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Imprese edili e luoghi comuni

Troppo spesso si associa Favara alle imprese edilizie e sovente tale associazione viene fatta con il fenomeno mafioso.

Come tutte le associazioni che persistono nel tempo e che si ripetono con frequenza risulta assai difficile risalire alla fonte che ha  partorito  un pensiero divenuto comune. Tanti gli esempi nel corso degli anni. Come non ricordare l’audizione del 28/09/2005, presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, durante la quale, Pietro Grasso, allora procuratore della repubblica, affrontando alcune questioni legate al fenomeno mafioso evidenziò  il numero spropositato delle imprese edilizie che si trovano nella città di Favara: circa 840.
Il sospetto, non provato, avallato dal procuratore, si concentrò su un artificio contabile secondo cui le imprese di Favara, attive anche in altre regioni operano lavori in Sicilia, aggiudicati precedentemente, attraverso appalti, ad imprese del nord che invece operano esclusivamente nel proprio territorio. Probabilmente un problema di documentazione contabile.
Altre le occasioni, nel corso degli anni, che hanno sostenuto il binomio Favara/mafia  come la venuta ad Agrigento della commissione nazionale antimafia dove è stato affrontato il “caso Favara”
Prendendo spunto da alcuni articoli di stampa di quelle giornate si evidenzia che secondo la DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) sono diverse le famiglie mafiose che hanno influenza a Favara e che svolgono attività imprenditoriale non solo in Sicilia ma in  tutta Italia.
Secondo la DDA dall’analisi degli appalti monitorati dagli investigatori sarebbe emerso che le imprese di Favara partecipano in “cordate” alle gare facendo così in modo che l’aggiudicazione avvenga quasi sempre con ribassi inferiori all’uno per cento e alla ditta che vogliono favorire. Le indagini sul “caso Favara” hanno fatto emergere inoltre che la gran parte delle imprese della cittadina ha natura giuridica di “impresa individuale; dagli stessi accertamenti è emerso inoltre che numerose imprese continuano a mantenere l’iscrizione alla Camera di commercio, mentre non figurano censite all’Anagrafe tributaria.
Secondo gli inquirenti queste imprese hanno un ruolo specifico nel figurare in attività, anche se praticamente inesistenti, servendo solo a partecipare alle gare con lo scopo di contribuire a falsare  in quadro dei partecipanti, con la presentazione di offerte mirate  a condizionare l’andamento di aggiudicazione delle gare.
Queste le dichiarazioni, ma dal momento in cui non sono susseguite da provvedimenti ci si domande l’utilità delle stesse se non quella di alimentare dei già noti luoghi comuni.
Cominciamo con lo sfatarne alcuni come l’eccessiva presenza di imprese edili a Favara, (dicono una ogni quaranta abitanti) e la configurazione della maggior parte delle imprese come ditte individuali. Già  secondo i dati dell’ultimo censimento industria e servizi dell’Istat del 2001 a Favara insistevano circa 1500 unità locali che occupavano poco più di 3600 addetti.
Di queste aziende circa 344 appartenevano al settore costruzioni. Parliamo quindi di 344 aziende e non di 840 oppure 623 come affermato dalla Commissione Nazionale Antimafia; un’azienda ogni 90 abitanti e non 40.
Tuttavia allo stato attuale questi dati vanno ancora ridotti. Infatti, come afferma il Presidente Provinciale dell’ANCE Giuseppe Sorce “le imprese edili  presenti nel territorio favarese, operanti sia nel settore pubblico che privato, sono 284 per un totale di 2100 addetti impiegati nel comparto”.
Certo il numero in valore assoluto è considerevole. Solo per limitarci ai Comuni siciliani sono solo 15 i comuni su 390 che hanno più di 300 aziende sul proprio territorio e 18 i comuni dove l’incidenza percentuale del settore costruzioni è al di sopra  rispetto a quella registrata a Favara.
In genere quando si è in presenza di un eccessivo numero di imprese in un determinato settore, in un determinato comune o comprensorio si parla di distretti produttivi.
La legge finanziaria regionale per il 2005 ha previsto all’art.56 che al fine del riconoscimento di un distretto è necessario che il sistema produttivo ricomprenda un numero di imprese artigiane e piccole e medie imprese non inferiore a cinquanta e un numero di addetti complessivo non inferiore e centocinquanta, con un elevato grado di integrazione produttiva e di servizio e sia in grado di esprimere capacità di innovazione, comprovata dalla presenza di imprese leader nei singoli settori. Secondo la legge il distretto produttivo esprime la capacità degli attori pubblici e privati di promuovere la realizzazione di una serie di progetti strategici ricompresi all'interno di un patto miranti  a realizzare lo sviluppo stesso del distretto.
Quindi così come in altri territori si parla di distretti di pesca, della ceramica, del mobile, culturali, agroalimentari, turistici, a Favara possiamo parlare di distretto produttivo dell’edilizia, con tutti i riflessi positivi che se ne potrebbero ricavare.
Da questo punto di vista non potremmo definirlo fenomeno patologico ma piuttosto fenomeno virtuoso. Quanto al problema dell’eccessivo numero di imprese individuali purtroppo è un fenomeno che si registra sia in tanti altri settori sia in altre aziende siciliane che registrano una configurazione giuridica di impresa individuale addirittura maggiore rispetto alle imprese favaresi. Infatti, sempre secondo i dati dell’ultimo censimento industria e servizi dell’ISTAT, le imprese  favaresi individuali operanti del settore delle costruzioni hanno una percentuale che si attesta intorno al 58%  contro un dato provinciale e regionale pari al 66,2% Per cui alla luce di questi dati ci domandiamo: possibile qualsiasi attività funzioni debba necessariamente essere associata alla mafia?