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"La leggenda dell'Ovra, la polizia segreta di Mussolini" di Margherita Arancio

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L’alone di leggenda e di mistero che avvolge da sempre i servizi segreti non risparmia la tenebrosa Ovra, un acronimo misterioso dall’incerta origine (polizia politica di Mussolini 1930-1943): opera volontaria di repressione Antifascista, organizzazione di Vigilanza e repressione dell’Antifascismo, organo di vigilanza dei reati antistatali o, forse piu’ semplicemente, associazione della parola piovra con il nome della polizia segreta zarista Ochrana (polizia segreta della Russia che poteva condannare all’esilio chiunque fosse sospettato di attività sovversiva,senza processo).

 

Una polizia che doveva tenere sotto controllo tutta l’Italia con dieci strategiche zone Ovra (le orecchie dell’Ovra arrivano ovunque), Mussolini era convinto che il nome” OVRA” avrebbe destato timore. Quasi settant’ anni sono trascorsi invano. Nel paese del passato che non passa, i tentacoli dell’Ovra e delle polizie fasciste continuano ad avviluppare il nostro ricordo.

Per gli storici del fascismo gli archivi della polizia del regime sono una miniera inesauribile. Gli studiosi hanno accesso ai documenti originali che spesso offrono sconvolgenti scoperte.

Infaticabili talpe spulciano buste e faldoni, leggono fogli , foglietti , appunti. Nomi si aggiungono a nomi : pubblicate addirittura sulla Gazzetta Ufficiale, subito dopo la fine della guerra, a eterno ludibrio, continuano a gonfiarsi le liste dei confidenti, delle spie, dei delatori (Tacito dice che Tiberio nell’antica Roma pagava bene anche le donne che per arricchirsi facevano questo mestiere: le spie -delator ) e dei sicofanti (sicofante nell’antica grecia era un cittadino che di propria iniziativa denunciava all’autorità l’autore di un reato, col tempo diventò un mestiere e lo stato Ateniese concedeva una percentuale di quello che recuperavano grazie alle accuse) della Polizia politica e dell’Ovra.

Da una ricerca ho tentato, di ricostruire vari passaggi. E’ emerso, dunque, che quella collaborazione non è stata una categoria dello spirito, ma una situazione piu’ o meno contigente in cui si trovarono migliaia di cittadini diversi per estrazione sociale, per sensibilità e per ruolo assolto (informatori occasionali, fiduciari, infiltrati, provocatori).

Tra i casi eccellenti, il nome che ha destato grande curiosità è indubbiamente quello di Ignazio Silone, un intellettuale politico –letterario, del secolo scorso, fondatore del Partito Socialista in Svizzera autore del romanzo Fontamara dove denuncia l’ingiustizia e l’oppressione, racconta la storia di un paesino dell’Abruzzo che resiste ai sorprusi del regime fascista, dove i contadini apolitici (chiamati cafoni e intrattabili ribelli ) socconbono alle violenze del potere politico a tal punto da portare gli abitanti alla fame.

Osteggiato dalla critica italiana ma molto apprezzato all’estero, l’attenzione dei mass –media sul caso Silone fu notevole, riuscì a dividere gli animi. Nel 1996 due grandi storici Biocca e Canali si occuparono del caso Silone , pronti a difendere ad oltranza , come un icona sacra, il ricordo e ’immagine che Silona ha saputo costruire.

Margherita Arancio

 

La libertà consiste nell’essere padrone della propria vita e nel fare poco conto delle ricchezze. (Platone)