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Effetti e conseguenze politiche del rigassificatore di Porto Empedocle

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Sullo sfondo della nomina di Giovanni Nocera ad assessore della Provincia Regionale di Agrigento non s’intravede soltanto lo scontro interno all’Udc, tra Marco Zambuto e Lillo Firetto, ma emerge con dirompenza la scelta di campo del partito di Casini, ma anche dell’Amministrazione D’Orsi a favore di un preciso progetto di sviluppo del territorio che punta le sue carte sull’impianto di rigassificazione di Porto Empedocle e di conseguenza sugli inquinanti e pericolosi idrocarburi.
Giovanni  Nocera, rispettabile persona, è stato uno dei primi a schierarsi a favore dell’impianto ed è tuttora il presidente del Comitato Pro-Rigassificatore che, dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato a proposito della posizione del suo collega di partito Zambuto, ha dichiarato: «Politicamente penso che il Comune di Agrigento avrebbe avuto maggiori risultati cercando accordi strategici per la promozione dei territorio, investimenti sulle rinnovabili, ed altre iniziative in termini di risparmio energetico, invece di opporre un muro che rischiava di far sfumare un investimento da 800 mm di euro».

L’ UDC, Firetto, Nocera, per dare seguito alla loro azione politica, dovranno spiegare non solo  ai cittadini di Porto Empedocle ma a tutti quelli che vivono nel territorio compreso nell’area vasta (Agrigento, Realmonte, Siculiana, Montallegro, Cattolica Eraclea, Aragona, Favara, Palma di Montechiaro, Raffadali, Joppolo Giancaxio, Comitini) e non solo,  come  potranno difendersi dai nefasti effetti che produrrà l’ignobile progetto del terribile e pericoloso rigassificatore.

Che come risaputo negli ambienti scientifici e tra le persone più avvertite, emette  quantitativi insopportabili di CO 2 (anidrite carbonica). 

Che, in aggiunta a tutta quella che la centrale Enel (in totale obsolescenza come dichiarato dalla stessa Enel) da molti, troppi anni,  propina agli agrigentini, renderà “irrespirabile” un luogo ameno (che potrebbe concorrere per la certificazione “carbon free”). 

Che dire poi dell’acqua del mare che come noto sarà raffreddata, di almeno 5°,  dai liquami e dalla candeggina sversati dall’impianto, con gravi ed irreversibili danni alla flora, alla fauna e, soprattutto, alla già compromessa balneabilità.

Per non parlare poi della evidente lesione delle ragioni dei cittadini – abitanti i quali,  loro malgrado, si sono visti negare – con la tracotanza che ha connotato tutto l’approccio riservato al territorio - il diritto a godere delle stringenti misure di sicurezza, vincoli di tutela ambientale e prevenzione della salute dei cittadini, previste dalla direttiva Seveso.

Dovranno convincerli con ragionamenti credibili che la presenza delle ingombranti  navi gasiere da 300 metri, i rigorosi protocolli di sicurezza e la dimensione del porto non renderanno lo specchio d’acqua, perlopiù,  interdetto al traffico merci e persone, alle imbarcazioni da diporto e alle tanto declamate navi da crociera.

Dovranno da subito rendere noti agli abitanti quali siano i percorsi alternativi riservati ai mezzi (centinaia al giorno che intaseranno la ss 640, la ss 115 e il parco) necessari  alla costruzione del rigassificatore, che non influiranno sul traffico locale e non insisteranno sulla Valle dei Templi e, contestualmente, dichiarare dove saranno stoccati, smaltiti  i milioni di mq di rifiuti speciali, pericolosi o tossici che saranno escavati dai fondali del porto e dintorni.

Si tratta, dunque, di questioni che hanno a che fare con la  politica di cui i vertici  l’Udc si assumono  tutta la responsabilità, anche se il tifo di Casini e dei suoi amici a favore dell’Enel è stato sempre evidente.

Da parte di chi ha condotto una battaglia a favore dello sviluppo sostenibile va tutto il sostegno e la più ampia solidarietà al sindaco Zambuto, che difendendo il diritto di futuro dei suoi concittadini ha ben compreso che ci sono forme di violenza sul territorio che non possono trovare alcuna forma di compensazione perché la bellezza e l’ambiente  non hanno  prezzo e chi li compromette non può mai riparare al danno, in nessuna maniera, neanche con una pioggia di denaro.

Si tratta, altresì, di un’opzione politica impegnativa della Giunta D’Orsi a favore di un’opera solennemente bocciata dal Consiglio Provinciale di Agrigento. Siamo in tanti, a questo punto, e non solo ad Agrigento che guardiamo con fiducia a quanto potranno fare le Istituzioni Europee per bloccare un impianto che potrà, forse, essere ritenuto strategico per la politica energetica del Paese (sul punto l’Unione Europea non è d’accordo tant’è ha negato il contributo richiesto da Enel), ma che può, eventualmente, assolvere alla sua funzione anche se si allontana dalla Valle dei Templi.

Alessio Lattuca