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Riceviamo e pubblichiamo: "L'ennesima follia" di Alessio Lattuca

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Mentre in altre parti del mondo intellettuali, rappresentanti a vario titolo della Cultura s’interrogano sulle conseguenze che l’insediamento di un simile impianto possono determinare sul territorio e sul suo appeal, a livello locale, negli stessi ambienti, la notizia che possono iniziare i lavori per la costruzione di un ecomostro in uno dei luoghi più mistici del Mediterraneo è passata completamente sotto silenzio.

Anche se si potrebbe pensare ad una reazione che miscela sbigottimento, incredulità, impotenza e rassegnazione.

Infatti, la decisione del  Consiglio di Stato (adottata  sbrigativamente in pochi minuti) con la quale è stato accolto il ricorso presentato dall'Enel contro la decisione del Tar del Lazio - che con precise,  puntuali e consapevoli motivazioni - aveva argomentato il provvedimento che impediva la realizzazione: del folle progetto del rigassificatore sul Kaòs a  ridosso della Valle dei Templi Patrimonio dell’Umanità, appare, quantomeno, strana e, tuttavia, lontana dalla normale comprensione.

Sembra non siano ancora note le motivazioni di una  assurda sentenza che dà il via libera  al  progetto che, oltre a suscitare le motivate paure dei cittadini per la pericolosità, in caso di incidenti o attentati (oggi più frequenti che in passato), di siffatta opera, inciderà negativamente sul precarissimo paesaggio di una delle zone più belle del mondo.

Non tiene, infatti, in alcuna considerazione la funzione   che il paesaggio svolge nell'elaborazione delle culture locali. Che  rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale dei luoghi ed è fondamentale  per lo sviluppo e il benessere degli esseri umani e della loro identità.

E che  il paesaggio -  elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana - è stato considerato prioritario in relazione al  modello di sviluppo scelto quale “mission”  dai  piani strategici già adottati dall’area vasta composta dai comuni di:  Agrigento, Porto  Empedocle, Favara, Aragona, Raffadali, Joppolo Giancaxio. Orientati, prevalentemente, verso la tutela,  la valorizzazione e la fruizione economica dei beni ambientali e culturali,  in uno con la offerta della tipicità dell’agricoltura di qualità.

Permane anche il dubbio che i lavori per realizzare una simile  mostruosità  – nonostante gli evidenti sforzi profusi da Enel - potranno essere realizzati se ad oggi non è dato sapere se il gasdotto  alla cui realizzazione deve provvedere la Snam-Progetti otterrà i necessari pareri dagli enti (ministeri, soprintendenza, genio civile, assessorato territorio, etc) e, soprattutto, dalle comunità interessate.

A tale proposito risulta utile segnale che il Consiglio Comunale di Agrigento ha bocciato il progetto del gasdotto della Snam che interessava il territorio compreso il Parco Archeologico.

Ma permane ancora più forte il dubbio che detti lavori (come risulta dai “pizzini” recentemente ritrovati dalle forze dell’ordine)  si presteranno ad essere utilizzati per i propri affari da mafie, malavita organizzata e comitati vari.

Del resto il profitto  che speculatori, traffichini  e pescicani locali e nazionali trarranno dall'opera è di per se ragione necessaria e sufficiente perchè ogni cittadino dotato di coscienza morale e civile, si indigni e si opponga ad una tale barbarie.

Gli agrigentini, dimostrando notevole senso civico, si sono opposti numerosi, in forma evidente  e con forza all’indegno  progetto: manifestando con il voto  il loro punto di vista.

Pertanto, risulta veramente incomprensibile  il plauso con cui esponenti dei sindacati  hanno, secondo  fonti  giornalistiche, accolto la discutibile sentenza.

Ma risulta ancora più insopportabile l’assordante silenzio della politica. Che dimostra, ove fosse necessario, la siderale distanza dai veri problemi dei cittadini.

Alessio Lattuca