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Depuratore, gli ingegneri Rizzo e Platamone rispondono a Legambiente

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"Chiamati in causa, direttamente, polemicamente, scorrettamente da Legambiente Agrigento sul tema dell’impianto depurativo del Villaggio Peruzzo, ci vediamo costretti a rispondere alla nota del  predetto soggetto datata 28.07.11". Inizia così una nota stampa degli ingegneri agrigentini Rizzo e Platamone, tirati in causa da Legambiente in una recente conferenza stampa sul depuratore del Villaggio Peruzzo.
"La prima osservazione che viene in mente" continuano i due nella nota "è che il preminente, se non esclusivo, interesse di Legambiente Agrigento sia quello di metterci in cattiva luce e di polemizzare a sproposito sul nostro operato, ricalcando le orme sistematicamente percorse dal proprio “esponente” Arnone, che continua le sue esibizioni a forte contenuto denigratorio su emittenti televisive locali, non sufficientemente “contento” della sconfitta giudiziaria che, tra gli altri, Legambiente ha subito, sponsorizzando a nostro carico il processo quindicennale di recente conclusosi con la nostra assoluzione in Secondo Appello (quarto grado di giudizio).

Manca nella nota cui si risponde ogni vero interesse verso la salvaguardia di valori ambientali ed ogni capacità propositiva di soluzioni valide per la collettività, mentre abbonda di spirito polemico, che magari farebbe piacere accettare, se solo l’interlocutore fosse soggetto autorevole, come al contrario non è.

Nello specifico merito della nota si evidenzia:

0) Le scelte di localizzazione dell’impianto depurativo non sono state effettuate da noi progettisti, noi ci siamo limitati a rispettare l’allora vigente PRG e l’ancora vigente Parf.

1)   Solo ora, dopo averlo ignorato durante il processo, forse qualche imbeccata “innovativa”,  Legambiente Agrigento “scopre” il vincolo PAI, omettendo di dire che non era in vigore al momento della redazione del progetto e della sua realizzazione, giunta, nonostante la sospensione dei lavori, ad una avanzata fase realizzativa.

Vogliamo ricordare che al riguardo il Genio Civile da un canto ha rilasciato autorizzazione anti-sismica ( n° 36676 del 23-05-1994 ai senso della L 64/74) e d’altro canto autorizzazione idraulica (Parere n°223 del 22-06-2001 ai sensi del TU 523/1904), autorizzazioni non revocate e tutt’ora valide per un’opera in corso di realizzazione, quale è l’impianto depurativo.

Come rimarca il Genio Civile nel suo parere, che Legambiente Agrigento artatamente ignora, il progetto dell’impianto prevede la costruzione di un argine in terra, in fregio del fiume Akragas, opportunamente dimensionato tenendo conto delle piene prevedibili, con calcoli idraulici approvati dallo stesso Ufficio, in grado di proteggere efficacemente le  aree circostanti ivi compreso l’impianto depurativo.

Ad abundantiam, il PAI, come dovrebbe saper il suggeritore “innovativo” e la stessa Legambiente Agrigento, nelle sue Norme di attuazione prevede il caso in cui rientra quello del depuratore –ribadiamo per gran parte realizzato- , per cui il completamento dello stesso è realizzabile.

Legambiente Agrigento, invece, cita, sempre artatamente, solo una parte della normativa, quella che conviene per le sue tesi di polemica personalistica, che hanno  effetti incredibilmente contrari alla depurazione.

Relativamente alle  decisioni del Comune di Agrigento per l’ex Mulino Taglialavoro, che comunque riguardano solamente l’ing. Rizzo, si osserva che le stesse sono state prese senza il contributo dello stesso professionista, che non ne è mai stato messo al corrente, anche se tali circostanze sono ininfluenti per la vicenda dell’impianto depurativo.

2)   Il progetto dell’impianto depurativo è stato redatto in vigenza del vecchio PRG, che lo prevedeva in sintonia con il Parf. Come si evince dal provvedimento di approvazione del nuovo PRG, le competenze urbanistiche per la zona in cui ricade l’impianto sono passate all’Ente Parco. In un articolo delle Norme di attuazione del Piano del Parco –l’art. 23- è sancito che in particolare per il caso del depuratore sia convocata una Conferenza di servizio, al fine di decidere sulla compatibilità ambientale, nel nostro caso ampiamente riconosciuta dalla Sovrintendenza nei propri ripetuti pareri favorevoli. Il Comune di Agrigento, di recente e finalmente, si sta muovendo per promuovere la Conferenza ed avere il parare per il completamento delle opere, avendo anche presente il tema PAI in effetti facilmente superabile.

Anche in questo caso siamo ben lontani dalla impossibilità di realizzare l’impianto.

3)   Il Parf, redatto a suo tempo dall’Ufficio Tecnico del Comune, prevede la precisa localizzazione dell’impianto, addirittura con in equivoci dati catastali ed è stato approvato dalla Regione nella piena consapevolezza del contesto insediativo in cui l’impianto doveva sorgere, in quanto la Regione, diversamente da Legambiente Agrigento che non vuole ammetterne l’esistenza, ha applicato la normativa ex circolare regionale relativa agli impianti da ampliare, come è il nostro caso, espressamente riconosciuto dalla Regione stessa. Quindi costituisce disinformazione il riferimento di Legambiente Agrigento sulla Legge regionale n. 27-86 - art. 46-, che non può essere applicato al nostro caso.

Come si vede anche su questo punto siamo ben lontani, anzi siamo all’opposto, dalla impossibilità di realizzare l’impianto.



Ma ciò che stupisce nella nota di Legambiente Agrigento è che non ci si occupi, neppure  lontanamente, della soluzione del problema depurativo della fascia costiera,  come dovrebbe essere proprio in clima ambientalistico, limitandosi ad assurde polemiche, purtroppo personalistiche, ed ad evocare procedimenti risarcitori del tutto infondati, per richiedere i quali si vorrebbe ripercorrere la strada del processo contro di noi conclusosi, come ricordato, con una clamorosa sconfitta per tanto improvvido sponsor.



Suggeriamo, come abbiamo già fatto in un nostro precedente intervento, a Legambiente di occuparsi di:

-       in che cosa l’impianto, così come da noi progettato, potrebbe essere concretamente nocivo, nonostante il nulla-osta rilasciato dalla autorità sanitaria, anche ai fini acustici (prot n° 2358 del 6-06-201 ai sensi della LR 21 del 29/04/1985);

-       quali tempi, quali costi deve sopportare la collettività, procedendosi al completamento delle opere fin qui realizzate;

-       quali tempi, quali costi dovrebbe sopportare la collettività nel caso del faraonico progetto ventilato ed a noi conosciuto solo a mezzo stampa; quali probabilità per la relativa provvista finanziaria ed a carico di chi questa dovrebbe avvenire.

Questi sono i temi di cui si dovrebbe occupare “seriamente”, se ne ha voglia ed interesse, Legambiente Agrigento, per trarre conclusioni a favore dell’ambiente e dell’interesse collettivo, e non di montare polemiche ed esprimere valutazioni negative verso noi progettisti".