno stimato imprenditore di sinistra. Quando fu pubblicato il libro, con quella copertina, Montalbano era in galera per mafia, accusato di essere prestanome di Totò Riina. Si tentò di infangare la mia persona, strumentalizzando persino l’immagine di mio figlio di due anni sul cavallo.

Teleacras trasmettendo integralmente quella conferenza stampa, che altro non era che un confronto “senza rete” tra il “toro sovraeccitato” Franco Castaldo e il “robusto torero” Giuseppe Arnone, ha svolto una essenziale funzione informativa, fornendo una grande lezione di giornalismo libero. Penso che nessun altro, nella nostra realtà, avrebbe dato dimostrazione di tanto spirito di libertà come quello posto in essere da Teleacras con quella trasmissione integrale.

Ma la squallida reazione di oggi di Franco Castaldo, per essere stato trasmesso integralmente mentre dava da un lato il meglio di sé, ma dall’altro – per opinione comune – faceva la fine dell’Italia contro il Brasile di Pelè, reazione consistente nelle pubblicazioni sul suo sito, fa comprendere come la gestione trasparente dell’informazione stia a Castaldo esattamente come l’acqua santa sta al diavolo.

Ha ragione Ruoppolo, con il suo editoriale: per i peggiori ambienti agrigentini, il “torto” di Teleacras è quello di non operare censure, di far parlare liberamente tutti quelli che pensano di avere qualcosa da dire. E voglio anche approfondire questo concetto.

Persone come Franco Castaldo, o Aldo Capitano, o Enrico Quattrocchi, o addirittura Calogero Sodano, non è che abbiano molto da dire alla cittadinanza, tutt’al più ritengono, si sono auto convinti di avere qualcosa da dire (ma è solo una autonoma, discutibilissima, opinione, condivisa – forse – dai propri stretti congiunti). Ma Teleacras li ha fatti parlare ugualmente, ha fornito loro microfoni e spazi. Anzi, neanche i loro congiunti sono convinti che avessero realmente qualcosa da dire, perché questi signori, per le loro esternazioni “valorizzate” da Teleacras, dovranno risarcire il danno arrecato.

Ovviamente, non vale neanche la pena di soffermarci, in questa sede, sul “manuale di giornalismo all’incontrario” pubblicato settimanalmente da Castaldo: costanti censure per le notizie “non gradite” agli amici (vedi per tutte le censure alle dichiarazioni di Di Gati sull’on. Capodicasa, o sul sen. Sodano, o sul potente ministro Alfano), vedi il 50% (almeno) del “giornale” dedicato ad Arnone, senza mai alcun diritto di replica, vedi l’enorme “buco” provocato, con le condanne per diffamazione, sinora per oltre 100.000 euro. Se l’Ordine dei Giornalisti applicasse solo il 2% delle regole, Castaldo dovrebbe cercarsi un altro mestiere.

Vado a concludere. Ha proprio ragione Ruoppolo, e i Suoi familiari del ruolo di Teleacras bene illustrato da Ruoppolo possono soltanto essere orgogliosi: Teleacras è lo “specchio” offerto alla Città, affinchè Agrigento possa esaminare i suoi pregi e i suoi difetti. E, come in tutti gli specchi, chi è brutto non deve lamentarsi con lo specchio, ma solo con “mammina sua” che tale lo ha fatto. Per contro, chi è bello, deve ringraziare “mamma e papà” e non certo lo specchio.

Attacchi volgari e sconsiderati come quelli di Franco Castaldo sono “medaglie al valore”, perché sono il riconoscimento di come, con sacrifici, Teleacras renda un grande servizio, di trasparenza e di democrazia, alla città di Agrigento.

E, proprio per finire, l’avere trasmesso integralmente le performances di Franco Castaldo nella conferenza stampa di Arnone sul “contratto” è esattamente come fornire a un (molto presunto) carpentiere un robusto martello: se invece di martellare il chiodo, ritiene di pestarsi il pollice, è un problema tutto suo. Non di chi gli ha fornito il martello…"