L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Sunday, Aug 25th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: APPROFONDIMENTI SPECIALI Arnone all'attacco, denunzia formale per sei persone, Eccelso e Lena convocate

Arnone all'attacco, denunzia formale per sei persone, Eccelso e Lena convocate

E-mail Stampa PDF

"La cosiddetta “inchiesta sull’inquinamento del mare di S. Leone” e connessi titoli di stampa aventi a tema il “forza Procura”. A) Inquinamento del fiume Akragas; B) Procurato allarme per asseriti e inesistenti casi di inquinamento; C) Richiesta di convocare e sentire le signore Ausilia Eccelso e Brigida Lena". Giuseppe Arnone, consigliere comunale del Partito Democratico passa all'attacco e dopo le polemiche dei giorni scorsi su Depuratore e inquinamento del mare di San Leone, denuncia formalmente due ex-sindaci, ingegneri ed ex dirigenti comunali. Ecco il testo della denunzia:
Primo rapporto di denunzia
Il sottoscritto si riserva, nei prossimi giorni, di fornire ulteriori elementi per cui questa è da considerarsi soltanto quale introduzione e “primi elementi di indagine” che si offrono a codesta Procura, invitandola a sentire, nelle forme che si riterranno, le persone che di seguito si indicano.
Lo scrivente ritiene che vi siano certamente limitati fenomeni di inquinamento nel mare di S. Leone, fenomeni che non intaccano la balneabilità, come è dimostrato da tutte le analisi finora poste in essere, a iniziare da quelle della competente A.S.P., ma che – in misura largamente superiore – si è in presenza di fatti dolosi che potrebbero integrare il reato di “procurato allarme” mediante la scientifica diffusione di notizie false e tendenziose, finalizzate ad arrecare gravissimo danno alla città di Agrigento.

(A)
Ma, prima di approfondire tale aspetto, si denunziano formalmente i signori: Vincenzo Rizzo, Giovanbattista Platamone, Francesco Vitellaro, Aldo Piazza, Calogero Sodano, Sebastiano Di Francesco, tutti in concorso tra loro, per avere procurato – a far data il Rizzo e il Platamone dal 1987 e sino ad oggi, gli altri ognuno per i periodi di competenza e, per le eventuali ipotesi di concorso con i primi, fino alla data attuale – per avere inquinato il fiume Akragas, consentendo – in contrasto con la esplicita prescrizione del PARF di cui si dirà – il costante sversamento nel fiume dei liquami fognari (“tal quali”) provenienti dalle abitazioni del Villaggio Peruzzo, in assenza di qualsivoglia sistema di depurazione.

Il PARF del Comune di Agrigento, decretato dalla Regione nel 1987, prevedeva e prevede, quale opera da realizzarsi in via prioritaria, un tubo di collegamento tra il sistema fognario del Villaggio Peruzzo e il “pennello a mare” dei cosiddetti “Padri Vocazionisti”.

Il PARF imponeva e impone di convogliare detti reflui, da sempre scaricati direttamente nel fiume, esattamente nel cosiddetto “pennello a mare”, che scarica a circa tre km dalla costa e 20 m di profondità.

I suddetti, con in testa gli ingegneri Rizzo e Platamone, per le ragioni e i moventi delittuosi che si avrà modo di illustrare, hanno così violato la legge, provocando inquinamento e danno all’ambiente fluviale e, per conseguenza, al mare di S. Leone.


(B)
Per quanto riguarda il procurato allarme, si segnala che il giornale “Grandangolo”, in quarta pagina del numero 29 datato 23 luglio 2011, nell’ambito di un articolo intitolato “Depuratore: Zambuto, Buscaglia e Principato datevi una mossa”, nella parte finale pubblicava le seguenti notizie criminose: “Noi ribadiamo la nostra tesi, che è semplice da verificare, e soprattutto mai smentita da Girgenti Acque e dal Comune, ed è questa: avere abolito il pennello della Pubblica Sicurezza non impedisce completamente lo sversamento dei liquami in mare.

Infatti il pozzetto sembra possedere uno sfiato o un sovrappiù, che si attiva automaticamente per caduta e finisce a circa 200 – 300 metri dalla battigia. Questo sfiato serviva, quando i pennelli funzionavano, ad impedire l’allagamento degli impianti, per eventuali fuori servizio, per eventuali afflussi superiori alla portata delle pompe.

Oggi, talvolta, può succedere l’una o l’altra emergenza, che consente di immettere in mare, per cinque minuti o anche per mezz’ora, liquami non trattati a 200 metri dalla riva. Cosa determinante: il sovrappiù non può essere eliminato perché rischia di saltare tutto. Ecco un’ipotesi verosimile, da verificare, ma che non piace ad Arnone, difensore d’ufficio di Girgenti Acque e company. Ecco quello che a nostro avviso sembra un depistaggio.”

Come si può comprendere, si è comunque in presenza di fatti di reato. O reati connessi all’inquinamento commessi da Girgenti Acque e dal Comune, addirittura con la complicità del sottoscritto Arnone (secondo l’assunto di Grandangolo), ovvero il reato di procurato allarme, in quanto ci si inventa di sana pianta situazioni di scarico inquinante a mare, nell’ambito di torbidi disegni di depistaggio.

Il sottoscritto ha verificato – ed invita codesta Procura a fare altrettanto, escutendo i tecnici responsabili di Girgenti Acque – che non si è mai verificato, durante il periodo della balneazione, il fenomeno in questione. L’impianto in questione, secondo quanto asserito dai responsabili di Girgenti Acque, serve solo e soltanto nell’ipotesi di notevoli precipitazioni meteorologiche (piogge di grande intensità) che vanno prontamente sversate e non trattate dagli impianti di depurazione.

Girgenti Acque sostiene – e si chiede che la Procura verifichi ciò – che non si è mai verificato, durante il periodo della balneazione, l’utilizzo di detto impianto.
Si chiede che codesta Procura convochi l’autore dell’articolo, riscontrando la fonte di detta informazione e le relative prove.

(C)
Nell’ambito della diffusione di notizie assolutamente false, si chiede che codesta Procura convochi le signore Ausilia Eccelso e Brigida Lena, per chiedere:

1.    alla prima (A. Eccelso) la ragione per cui abbia diffuso notizie corredate da fotografie contrarie al vero, in data 18 giugno, relative ad una inesistente “rottura dei pennelli a mare” che, secondo la menzogna diffusa, avrebbe provocato un grave inquinamento al mare di S. Leone.

E, qualora la detta Ausilia Eccelso fosse solo vittima di una cattiva informazione, chiedere alla medesima chi sia il mandante di dette falsità che, con tutta evidenza, realizzano il reato di procurato allarme, creando altresì un notevole danno all’immagine della località  balneare, con tutto quello che ciò comporta;

2.    alla seconda (Brigida Lena), per quale motivo insistentemente diffonde la notizia, assolutamente falsa e gravemente denigratoria per il mare e il turismo sanleonino, secondo cui il pennello a mare dei “Padri Vocazionisti”, costruito ex novo nel 2009, avrebbe riverberi ed effetti gravemente inquinanti sul mare di S. Leone.

In relazione a detta reiterata e ripetuta affermazione della signora Brigida Lena, si chiede che codesta Procura prima acquisisca i dati dell’ASP relativi ai prelievi effettuati sulle acque di balneazione, poi provveda a fare ulteriori eventuali analisi di campioni di acque di mare in tutto il percorso del pennello a mare, con particolare riferimento alla parte finale, ove il pennello diffonde i liquami pre – trattati, quindi – se verrà confermato che la signora Lena trascorre le sue settimane a diffondere tali affermazioni menzognere (in assenza di qualsivoglia di natura scientifica), chiedere alla medesima quale sia la ragione che ne anima l’azione e, se in buona fede, chi l’abbia eventualmente tratta in inganno, fornendole tali affermazioni totalmente contrarie al vero, secondo i dati forniti dall’ASP e riscontrabili da codesta Procura.

Conclusione del primo rapporto.
Con disponibilità a fornire ogni chiarimento che sarà ritenuto utile da codesta Spett.le Procura della Repubblica".